FESTA DELLA DONNA/ Quei diritti sul lavoro per cui lottare sempre, non solo l’8 marzo

- Angelo Colombini

La situazione delle donne nel mondo del lavoro, complice anche la crisi determinata dalla pandemia, è peggiorata. Occorre fare qualcosa

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Un 8 marzo, questo del 2021, che nel ritornare come ogni anno a concentrare internazionalmente l’attenzione sull’emisfero femminile ci ricorda che è trascorso precisamente un anno da quando il nostro Paese è dovuto entrare in un lockdown totale, iniziando un periodo drammatico, del quale ancora oggi stiamo pagando le conseguenze e gestendo gli effetti, ancor più perdurando in modo rilevante il pericolo di contagio. Tanti i problemi che la pandemia ha determinato, ma tra questi, forse più in sordina di altri, perché difficile da tracciare, perché per molti ritenuto inopportuno da far emergere, perché impossibile da ristorare economicamente, la piaga delle molestie e della violenza sul lavoro non si è chiusa, ma anzi ha trovato alimento nella crisi che si è creata. 

È per questo, ma non solo – considerato il perdurare nel tempo di un tale fenomeno – che la Ces, quale Confederazione dei sindacati europei, ha fortemente voluto, nel manifesto dell’8 marzo di quest’anno, esprimere in modo evidente l’urgenza di giungere alla ratifica della Convenzione Ilo n. 190, proprio sul tema dell’eliminazione della violenza e delle molestie sul lavoro. 

Nel buio di questo tempo, però l’Italia ha saputo accendere un faro importante, svolgendo l’iter di ratifica come primo Paese in Europa, dando un esempio importante e mandando un segnale forte e chiaro, anche in questo tempo. Perché se sono trascorsi precisamente 110 anni dalla tragedia che vide 134 operaie morire bruciate in fabbrica perché bloccate all’interno, durante un incendio, a causa della loro lotta per difendere i propri diritti di tutela sul lavoro, molto, a oggi, deve ancora cambiare perché si possa ritenere il mondo un luogo degno di essere ritenuto civile.

A peggiorare la situazione ha di certo contribuito la pandemia, penetrando ovunque, non risparmiando nessuno e determinando conseguenze nefaste per tutti. Ma se nel nostro Paese alcuni settori lavorativi sono stati maggiormente colpiti, in questi a pagarne le più pesanti conseguenze sono state le piccole realtà lavorative impegnate nell’assistenza, nella cura e nei servizi, nelle quali la percentuale di lavoro femminile è significativamente preponderante. Così, a fronte di risorse economiche limitate, rapporti di lavoro precari, scarsa prevenzione e tutela, si è giunti a registrare circa il 70% delle denunce all’Inail di infortunio sul lavoro, quale causa di contagio da Covid1-9, tra le lavoratrici. Un dato che, come sappiamo, visto il carico familiare che le donne sono chiamate a gestire, in uno squilibrio sociale mai ricondotto a giusta parità, ha contribuito a determinare un effetto moltiplicatore gravissimo. 

Se “non basta dire basta”, è con i fatti concreti e l’impegno costante e profuso che si può cambiare il corso delle cose e della storia. La Cisl, per questo, è da sempre impegnata in prima linea sulla difesa dei diritti, costruendo percorsi fattivi di cambiamento. E dove si garantisce la tutela delle donne sul lavoro, si garantisce la tutela di ogni persona.

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