Fiaso: “34% positivi ricoverati non è malato Covid”/ “Ospedalizzati per altre cure”

- Niccolò Magnani

Report Fiaso rischia di “stravolgere” la narrazione su pressione ospedali: “34% positivi ricoverati non è malato di Covid-19. Ospedalizzati per altre cure”

ugo fuoco
Terapia intensiva reparto Covid (LaPresse, 2021)

REPORT FIASO: 34% POSITIVI NON SONO MALATI DI COVID

Il report condotto da Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e presentato oggi sui ricoveri di 6 grandi aziende ospedaliere italiane potrebbero cambiare, forse per sempre, la “narrazione” specifica sul decorso del Covid-19 nel nostro Paese.

Dallo studio emerge come il 34% dei pazienti positivi ricoverati non è malato di Covid-19: «non è in ospedale per sindromi respiratorie o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie e al momento del tampone pre-ricovero risulta positivo al Sars-CoV-2», scrive la Fiaso nel presentare i dati emersi dagli ospedali Asst Spedali civili di Brescia, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata, Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari. Ad oggi dunque, un paziente su tre in Italia pur avendo l’infezione riscontrata di Sars-CoV-2, «viene ospedalizzato per curare tutt’altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori». Sono stati analizzati nel report finale della Fiaso 550 pazienti ricoverati nelle aree Covid, campione del 4% rispetto ai ricoverati negli ospedali italiani al 5 gennaio 2022.

RICOVERI E BOLLETTINO: SERVE UN CAMBIO DI PASSO

Ebbene, di quei 550 ricoverati ben 363 (il 66%) sono ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare; 187 (il 34%, per l’appunto) invece non manifestano segni clinici polmonari. Insomma, sono stati ricoverati con il Covid ma non ‘per’ il Covid. Il report Fiaso presentato oggi riflette poi sulla “diagnosi occasionale” che nel 34% dei casi viene presentata per il Covid: per il 36% del totale dei ricoverati positivi ma senza sintomi respiratori «si tratta di donne in gravidanza che necessitano di assistenza ostetrica e ginecologica»; il 33% sono pazienti che hanno subito uno scompenso della condizione internistica derivante da diabete o altre malattie metaboliche, da patologie cardiovascolari, neurologiche, oncologiche o broncopneumopatie croniche. L’8%, riguarda pazienti con ischemie, ictus, emorragie cerebrali o infarti, un altro 8% sono «pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico urgente e indifferibile pur se positivi al Covid», mentre il 6% arriva in pronto soccorso a causa di incidenti e richiedono assistenza per vari traumi e fratture. Occorre a questo punto ripensare anche la stessa “narrazione” quotidiana del contagio da Covid: come ha spiegato oggi a “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus l’infettivologo Matteo Bassetti (primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, uno degli ospedali che ha partecipato al report Fiaso), «Questa modalità di gestione del Covid deve cambiare. Non dobbiamo continuare a contare come malati di Covid quelli che vengono ricoverati per un braccio rotto e risultano positivi al tampone. Bisogna anche finirla col report serale, che non dice nulla e non serve a nulla se non mettere l’ansia alle persone, siamo rimasti gli unici a fare il report giornaliero». Ciò che conta è sapere a questo punto quanti pazienti sono in ospedale con effettiva polmonite da Covid: non solo, spiega il Presidente Fiaso, Giovanni Migliore, «Va riprogrammata l’idea dell’assistenza creando non solo reparti Covid e no Covid, ma è necessario realizzare nuove strutture polispecialistiche in cui sia garantita l’assistenza specialistica cardiologica, neurologica, ortopedica in pazienti che possono presentare l’infezione da Sars-Cov-2. Occorre pensare a reparti Covid per il cardiotoracico, per la chirurgia multispecialistica. Per l’ostetricia già in molti ospedali sono state realizzate aree Covid».







© RIPRODUZIONE RISERVATA