Crisi, non decadenza

- Massimo Ferlini

In tempo di crisi la provocazione dell’incontro organizzato da Comunione e Liberazione risuona chiarissima. Non è possibile star chiusi in piccoli orizzonti. Il commento di MASSIMO FERLINI

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Il Duomo di Milano

L’incontro pubblico organizzato venerdì sera da Comunione e Liberazione rappresenta un’importante provocazione culturale per tutti quelli che, in questi anni travagliati da una crisi che mette in dubbio la speranza, si chiedono “Che fare?”.La provocazione che raggiunge tutti è il richiamo al positivo. Positiva è la realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno se siamo in grado di comprendere che il travaglio avviato con la crisi riguarda in primo luogo ciascuno di noi.
Se restiamo chiusi nell’orizzonte che ci eravamo dati, sono stato bravo e adesso posso vivere di rendita, non riusciamo più a mettere in moto la forza per un cambiamento adeguato a rispondere alle sfide che la realtà ci mette di fronte.Allora il cambiamento può essere provocato di nuovo se ciascuno di noi si rimette in gioco e tanti Io tornano ad essere fattori di sviluppo così come è stato in tanti momenti della storia di questo Paese. Servono anche provvedimenti generali nuovi che rilancino il “sistema”. Una economia deve produrre soldi con i soldi vale più della produzione di nuova occupazione è una economia malata.
Anche in Italia il prevalere della rendita sulla produzione industriale e dei servizi è diventata una malattia che corrode la tenuta economica del paese.Ma l’attesa di una nuova politica economica non può fare da alibi alla scelta che ciascuno di noi nel suo fare impresa deve compiere quotidianamente. E sono queste scelte che possono essere di nuovo stimolante verso nuovi orizzonti che hanno trovato nell’incontro di venerdì scorso le ragioni per essere ridestate. Nei periodi di decadenza viene meno la solidarietà, cioè, aggiungiamo noi, viene meno l’umanità dei rapporti, la capacità di guardare all’altro come ad un compagno di vita.
Questo in Italia non sta accadendo. Gli italiani non hanno perso la loro umanità e investire e scommettere su questa umanità rappresenta oggi la scelta più decisiva per il nostro paese. Il pensiero dominante di questi anni ha trascurato questo fatto e ha trasformato tutta la realtà in un mercato dove solo la legge del più forte è in grado di dettare le sue regole. 

Gli imprenditori con i loro dipendenti hanno affrontato insieme le difficoltà, le imprese non profit hanno decuplicato gli impegni per rispondere ai bisogni, le famiglie si sono strette ancora di più per aiutare chi aveva perso il lavoro e chi doveva costruire un proprio progetto di vita.
I mesi che ci aspettano saranno duri ma non possiamo farci piegare. Dobbiamo continuare ad affermare che una socialità diversa è possibile e che solo se tutti ci impegneremo insieme per rilanciare sviluppo ed equità sociale, contrastando le rendite politiche ed economiche, l’Italia saprà, come ha sempre saputo, rilanciarsi. Solo grazie all’impegno di singoli uomini che lavorano per affermare che la realtà è un dato positivo in sè, che porta a ciascuno la sfida a dare il proprio meglio per il bene di tutti, potremo uscire più forti e liberi da questa crisi.



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