La carica dei 300mila

- Massimo Ferlini

E’ tempo di risultati per l’osservatorio permanente sulla Micro e Piccola impresa milanese: oltre 300mila realtà messe sotto la lente. MASSIMO FERLINI ne parla a IlSussidiario.net

operaio_imballo_R400
Foto Imagoeconomica

Questa settimana presentiamo la quinta rilevazione dell’osservatorio permanente sulla Micro e Piccola Impresa Milanese realizzata da Compagnia delle Opere con il contributo di Camera di Commercio di Milano, Comune e Provincia di Milano.

Nel 2006 abbiamo dato vita a questo osservatorio per offrire a noi stessi e alle istituzioni la capacità di leggere più approfonditamente la realtà delle Micro e piccole imprese, snobbate come anomalia italiana dai più, ma che costituiscono il 95% delle realtà aziendali italiane e che danno lavoro al 50% degli occupati del nostro Paese, altro che ammortizzatore sociale come qualcuno le definì anni fa.

Le 300 mila piccole e medie imprese milanesi costituiscono un motore capace di trainare l’economia di tutto il paese e nel corso degli anni abbiamo affinato le domande e il campione per essere in grado di aiutare nel merito e avanzare proposte che offrano un sostegno concreto e utile a questo fondamentale tessuto produttivo.

La buona notizia di questa indagine è che l’emorragia occupazionale si è arrestata e sono ripresi gli investimenti. Nella rilevazione dello scorso anno quasi il 60% delle imprese intervistate aveva dovuto ridurre il numero di collaboratori, il 10% era rimasto stabile e il 12 aveva aumentato gli impiegati. Quest’anno il 74% delle imprese ha mantenuto stabile il numero di dipendenti, il 13% ha dovuto diminuire ed il 12% l’ha aumentato.

È significativo che sia aumentato anche il numero di imprenditori che stanno pianificando di fare nuovi investimenti (35% contro il 33% della passata rilevazione) a conferma del fatto che le nostre imprese stanno lavorando in attesa di un vero rilancio dell’economia.

Per dare loro un sostegno utile e concreto più che sugli aiuti pubblici bisogna lavorare per rendere ancora più efficaci gli interventi dei consorzi fidi e impegnarsi perché gli istituti di credito si assumano una diversa responsabilità rispetto allo sviluppo della nostra economia. Anche quest’anno il 67% delle imprese denuncia una forte difficoltà nell’accesso al credito, ma bisogna dire che il problema riguardava l’80% nel 2009.

Per quanto riguarda gli effetti della crisi con la conseguente riduzione del volume di attività per le imprese colpite (74%) torna prepotentemente il tema dei tempi di pagamento che crea difficoltà alla metà delle imprese colpite.

I sostegni meramente economici non possono da soli far cambiare comportamento agli imprenditori, e le nostre piccole e medie imprese riprenderanno ad assumere persone solo quando avranno la sensazione che ci sia spazio per un rilancio della loro attività.

Secondo gli imprenditori i fattori di difesa più importanti della loro attività sono stati la qualità del prodotto, 39% e l’aver presidiato nicchie di mercato 30%.

Un capitolo negativo è invece quello che riguarda Expo 2015. Con il passare degli anni abbiamo visto crollare sempre più in basso la fiducia e le aspettative delle nostre imprese sulla capacità di questo evento di fare da volano per lo sviluppo dell’economia del nostro territorio: le discussioni istituzionali e i contrasti che si sono registrati sono lontani dalle attese delle imprese che vogliono vedere cose concrete per tornare a credere che l’Expo sia una occasione importante per rilanciare le reti di impresa che a Milano può offrire eccellenze in tutti i campi.

Rimane comunque una domanda di ammodernamento delle infrastrutture di trasporto e comunicazione e un tagli ai costi della burocrazia.

Questa quinta rilevazione indica come il sistema delle PMI stia ancora attraversando un momenti faticoso ma anche che si accinge a superare la crisi. Ci conferma che questo sistema non è, come alcuni hanno detto, residuale e non competitivo, ma anzi una forza trainante di innovazione e creatività per l’industria milanese ed italiana.

Economisti e politici che lo sottovalutano commettono lo stesso errore di quegli ingegneri aereonautici che hanno sentenziato che il calabrone non è in grado di volare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori