FINANZA & CRISI DI GOVERNO/ Se i mercati hanno già scommesso sui responsabili

- Stefano Masa

I mercati non sembrano aver risentito molto della crisi di Governo. Del resto dal loro punto di vista i giochi sono già fatti

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(LaPresse)

Termina la settimana che ha visto le dimissioni dal Governo della delegazione renziana composta dalle ministre Bellanova e Bonetti e dal sottosegretario Scalfarotto. Artefice dell’annuncio il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che, nel corso della conferenza stampa di mercoledì, ha illustrato le (sue) motivazioni che hanno portato alla scelta di abbandonare la maggioranza. E crisi di Governo fu. Le tensioni erano troppe, ormai all’ordine del giorno e, come spesso accade, gran parte degli addetti ai lavori della politica – senza batter ciglio – hanno aggiornato il loro taccuino con la data dell’ennesima ripartenza a neonata compagine parlamentare. 

Tra gli osservatori non può certo mancare la presenza di quella platea tanto più intangibile quanto più temuta che agita gli animi di coloro che rivestono una qualsiasi carica istituzionale: i mercati finanziari. All’indomani della dichiarata rottura, fatta eccezione per alcuni commenti di rito, l’intero “sistema mercato” ha pressoché snobbato la vicenda: indice azionario Ftse Mib in leggero ribasso (-0,47%) e spread Btp/Bund con impercettibile incremento di soli 8 punti base rispetto al giorno precedente. 

Sulla base di questi dati, verosimilmente, si può affermare che gli operatori non abbiano accusato il colpo della crisi di Governo, o meglio, il mercato non crede che si possa concretizzare un pericolo finanziario a seguito di tale situazione. Di fatto, la politica ha prontamente reagito, facendosi trovare subito pronta attraverso la manifesta volontà di un velato piano alternativo: la ricerca dei cosiddetti “responsabili” o, come alcuni sostengono, dei “costruttori” (riprendendo il termine utilizzato dal residente della Repubblica Sergio Mattarella nel proprio discorso di fine anno). Nella giornate di lunedì e martedì l’identità di costoro sarà svelata platealmente: prima alla Camera dei Deputati e successivamente al Senato attraverso il voto di fiducia al Premier Conte. In queste ore sono moltissime le voci sul complessivo ammontare dei numeri che decreteranno il futuro della nuova creatura a guida “Conte-Ter” o simil antroponimo: inutile fare previsioni poiché, prescindendo dal risultato finale, les jeux sont faits.

Ebbene sì, ancora una volta, la partita, quella vera, quella da giocare e vincere obbligatoriamente è stata già vinta a prescindere dallo strappo renziano: l’approvazione del Recovery plan. Questo era l’obiettivo principale di questo Governo e ora, con il senno di poi, ciò che più importa saranno gli artefici della messa in campo di queste risorse. La dote europea (ben oltre i 200 miliardi di euro) – adesso – non può sfuggire di mano al nostro Paese e, nulla togliendo al nuovo gruppo di “responsabili costruttori”, è comunque impensabile che possa esser amministrata da un Governo tenuto in bilico da una maggioranza risicata. Serve pertanto una continuità fino al termine della legislatura. Una continuità robusta, priva di titubanze, restia alle contraddizioni, aperta all’ascolto e poco propensa all’obiezione. Se così non fosse, il rischio (quello vero), arriverà presto dai mercati, quegli stessi mercati che, al momento, confidano in questa auspicabile risposta. 

L’opzione del voto? In politica non si deve escludere mai nulla, ma, riflettendoci, si può immaginare un ipotetico dialogo tra l’Europa (con la quale si sono in precedenza stretti accordi per avere il Recovery plan) e una nuova forza di Governo eletta con magari caratteristiche opposte alla precedente? Il dubbio è concreto.

Mercoledì mattina tutto sarà finito e inizierà il nuovo corso. L’Europa ci guarda, scruta, ascolta. Oggi, il suo unico interlocutore – e mezzo – con il quale potersi confrontare, è il mercato. Dall’annunciata crisi, con il trascorrere delle ore, nessuna significativa penalizzazione è stata registrata: titoli azionari e titoli di Stato italiani blandamente poco mossi. È ovvio: basta poco, molto poco e questa “inezia” è rappresentata da una dozzina e poco più di soggetti responsabili o costruttori. La loro definizione non fa la differenza, la loro presenza è invece un obbligo. Ci sono? Ci saranno? Createli. 



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