FINANZA E POLITICA/ L’asso di Draghi non basta a salvarci dalla crisi

- Carlo Pelanda

Nel breve termine le scelte di Draghi aiutano l’Italia, ma non sono sufficienti a dare uno stimolo alla crescita economica

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Mario Draghi (LaPresse)

La politica monetaria sia nell’Eurozona, sia in America si sta muovendo verso un aumento della liquidità a basso costo per contrastare un ciclo economico che appare orientato verso la contrazione della crescita. Ciò sorprende al riguardo dell’America perché i dati correnti mostrano piena occupazione e una crescita del Pil oltre il 2%. Lo scenario 2020 indica un rallentamento, ma non recessione. Probabilmente ciò non rassicura la Casa bianca che teme di trovarsi a ridosso delle elezioni presidenziali del novembre 2020 in una tendenza economica decrescente che non aiuterebbe la rielezione di Trump.

Infatti, questi sta premendo sulla banca centrale (Fed), in modi che non ne rispettano l’indipendenza, per tagliare i tassi sperando che la “bolla” di crescita duri fino all’anno prossimo. Forse c’è anche una strategia finalizzata a tenere in crescita l’economia statunitense con liquidità sovrabbondante anche in caso di inasprimento delle guerre commerciali. Al momento il mercato finanziario sta premiando tale pressione che promette uno spazio di crescita per le Borse, trainando tutte quelle del mondo. Ma gli scenari 2021-22 mostrano un rischio crescente di insostenibilità della crescita drogata dalla politica monetaria e prima o poi il mercato lo sconterà.

La postura espansiva della Bce, invece, è più comprensibile perché l’economia dell’Eurozona è in contrazione. Uno dei motivi è la riduzione dell’export, in particolare tedesco, per le minori importazioni del mercato cinese e degli investimenti colpiti dall’incertezza generata dalle guerre commerciali. Ma è evidente che la Bce punti a ridurre il costo di rifinanziamento degli eurodebiti, crescenti in Francia e Italia, per renderli sostenibili. Infatti il programma di acquisto dei debiti stessi continuerà oltre il termine prefissato.

Nel breve termine è una buona notizia per l’Italia: il differenziale di rendimento (e premio di rischio) dei suoi titoli di debito con quelli tedeschi (spread) sta calando nonostante la procedura di infrazione per debito eccessivo accesa dalla Commissione contro l’Italia stessa. Grazie San Mario Draghi, verrebbe da dire, ma la decisione della Bce, in realtà, è stata collegiale. Ciò segnala che c’è una vera preoccupazione sulle prospettive di tenuta dell’euro: la politica monetaria cerca di compensare la mancanza di una politica fiscale, cioè di uno stimolo concreto e diffuso alla crescita. Ma non potrà bastare: speriamo che gli eurogoverni lo capiscano.

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