FINANZA/ I danni della pioggia di liquidità all’orizzonte

- Giovanni Passali

I casi di Evergrande e del gas naturale mostrano quanto siano dannosi, per l’economia reale, sia i tonfi e che gli eccessi rialzi dei mercati

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Alcuni sinistri scricchiolii si odono sui mercati finanziari. Sono due in particolare le notizie che in questi ultimi giorni stanno mettendo una certa ansia a chi osserva alcuni dati macroeconomici.

La prima è il default quasi certo di Evergrande, un colosso del settore immobiliare del mercato cinese. Il buco finanziario accertato, cioè i prestiti che non riesce a rifondere, si aggira intorno alla colossale cifra di 300 miliardi di dollari. Ormai da mesi il colosso è in cerca disperata di liquidità, arrivando a vendere i cantieri di lavori non finiti, dove cittadini infuriati attendono il completamento della loro casa, dopo averla acquistata sulla carta.

Questo è uno degli effetti perversi di un sistema economico e finanziario fondato unicamente sulla liquidità continuamente creata in eccesso. Perché in eccesso? Perché viene creata a debito, cioè viene creata e addebitata con un procedimento da tutti considerato “normale”; come quando si chiedono soldi in banca: è normale che poi ti trovi con un debito verso la banca, no?

Invece no, perché occorre giudicare il meccanismo da un punto di vista sistemico. Infatti, se tutta la liquidità in circolazione viene generata in questo modo, come si potrà ripagare tutto questo debito? E gli interessi, da dove verranno presi, visto che questi non sono stati precedentemente generati?

Allora, l’unico modo per tenere in piedi questo sistema “del debito” è quello di chiedere nuovi prestiti per pagare i vecchi, cosa che tipicamente viene fatta anche dallo Stato italiano nelle aste dei titoli di Stato che si svolgono periodicamente. Tenendo conto dei titoli in scadenza e della liquidità di cui ha bisogno, il Tesoro emette un adeguato ammontare di miliardi in titoli ricevendo in contropartita i miliardi di euro corrispondenti. Alla scadenza di questi titoli, normalmente non li rimborsa, ma emette nuovi titoli con i quali coprire quelli in scadenza.

Questa operazione, continuata nel tempo, porta un continuo afflusso di liquidità nel sistema finanziario, mentre nell’economia reale ne finisce una minima parte. E proprio questa liquidità in eccesso è la responsabile della continua crescita di certi mercati. Ma si tratta comunque di mercati speculativi, cioè di mercati nei quali la speculazione è in grado di guadagnare sia che il valore cresca, sia che scenda. Però se scende sono dolori.

In realtà, sono dolori comunque, anche quando un mercato sale in modo eccessivo. E l’esempio lampante ce lo mostra la seconda notizia: i nuovi prezzi record del gas naturale, che provocheranno tra breve aumenti record sulla bolletta di tutti gli italiani, imprese incluse. Il grafico che sotto riporto rende bene questa situazione.

Si potrebbe disquisire sulle diverse motivazioni geopolitiche di questo aumento così forte: il momentaneo blocco delle forniture di gas dalla Russia, la ripresa del Pil, certi conflitti regionali. Ma non c’è dubbio che alla fine tutto questo è fortemente sospinto dall’eccesso di liquidità, che cerca disperatamente una qualche remunerazione e laddove la trova, vi si getta tutta insieme provocando un aumento fuori misura.

A questo aggiungiamo una banale considerazione: la ripresa di fatto è debole e i numeri sbandierati in questi giorni (si parla di un +6% di Pil per l’Italia) sono soltanto una frazione di quanto si è perso in precedenza e che purtroppo non tornerà indietro, poiché molti esercizi commerciali e tante imprese hanno chiuso i battenti e probabilmente non riapriranno più.

La ripresa è debole e pure la pandemia non accenna a diminuire, nonostante il piano vaccinazione ormai completato. I decessi, purtroppo hanno ripreso a crescere e c’è il timore fondato di una nuova ondata che si mostrerà con l’avanzare dell’autunno.

Insomma, inutile nascondersi i gravissimi, irrisolti problemi dell’economia e della finanza; sono ancora lì, pronti a guastare i piani di una qualsiasi ipotetica ripresa. E pure la ripresa appare molto fragile, visti gli scossoni che arrivano da parte dei mercati finanziari.

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