FINANZA & IMPRESE/ I vantaggi dei criteri ESG nelle fusioni e acquisizioni

- Stefania Debora Gandini

In Europa e in Italia l'adozione di criteri ESG da parte delle imprese sembra essere premiante anche nel caso di operazioni di M&A

anti-workers rivoluzione lavoro (Pixabay)

La crescente pressione normativa che è stata adottata in molti Stati, attraverso sistemi di sanzioni e premi, per l’adozione dei criteri ESG (Ambientali, Sociali e di Governance) porta benefici tangibili e intangibili alle aziende. Tra questi un migliore accesso ai finanziamenti, una modernizzazione dell’impianto produttivo, una maggiore stabilità del business e un’immagine reputazionale migliorata. Inoltre, si sta assistendo all’introduzione di un rating di sostenibilità, che diventa un parametro importante sul mercato. L’adesione a questi criteri può anche portare a un risparmio nel medio e lungo periodo, evitando sanzioni o provvedimenti disincentivanti.

Negli ultimi anni, l’attenzione verso i criteri ESG nelle fusioni e acquisizioni aziendali (M&A) ha registrato un notevole aumento anche a livello europeo. Secondo dati recenti, nel 2023 oltre il 50% delle transazioni M&A in Europa ha coinvolto aziende con un forte impegno verso la sostenibilità, rispetto al 30% registrato nel 2019. Questo trend, già da tempo registrato sia sui mercati Usa che in quelli Emea più dinamici, è particolarmente evidente anche in Italia, dove nel 2023 il 60% delle transazioni M&A ha coinvolto aziende con un alto focus sui criteri ESG, segnando un aumento significativo rispetto al 35% del 2019.

L’importanza crescente dell’ESG nel contesto europeo si riflette anche nella valorizzazione delle aziende. Un’analisi condotta da un’importante società di consulenza finanziaria ha rivelato che le aziende europee con una performance ESG superiore alla media del settore hanno registrato un incremento del 15% nel valore delle loro azioni rispetto a quelle con un rating inferiore. In Italia, le aziende con politiche ESG ben strutturate hanno registrato un aumento del 12% nel valore delle azioni rispetto a quelle con un rating inferiore.

I fondi di Private Equity operanti in Europa stanno sempre più considerando i criteri ESG come parte integrante della valutazione delle opportunità di investimento. Nel 2023, il 45% dei fondi di Private Equity attivi in Europa ha modificato i propri regolamenti per investire esclusivamente in aziende che rispettano elevati standard ESG, rispetto al 25% del 2019. Anche in Italia si va nella stessa direzione: il 40% dei fondi di Private Equity ha adottato questa politica nel 2023, rispetto al 20% del 2019.

L’analisi dell’impatto ESG nelle operazioni M&A europee e italiane si estende anche al lato dei venditori. Le aziende che dimostrano un forte impegno verso la sostenibilità tendono a ottenere un “premium price” durante le trattative di vendita. Uno studio condotto su un campione di transazioni ha evidenziato che le aziende con politiche ESG ben strutturate hanno ottenuto in media un 10% in più rispetto al prezzo di mercato per la loro cessione.

Oltre agli aspetti finanziari, l’integrazione dei criteri ESG nelle operazioni M&A in Europa e in Italia porta con sé anche benefici reputazionali e strategici. Le aziende che adottano pratiche sostenibili sono percepite più positivamente dai clienti, dagli investitori e dalla società nel suo complesso, il che può tradursi in una maggiore fiducia del mercato e in nuove opportunità di business sul territorio nazionale e internazionale.

In definitiva, anche in Italia l’ESG non è più un aspetto trascurabile nelle operazioni M&A, ma un elemento cruciale che influisce sul valore aziendale, sull’accesso ai finanziamenti e sulla reputazione sul mercato nazionale e globale. Gli investitori europei e italiani e le aziende devono tenere conto di queste considerazioni durante le trattative, poiché la sostenibilità è diventata sempre più centrale nel panorama aziendale ed economico internazionale.

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