FINANZA/ Regionali e referendum non salvano il Governo dal voto dei mercati

- Paolo Annoni

Il risultato delle regionali e del referendum toglie volatilità, ma il giudizio sul Governo da parte dei mercati non è ancora arrivato

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Ieri, qualche secondo dopo le tre di pomeriggio, alla chiusura dei seggi, sugli schermi di chiunque si occupi dei mercati italiani sono apparsi i primi exit poll; riassumendo: il sì al referendum era avviato verso una comoda vittoria, anche se forse senza il margine che si pensava un mese fa, in Toscana la coalizione governativa era saldamente in avanti e in Puglia si prospettava un testa a testa diventato poi nel corso del pomeriggio una sconfitta molto netta dell'”opposizione”. Negli stessi secondi spread e rendimento del decennale italiano calavano visibilmente segnalando che per gli investitori aveva “vinto” il Governo; oppure, non cambia molto, che l’opposizione aveva perso.

I risultati sono sensibilmente migliori rispetto alle attese della vigilia per la “compagina governativa”; fino a venerdì in Puglia il candidato di centrodestra veniva dato in vantaggio, mentre in Toscana si erano moltiplicate le preoccupazioni per un pericoloso testa a testa, magari risolto in dirittura d’arrivo per pochi voti.

Nessuno prevedeva grandi sconvolgimenti politici e infatti lo “spread” nelle scorse settimane non aveva dato alcun segnale di nervosismo vero. Una netta sconfitta del “Governo” alle elezioni avrebbe comunque prodotto una fase di volatilità politica in uno scenario economico e geopolitico che rimane “interessante”. Niente di particolarmente ingestibile in una fase in cui forse l’opposizione, non allineata agli interessi dell’Europa e franco-tedeschi e comunque portatrice di istanze più polemiche, non ha la smania di elezioni e forse nemmeno di andare al governo; essere puniti come nell’autunno del 2018 con un rialzo dello spread nello scenario attuale sarebbe insostenibile se non con un sostegno bulgaro degli italiani.

La questione quindi diventa se i mercati abbiano fiducia nel Governo oppure se semplicemente, in questo scenario, siano interessatissimi a evitare qualsiasi volatilità politica in un Paese che chiuderà il 2020 con il peggior calo del Pil in Europa e un debito su Pil ampiamente sopra il 150%. A questa domanda è impossibile rispondere dopo il movimento di ieri. Le questioni di brevissimo termine, da una possibile seconda ondata fino alle elezioni presidenziali americane, sono semplicemente troppo importanti e oscurano tutto il resto. È certamente utile e inevitabile chiedersi se questo Governo sia in grado di gestire i soldi del Recovery fund senza buttarli in investimenti green senza senso o dosi massicce di statalismo e spesa corrente o se sia in grado di iniziare un percorso riformista serio. È utile ma è prematuro e non è questo il momento.

Dopo ieri confermiamo questa visione: appena si avrà un minimo di certezza sull’evoluzione della pandemia e sull’esito delle elezioni americane il mercato comincerà a votare la sua fiducia o sfiducia a questo Governo nei soliti modi. Anche prima che venga speso un singolo euro per il Recovery fund.

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