Fontana e Gallera: chiesta archiviazione nell’inchiesta covid/ “Nessun riscontro alle accuse”

- Lorenzo Drigo

Chiesta l'archiviazione per Attilio Fontana e Giulio Gallera in ambito dell'inchiesta covid: secondo i giudici di Brescia non vi sarebbero prove concrete a sostegno delle accuse

Lombardia, Fontana e Gallera Attilio Fontana e Giulio Galllera, Regione Lombardia (LaPresse, 2020)

Nella giornata di oggi la Procura di Brescia ha chiesto, nell’ambito dell’inchiesta covid, l’archiviazione delle accuse contro Attilio Fontana (governatore della Lombardia), Giulio Gallera (ex assessore al welfare regionale) e gli altri 11 indagati, tra cui Agostino Miozzo, Silvio Brusaferro e Claudio D’Amario. Un esito, insomma, del tutto identico a quello che ha già interessato l’ex premier Giuseppe Conte e l’allora ministro della Salute, Roberto Speranza.

Le accuse mosse contro Fontana, Gallera e gli altri 11 indagati nell’inchiesta covid riguardavano soprattutto la prima ondata della pandemia. In merito alle accuse di epidemia colposa ed omicidio colposo i giudici ritengono che si tratti di reati commissivi, per i quali tuttavia non sono state contestate omissioni. Infatti, prima del lockdown indetto da Giuseppe Conte, le autorità lombarde si erano già mosse autonomamente per contenere i contagi. Similmente, in merito alle accuse nell’inchiesta covid contro Fontana e Gallera di non aver indetto la zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro, secondo i giudici non vi sono prove che si sarebbero risparmiate delle vite umane, sottolineando che si tratti di “una mera ipotesi teorica [senza alcun] minimo riscontro”. Infine, sul piano pandemico non attivato ed aggiornato, secondo i giudici non v’è possibilità di ritenere che sarebbe stato adeguato contro il covid.

La posizione di Fontana sull’inchiesta covid

Insomma, a conti fatti i giudici di Brescia non ritengono né Fontana, né Gallera, né gli altri 11 indagati (e neppure Speranza e Conte) colpevoli delle accuse mosse all’interno dell’inchiesta covid. In generale, infatti, non vi sarebbero prove per dimostrare che si sia agito in modo scorretto, o che una differente mobilitazione avrebbe potuto risparmiare delle vite umane, a differenza di quanto sostenuto da Andrea Crisanti in una perizia.

Durante l’interrogatorio ad Attilio Fontana per l’inchiesta covid, evidenzia il Corriere della Sera, è emerso come “il governatore ha dimostrato che sia lui che Regione Lombardia fossero assolutamente preoccupati e proponessero di adottare misure o comunque di non allentare quelle già in atto”, ha sostenuto l’avvocato Jacopo Pensa. “Fu il primo a indossare la mascherina il 26 febbraio”, ha aggiunto il collega, sempre difensore di Fontana per l’inchiesta covid, “a chiedere che venissero chiusi i centri commerciali, a insistere sul fatto che non si trattasse di un’influenza ma di qualcosa di più. E a comunicare costantemente con il Governo”.







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