Francesco Acerbi, “Il tumore mi ha salvato”/ “Qualcuno dall’alto mi ha voluto bene”

- Claudio Franceschini

Francesco Acerbi si racconta: il difensore della Lazio ha parlato di come la malattia gli abbia salvato la vita, un paradosso che però ben spiega come sia ripartito da quell’imprevisto.

Acerbi Lazio gol lapresse 2020
Francesco Acerbi, difensore della Lazio (Foto LaPresse)

Francesco Acerbi si racconta: in un’intervista concessa a L’Ultimo Uomo il difensore della Lazio ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera. Un percorso importante e interessante, quello di un centrale che si è affermato nella Reggina e che ha sprecato la grande occasione della vita, la chiamata del Milan; che poi è stato colpito da una malattia (un tumore) e lo ha sconfitto, letteralmente rinascendo a seguito di quell’esperienza. Sono le stesse parole di Acerbi, che già in passato aveva affrontato questi temi, a descrivere questi anni: i problemi di alcool che avrebbero potuto condizionare la carriera (“stavo fuori fino alle 7 del mattino, spesso arrivavo al campo alticcio, io esageravo e non avevo rispetto per me”) e quello che al Milan non ha funzionato: non tanto la paura di non farcela, il livello troppo elevato per quel momento o altro, quanto una sensazione di vuoto dentro. “Non me ne fregava niente” dice Acerbi, che racconta anche di come la società gli avesse preso casa a Gallarate perché cosciente dei suoi problemi. Al Chievo, il difensore voleva smettere: racconta delle telefonate alla madre che “non sapeva bene cosa rispondermi”, parla di come si confidasse con l’amico e compagno di squadra Alberto Paloschi che gli diceva di tenere duro. Sarebbe potuta finire lì, invece è successo altro.

FRANCESCO ACERBI SI RACCONTA: LA MALATTIA

A quel punto, Francesco Acerbi è stato colpito dalla malattia. Dice, senza dubbi, che “Qualcuno lassù mi ha voluto bene e me l’ha mandata, ringrazio il Signore”: inizialmente il difensore non si comportava come un professionista ma poi qualcosa è scattata, prorio quando iniziava a chiedersi perché il tumore non lo cambiasse. “Mi sono accorto che la sera uscivo e non avevo così voglia di bere, ne sentivo poco il bisogno”; a ogni bicchiere di birra o vino ne faceva seguire uno d’acqua come se, parole sue, sentisse la necessità di depurarsi. Sconfitto il male, oggi Acerbi è una delle colonne portanti di una Lazio che sta sognando un incredibile scudetto ma non si sente arrivato: “Se così fosse, vorrebbe dire sedersi. Io penso a migliorarmi giorno dopo giorno, il mio punto d’arrivo sarà quando smetterò e poi si vedrà”. Acerbi ha anche raccontato di aver avuto un periodo in cui aveva paura di tutto: “Pensavo alle preoccupazioni date ai mei, alle occasioni buttate, agli anni sprecati”. E a quel punto è iniziato un percorso che lo ha portato a migliorare come uomo. “Senza la malattia sarei finito a fare una carriera in Serie B o magari avrei smesso”. E’ andata diversamente: anche degli imprevisti negativi possono essere occasione di rinascita e riscoperta, Acerbi ne è la dimostrazione.

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