Franco Cerri è morto a 95 anni/ Chitarrista jazz fu per tutti “l’uomo in ammollo”

- Paolo Vites

È morto all’età di 95 anni Franco Cerri, il più grande chitarrista jazz d’Italia, noto anche per una famosa pubblicità televisiva

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Franco Cerri

Nonostante sia stato il più grande chitarrista jazz italiano, Franco Cerri – morto oggi all’età di 95 anni – era noto ai più come “l’uomo in ammollo”, da una famosissima pubblicità televisiva di fine anni Sessanta e primi anni Settanta in cui reclamizzava un detersivo, Bio Presto, apparendo (virtualmente) completamente “ammollo” in una lavatrice e del tutto vestito. Potenza della televisione, ma anche di una pubblicità azzeccata e divertente, quando la tv era fatta con classe.

Nato a Milano nel 1926, Franco Cerri era sopravvissuto al figlio Stefano, morto giovane per un tumore a soli 48 anni nel 2000, anche lui musicista di vaglia come bassista (aveva suonato fra gli altri con gli Yes e nel gruppo accompagnatore di Eugenio Finardi). Cerri, da sempre appassionato di jazz, era entrato nel 1945 nell’orchestra del maestro Gorni Kramer, che gli permise di mettersi in luce dopo aver lavorato come muratore e ascensorista.

FRANCO CERRI, IL PIÙ GRANDE CHITARRISTA JAZZ ITALIANO

Nel 1950 diede vita al Franco Cerri Quinte e cominciò a esibirsi in tutta Europa, ma soprattutto nel corso degli anni accompagnòalcuni dei più grandi jazzisti al mondo, dalla leggenda della chitarra Django Reinhardt a Chet Baker, passando per Gerry Mulligan, Billie Holiday, Stéphane Grappelli, Lee Konitz, Dizzy Gillespie, Jean Luc Ponty. Negli anni partecipò a moltissimi programmi televisivi della Rai, per formare un duo con il pianista Enrico Intra nel 1980, con il quale fondò anche a Milano la Civica scuola di jazz.

Aveva festeggiato i suoi 90 anni sul palco del teatro Dal Verme di Milano, davanti a migliaia di persone entusiaste. Diverse sono le trasmissioni di cui è stato il presentatore affabile, timido e un po’ surreale, nelle quali miscela con eleganza la musica leggera al jazz più orecchiabile. Che è poi quello al quale si sentiva più affine: il primato della melodia e del “song” all’americana sarà sempre al centro dei suoi interessi, tanto che abbraccia con trasporto l’esplosione della bossa nova e più in generale dei ritmi latinoamericani.



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