FULMINACCI/ Il concerto: una grande festa di musica vera

- Walter Muto

Tutto esaurito a Milano (al Fabrique) per l’inizio del tour del cantautore romano. Il ritorno della musica suonata e delle melodie

Fulminacci (foto: Filiberto Signorello) Fulminacci (foto: Filiberto Signorello)

È un Fabrique strapieno quello che accoglie la sera del 4 aprile Fulminacci all’apertura ufficiale del suo tour dopo l’anteprima a Trento il sabato di Pasqua. Capienza dichiarata 3.200 posti, al completo tutti belli impacchettati, come pure la seconda data milanese prevista per la sera successiva. E per la cronaca, sono sold out tutte le dieci date di marzo-aprile, tanto da aggiungere alcune altre date in coda alla già prevista tournée estiva.

Evidentemente c’è interesse per il giovane (da un po’) cantautore romano: classe 1997, al terzo “disco”, come dice lui stesso dal vivo, ed è bello che quando si pensi ad un album si abbia ancora in mente quella cosa tonda che ruotava sul piatto del giradischi. Le sue canzoni in effetti sono attualissime sia come linguaggio che come attitudine, pienamente nel presente ma al tempo stesso con radici musicali che affondano nel passato, nei generi musicali più amati. Direi in particolare il funky, che la fa da padrone nelle sue canzoni, dove in ogni caso si trova molta altra roba: il cantautorato americano, passato e presente, ed anche la vena della ballata sentimentale, a cui viene dedicata una cospicua parte centrale della serata ed un paio di altri spazi qua e là. Ma proverò ad andare con ordine.

L’inizio è affidato a Borghese in borghese, dal disco d’esordio, La vita veramente, che nel 2019 gli fruttò la Targa Tenco come migliore opera prima e svariati altri riconoscimenti. Subito dopo la band – in fondo una rhythm’n’blues/funk/soul band batteria basso chitarra tastiere tromba e sax – attacca Miss Mondo Africa e la platea si scalda e canta ad una voce sola (ma questo accadrà praticamente sempre durante la serata). Non c’è Willie Peyote nel terzo brano Aglio e olio, che nell’originale vedeva il suo featuring, o per dirla in italiano “l’ospitata”, ma più tardi apparirà Mobrici a cantare il brano Stavo pensando a te, uscito in collaborazione esattamente un anno fa.

La prima parte del concerto – che bello poter scrivere questa parola pensando a gente che suona veramente, e bene – si dipana a ritmo di funky, corredato da alcune coreografie che fanno pensare (fatte le debite, ma non troppo, proporzioni) al Bruno Mars di Uptown Funk, e che in ogni caso sono molto centrate e adeguate ai pezzi. Usati molto bene anche i visual alle spalle della band, con una grafica molto pop e coinvolgente. Chiudono questa sezione i due singoli che hanno anticipato il nuovo album Infinito + 1, e cioè Ragù  e Filippo Leroy, in cui in uno stile sempre scanzonato, il cantautore affronta però temi importanti (Daniele Silvestri è punto di riferimento e maestro dichiarato in questo tipo di canzoni). La prima è un affondo sul tritacarne che a volte diventano le carriere degli artisti, se costruite in fretta e senza pazienza, la seconda fa emergere l’alternativa fra essere originali o copia, giocando anche sul vero nome del cantautore (all’anagrafe Filippo Uttinacci). Lui stesso la descrive così: “Io sono veramente così o sto solo imitando l’idea che ho di me, o il modo in cui qualcun altro mi desidera e mi disegna? E soprattutto, quale di queste opzioni è quella giusta? Nel testo di Filippo Leroy non ci sono risposte, ma una continua alternanza tra auto celebrazione e relativismo pessimista”.

Si apre quindi una sezione più intima, con l’artista seduto al pianoforte, nella quale spicca la bellissima Le biciclette, delicata storia d’amore che mette tutti di fronte al fatto che Filippo sa scrivere davvero, musica e parole e in molti diversi registri. La frase finale è una delle più belle descrizioni della presenza dell’amata: “sei una e mi circondi”. Poi si va verso le ballate elettrico-acustiche, fra le quali Una sera e San Giovanni, pezzi ormai storici per il suo pubblico, come pure La vita veramente, che chiude questa sezione.

Pausa di qualche minuto, e il Fabrique si trasforma in un dance floor: il sound cambia, la band indossa occhialini a led blu e fanno ingresso le canzoni più potenti, riunite nel medley Canguro / Resistenza / Le ruote, i motori!, band agli strumenti elettronici e bassi che squassano le budella! Si torna alla “normalità” con +1 andando poi verso la conclusione della scaletta ufficiale con il funkettone spinto di Tattica e il recente “traino” del nuovo album Baciami baciami, “E vaffanculo a chi non dice ti amo”.

Ma, come peraltro annunciato, la band riappare quasi subito, per una versione di Tommaso che si piazza fra i Green Day e i Blink 182 e il finale vero del concerto, la sanremese Santa Marinella con ritornello cantato da tutti ma proprio tutti e coro finale a cappella.

Volendo, in breve, tirare le fila, è stato molto bello vedere in azione dal vivo un artista versatile, con già all’attivo un certo numero di canzoni molto riuscite ed una band solida e capace. Versatile, sì, ma soprattutto musicista e con grande attenzione alla musica, che non è solo una sequenza di quattro accordi su cui cambiare al massimo la melodia (quando c’è), ma è fatta di idee, sorprese, stacchi, arrangiamenti. Sembrerebbe scontato dire queste cose, ma oggi (per la verità da un po’) non è così. E poi Fulminacci è vero, nelle sue canzoni e nelle interviste mette tutto se stesso, luci ed ombre, rapporti importanti e ricerca di qualcosa di più che a volte non si vede, ricordi dell’infanzia e anni che passano e che interrogano sul futuro. Come pure vera era la sorpresa di fronte al pubblico numeroso e non scontato, e al fatto che in un mondo che va veloce, ricordarsi e cantare insieme delle canzoni è già importante, come lui stesso ha detto in una delle brevi (e poche) introduzioni ai brani.

Insomma: questa breve cronaca vi ha incuriosito? Cercate Fulminacci, seguitelo, ascoltate i suoi testi e le sue canzoni, perché una consistente (e ricca di musica) parte del nuovo cantautorato italiano è qui. Per me ne vale la pena, poi vedete voi.

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