GAS & (GEO)POLITICA/ “Bene il ritorno in Libia, ma dovremo tornare a parlare con la Russia”

- int. Michele Marsiglia

Si prevede un calo delle bollette del gas, ma è difficile dire quanto durerà. Intanto nei giorni scorsi è stato siglato in Libia un accordo tra Eni e Noc

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Arriva finalmente una buona notizia per le tasche degli italiani: le tariffe per le bollette del gas (in regime di maggior tutela) scenderanno dopo l’aumento del 23% con cui era iniziato il 2023. Secondo il ministro dell’Economia Giorgetti, il taglio sarà del 40%, mentre Nomisma Energia calcola una riduzione del 33%.

Come evidenzia Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia, «il calo in arrivo non è altro che la scia della diminuzione continua del TTF che c’è stata nei mesi scorsi, dovuta a condizioni meteorologiche favorevoli, stoccaggi a buoni livelli e contenimento dei consumi da parte di famiglie e imprese».

Questo trend discendente proseguirà?

C’è da dubitarne. Lo scenario è instabile, non solo per quel che riguarda il conflitto in Ucraina e gli effetti delle sanzioni sul mercato degli idrocarburi, ma anche perché tra marzo e aprile bisognerà vedere come procederà la realizzazione del rigassificatore di Piombino e successivamente come andrà la nuova fase di riempimento degli stoccaggi in vista del prossimo inverno.

Sembra intanto che il Governo voglia varare nuovi sostegni contro il caro bollette per il secondo trimestre dell’anno. Si parla però di cifre (6 miliardi di euro) molto lontane da quelle stanziate con l’ultima Legge di bilancio (21 miliardi) per il trimestre in corso.

È poco, ma è comunque tanto quello che si sta facendo. A differenza dei precedenti che non erano riusciti a intervenire sul pacchetto generale energia, con il Governo attuale stiamo vedendo una situazione diversa e mi pare che la direzione intrapresa sia quella giusta. Pur con qualche sbaglio, cui si sta cercando di rimediare, resta l’obiettivo di far spendere meno le famiglie e le imprese italiane.

Tra le azioni di questo Governo recentissima è la visita di Giorgia Meloni in Libia, dopo la tappa in Algeria, con la firma di un accordo tra Eni e Noc per aumentare i flussi di gas diretti all’Italia. Quanto è importante questa intesa?

Prima ancora che l’accordo, è importantissima la ripresa dei rapporti con la Libia, che era il nostro primo partner in Nord Africa per l’Oil & Gas e dove Eni è presente da decenni. Con i Governi Conte-1 e Conte-2 è stata completamente abbandonata la politica internazionale, e nordafricana in particolare: è evidenza oggettiva che si è pensato solo ed esclusivamente alla politica interna. Questa assenza ha pesato molto sulle aziende presenti, tra gli altri Paesi, in Libia, e altri Stati hanno avuto modo di rubarci la scena. Adesso speriamo che si possa raggiungere una nuova produttività grazie anche all’accordo con la Noc che ci porta a rioperare nell’off-shore libico, con un investimento importante di Eni che c’è da augurarsi porti presto frutto. C’è anche da dire che dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, con la necessità di reperire nuove forniture, ci sono state visite in diversi Paesi, ma non in quello più vicino a noi.

Quanto potrà essere stabile questo accordo vista l’instabilità della Libia?

Purtroppo ci sono di fatto due Libie, due Governi, uno solo riconosciuto dalla Comunità internazionale, quello di Tripoli, con cui è stato siglato l’accordo. Il Governo di Tobruk, che risponde al Generale Haftar, è però quello che ha il controllo di gran parte dei giacimenti petroliferi libici. Dunque, non è da escludere che l’instabilità possa portare a rallentamenti nell’operatività di quanto stabilito nell’intesa tra Eni e Noc. In Gran parte dell’Africa è diffusa l’instabilità, con forme di governo lontane dalla democrazia occidentale. Se negli anni scorsi si è operato in maniera un po’ più marginale, oggi che ci si vuole impegnare pienamente in questi Paesi occorre che le aziende abbiano le spalle coperte in modo diverso rispetto al recente passato.

In Libia è presente anche la Turchia, che, grazie agli accordi con la Russia, si candida a essere l’hub energetico del Mediterraneo che l’Italia aspira a essere. Ci sarà concorrenza tra Roma e Ankara?

Già nel 2014-15 Istanbul era un hub di depositi fondamentale per l’industria petrolifera. Quando l’Italia ha smesso di dare importanza alla Libia, la Turchia è entrata in maniera molto forte, sorretta anche dall’Egitto, e ha preso il controllo di giacimenti sia a terra che in mare. Infine, con il ruolo di mediatore con cui si è proposto Erdogan nello scontro tra Occidente e Russia, sta ottenendo importanti benefici che la candidano a diventare hub principale dei traffici petroliferi internazionali. Ci sta riuscendo bene, forse è già arrivata oltre quel che si pensava. Se fino a tre anni fa non era un Paese da temere, oggi invece è un attore fondamentale in gran parte dei Paesi del Nord Africa.

La Russia ha rapporti con l’Algeria e sta rafforzando anche quelli con la Turchia. Quanto potrà pesare tutto questo sulla nostra politica energetica internazionale?

La Russia sia sotto il profilo energetico che militare è presente in gran parte dei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Credo che la politica europea non abbia considerato tutto questo o non gli abbia dato il giusto peso: sono state varate sanzioni o persino embarghi quando ci sono aziende europee che, fuori dai confini dell’Ue, dovranno comunque operare anche con soggetti russi. Non possiamo nascondere che la Russia è un attore energetico fondamentale, è un grande produttore di idrocarburi e l’interesse di FederPetroli Italia, pur rispettando qualsiasi direttiva o legge europea, è quello di riuscire prima o poi a riprendere in maniera ottimale i rapporti con le controparti russe. Non possiamo chiudere definitivamente i rapporti con Mosca, se non in questo momento quelli commerciali.

L’Europa forse ha sottovalutato questa situazione, ma l’Italia doveva esserne ben conscia…

A nostro avviso, l’Esecutivo guidato da Draghi è stato molto feroce nei confronti della Russia, forse il più feroce tra tutti i Paesi Ue. Col Governo Meloni, pur nella continuazione delle scelte cui bisogna attenersi come membri della Nato e dell’Ue, intravediamo una politica diplomatica un po’ diversa. Nutriamo, quindi, sempre la speranza che alla fine del conflitto i rapporti con Mosca possano riprendere in maniera normale.

(Lorenzo Torrisi)

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