GENERALI/ Caltagirone e il gioco di “palazzo” su un’impresa specchio dell’Italia

- Edmond Dantès

In vista dell’assemblea di Generali, Caltagirone abbandona il patto con Del Vecchio. C’è da chiedersi se non si tratti di un mossa concordata tra i due

Caltagirone Trieste Lapresse1280 640x300
Francesco Gaetano Caltagirone (Lapresse)

Francesco Gaetano Caltagirone dà, Francesco Gaetano Caltagirone toglie. Non sono passati nemmeno tre giorni interi dalle dimissioni di Sabrina Pucci, vicina alla Fondazione Crt (1,6%), espressione dell’ultima mossa dei pattisti, che l’ex vicepresidente di Generali con il suo 8,04% mescola di nuovo le carte, diventa l’argomento più chiacchierato e attraverso la sua società comunica il recesso “unilaterale ed immediato” dal patto: presenterà una propria lista per il rinnovo del CdA di Generali.

La partita dal sapore sempre più italiano invece che chiarire dubbi e perplessità sembra spegnersi da sola, così come è stata accesa. La notizia potrebbe mostrare (e se così fosse questa volta inequivocabilmente) sia le falle dello schieramento e dell’approccio dei due giocatori principali, Leonardo Del Vecchio attraverso la Delfin (6,6%) e l’autore degli scoop, sia l’ennesimo diversivo concordato per spostare l’attenzione seguendo uno schema. Non è infatti da escludere che si tratti di un’idea già confezionata ad hoc dai pattisti, soliti mandare avanti Caltagirone, in questa odissea che assume contorni enigmatici.

Le cose dette tra le righe sono la consuetudine oramai: non è ancora chiaro nemmeno se le liste saranno lunghe, corte o magari anche con una variante mezzana. L’ennesima mossa che dovrebbe creare confusione fa però comprendere bene che un piano industriale uniformato, collaborativo e coerente con “troppe” teste nella trincea dei pattisti non è possibile, o forse non esiste nemmeno. Meglio due, forse tre o quattro liste con programmi contrapposti invece che una, se di maggioranza o minoranza non è dato sapere.

È vero anche che Caltagirone ha abituato tutti alle sue pretese, richieste fondamentali per poi ritrattare e cambiare idea. Al giorno decisivo mancano ancora tre mesi e a questo punto non ci sarebbe da stupirsi se l’ennesimo cambio di rotta si rivelasse solo un nuovo capriccio.

Il gioco di “palazzo” continua nonostante la cornice comprenda le sorti di un’impresa specchio di un Paese e non di un’egemonia tra privati. Ma tant’è.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA