Gesù LGBTQ al Roma Gay Pride/ Blasfemia pro-Ddl Zan: “Laicità? Aboliamo concordato”

- Niccolò Magnani

Il “Cristo LGBTQ” al Gay Pride di Roma per protestare contro il Vaticano sul caso Ddl Zan: “laicità dello Stato? Aboliamo il Concordato”. La blasfemia e il rispetto

Cristo LGBTQ
Il "Cristo LGBTQ" al Gay Pride di Roma (Twitter, 2021)

Se qualcuno vi avesse detto che durante, che so, il Family Day vi erano dei manifestanti che calpestavano foto di personaggi LGBTQ oppure si travestivano da persone omosessuali per sfotterle e discriminarle, come avreste reagito? Ci permettiamo di anticiparvi la nostra reazione alla vista di quanto invece successo ieri al Gay Pride di Roma: che vi siano degli ideologici “poveretti” in qualsivoglia gruppo sociale non può e non deve permettere la facile equazione “allora sono tutti così”. Il fatto che al Roma Pride vi fosse un personaggio travestito da “Gesù Cristo LGBTQ” con stimmate colorate e bandiera arcobaleno non significa certo che l’intera comunità LGBTQ condivide la blasfema provocazione “imitata” anche al Milano Pride contemporaneamente, con in più la “perla” di insulti e peni abbozzati sulla croce arcobaleno di un altro “Cristo transgender” rappresentato in carne e ossa.

Di certo però – e torniamo alla nostra provocazione iniziale – se mai fosse avvenuto o avverrà un fatto del genere, vi sarebbero riempite le prime pagine di tutti i giornali e forse nel giro di una giornata le massime istituzioni politiche, sportive, pubblicitarie e pure i social si scierebbero contro l’immonda provocazione di un gruppetto di “ultras cattolici” contro le persone LGBTQ. Invece quanto avvenuto questo weekend a Roma e Milano rimane derubricata in qualche articolo di giornale (di ispirazione centrodestra) e qualche sparuta presa di posizione di alcuni politici (Salvini e Meloni, ma non solo).

LA BLASFEMIA PER CHIEDERE DI ABOLIRE IL CONCORDATO

L’immensa polemica sollevata nei giorni scorsi per la “nota verbale” inviata dal Vaticano al Governo in merito ad alcuni passaggi del Ddl Zan (disegno di legge contro l’omobilesbotranfobia) – considerati in possibile violazione del Concordato siglato tra Santa Sede e Stato italiano nel 1984 – ha portato il livello dello scontro ideologico e sull’opinione pubblica a vette molto alte. E così l’accusa di ingerenza della Chiesa è stato il tono più morbido utilizzato nell’ultima settimana, tanto che ieri al Gay Pride di Roma ma anche a Milano si prevedevano nette prese di posizione: da qui però a rappresentare il Cristo come un transgender con dei peni sula croce, ecco forse di spazio ne sarebbe dovuto occorrere. La libertà di espressione e critica è manifesta e deve assolutamente essere permessa in qualsiasi democrazia liberale; l’insulto e la “discriminazione” però risultano di ben poco gusto, specie se l’oggetto del contendere – il Ddl Zan – è proprio un disegno di legge contro le discriminazioni. Alle spalle del “Cristo LGBTQ” la scritta “Orgoglio e ostentazioni: per la laicità dello Stato aboliamo il Concordato”.

Non basta che la Santa Sede abbia specificato che l’intento non è quello di bloccare un disegno di legge di uno Stato estero, bensì di porre l’attenzione su alcuni punti che discordano sul trattato internazionale siglato (per l’appunto il Concordato): l’accusa e l’attacco è diretto, con tanto di provocazione blasfema. Non solo, alcuni manifestanti del Gay Pride romano hanno sfilato indossando una mitra vescovile calpestando con vernice rossa i volti di diversi personaggi tra cui Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Papa Francesco. La leader di FdI, in risposta “indiretta” alla provocazione del Gay Pride ha scritto sui social: «Leggo che il corteo del Roma Pride è aperto da un ragazzo travestito da Cristo Lgbt, con stimmate colorate e bandiera arcobaleno. Per quanto mi interroghi, non riesco a trovare una risposta a questa domanda: che bisogno c’è di mancare di rispetto a milioni di fedeli per sostenere le proprie tesi?». La stessa Meloni fa però un passo in più e sottolinea «come si concilia la lotta alle discriminazioni, alla violenza e all’odio con i cori di insulti e minacce contro chi non è d’accordo con il ddl Zan? Se sei convinto delle tue idee e delle tue posizioni, non hai bisogno di insultare nessuno. Io la penso così. Qualcun altro evidentemente no». La domanda la estendiamo a tutta quella stragrande maggioranza della comunità LGBTQ che giustamente e per fortuna non la pensa come quei manifestanti “blasfemi”.

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