Giallo di Torvaianica/ Indagini serrate, interrogate 30 persone: attesa l’autopsia

E’ ancora un mistero il ritrovamento di due cadaveri carbonizzati in quel di Torvaianica

Omicidio Cologno al Serio
Immagine di repertorio (Pixabay, 2018)

Proseguono serrate le indagini riguardanti il giallo di Torvaianica, l’omicidio di Maria Corazza, di anni 46, e di Domenico Raco, 39enne di origini calabresi ma da anni residente sul litorale romano. Le forze dell’ordine, come sottolineato dai colleghi di RomaToday, hanno ascoltato più di 30 persone in questi ultimi giorni, fra cui il compagno della donna, Maurizio Di Natale, che ha comunque retto dopo un interrogatorio di 12 ore, e il suo alibi è stato successivamente confermato dagli stessi inquirenti. Nulla da fare, l’uomo sembrerebbe totalmente escluso dai fatti, di conseguenza sono due le ipotesi a cui stanno lavorando le forze dell’ordine: un tremendo omicidio-suicidio, oppure, un duplice assassinio. Risposte importanti saranno fornite dall’autopsia sui due cadaveri (che tra l’altro devono essere ancora riconosciuti in via ufficiale), che verrà eseguita durante il prossimo fine settimane, presso l’istituto di medicina legale del policlinico di Tor Vergata.

GIALLO DI TORVAIANICA: INDAGINI SERRATE

Le forze dell’ordine hanno visionato anche svariate ore di filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nelle zone del tragitto compiuto dall’auto della mamma della Corazza, con a bordo appunto le due vittime. Si cerca di capire se vi sia qualche mezzo che segue l’utilitaria della Ford o meno. La pista che porta all’omicidio è caldeggiata dalla posizione in cui sono stati trovati i due cadaveri, uno davanti, Domenico, sdraiato sui sedili anteriori, e uno dietro, quello di Maria. Non è ben chiaro inoltre se i due siano stati arsi vivi, ipotesi macabra ma comunque plausibile, oppure, se siano stati ammazzati prima e poi bruciati. C’è infine un buco di mezz’ora, fra le 8 e le 8:35 della mattina di venerdì scorso, momento in cui sono stati allertati i vigili del fuoco circa l’incendio dell’auto del duplice delitto. «Chi ti ha fatto quello che ti hanno fatto deve passare in carcere il resto della sua vita – scrivono gli amici di Domenico su Facebook – eri un ragazzo d’oro, una persona buonissima. Abbiamo lavorato anni insieme e poco tempo fa ci siamo incontrati e dovevamo andare a prendere un caffè. Amico, non è possibile, non è possibile. Non ci posso pensare, non ci credo».



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