GIANLUCA VIALLI/ Essere grati cambia la vita e la prospettiva di chi guarda

- Roberto Perrone

Gianluca Vialli da tempo soffre di tumore. Dopo la vittoria agli Europei 2020 si è recato nel comune di Grumello Cremonese ed Uniti a ringraziare davanti a un piccolo santuario della Madonn

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Gianluca Vialli (foto: Instagram)

“È il tempo della gratitudine” scrive Gianluca Vialli e si fotografa davanti al Santuario della Madonna del Deserto, nel comune di Grumello Cremonese ed Uniti, perché sorge isolato in mezzo alla pianura. Il suo nome vero sarebbe Madonna della Speranza perché qui Maria fece il dono della voce a una ragazza muta nel Settecento.

Gianluca Vialli è stato una presenza discreta e fondamentale accanto all’amico Roberto Mancini durante la cavalcata azzurra all’Europeo. Discreta sempre, a parte nei momenti di gioia, quando lasciava le retrovie per correre ad abbracciare il fratello acquisito.

“Il tempo della gratitudine”. Vialli ha combattuto il tumore, lo ha raccontato con coraggio: “Mi mettevo il maglione sotto la camicia per non far vedere la mia magrezza”. La lotta è ancora in corso, o forse è finita. Ringrazia per questo? Forse. O forse lo fa per l’Europeo, per una vittoria che ci ha fatto sentire, per qualche breve ma intenso istante, italiani, perché quella è stata la vittoria dell’amicizia. Non ha importanza.

Quello che importa, quello che ci affascina è l’umanità di chi si ferma un momento davanti al mistero di Dio e lo fa pieno di “gratitudine”. Vialli non è tornato in Italia con la Nazionale, è rimasto a Londra, dove vive con la moglie Cathryn e le figlie Olivia e Sofia. Poi, qualche giorno dopo, è andato a Cremona, nella sua terra d’origine. Per ringraziare. La gratitudine è un bene prezioso, più dell’oggetto per cui si ringrazia. È un modo di mettersi davanti all’essere, un modo di offrire se stessi, quello che si è. Vialli non ci dice per che cosa ringrazia, ma lo fa. Questo è il messaggio che ci manda con quel selfie con la polo della Nazionale davanti al Santuario della Madonna della Speranza: essere grati non è fine a se stesso, cambia la vita e la prospettiva di chi guarda. Qualcuno, ogni tanto, usa il birignao di cui è intriso per deridere la gente di calcio che si fa il segno della croce o parte a piedi o in bicicletta verso qualche santuario per onorare una grazia ricevuta. 

Invece chiedere qualcosa a Dio, qualcosa di concreto, come ha detto Papa Francesco, non è sbagliato, anzi. Non sappiamo per cosa Vialli sia grato, questo riguarda i suoi rapporti con il Padreterno. Però siamo grati che lo sia. E siamo grati che ce lo testimoni. Essere grati ci rende migliori. Dovremmo dire “grazie” più spesso. 

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