Gianluca Vialli/ “Malattia? Ho meno tempo, voglio essere un esempio come padre”

- Carmine Massimo Balsamo

Gianluca Vialli sul rapporto con le figlie dopo aver scoperto la malattia: “Sì, è cambiato: credo che loro seguano il nostro esempio, più che le parole”

gianluca vialli
Cr. Francesco Paolo Faraci/Netflix ©

In lotta contro la malattia, Gianluca Vialli è uno dei grandi protagonisti della serie “Una semplice domanda” di Alessandro Cattelan, in onda su Netflix. L’ex calciatore ha parlato di diversi argomenti e non poteva mancare una riflessione sul tumore, in particolare sul suo rapporto con le figlie da quanto ha scoperto di dover fare i conti con il male.

“Il pensiero è cambiato”, ha ammesso Gianluca Vialli nel prodotto Netflix: “Io sono convinto che i nostri figli seguano il nostro esempio più che le nostre parole. Credo di aver meno tempo per essere da esempio adesso che so che non morirò di vecchiaia. Spero di vivere più a lungo possibile, ma mi sento molto più fragile di prima e ogni mio comportamento mi porta a fare questo ragionamento: è la cosa giusta che sto mostrando alle mie figlie?”.

GIANLUCA VIALLI: “ECCO IL SEGRETO DELLA FELICITÀ”

Nel corso del dialogo con Alessandro Cattelan, Gianluca Vialli ha spiegato: “In questo senso, cerco di essere un esempio positivo. Quindi cerco di insegnare loro che la felicità dipende dalla prospettiva attraverso la quale tu guardi la vita. Cerco di spiegare loro che non ti devi dare delle arie, che devi ascoltare di più e parlare di meno, che devi cercare di migliorarti giorno, che devi ridere spesso e devi aiutare gli altri”. Un esempio a tutto tondo, ma Gianluca Vialli ha anche messo in risalto l’importanza di mostrare il lato più vulnerabile di sé: “Secondo me è un po’ questo il segreto della felicità e, soprattutto, cerco di fare in modo che loro abbiano l’opportunità di trovare la loro vocazione. Io credo che lo scopo della vita sia quello di trovare uno scopo nella vita. Quando trovi un motivo per cui vale la pena risolvere i problemi, arrabbiarti e gioire, secondo me è molto più facile provare questa emozione di felicità. Ma cerco anche di dimostrare loro che va bene essere vulnerabili, che va bene piangere e che va bene essere tristi”.







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