Gianni Micheli, morto dopo 14 anni in coma/ Lecco, Scola “insegna che la vita è dono”

- Niccolò Magnani

È morto dopo 14 anni di coma Gianni Micheli, ex assessore a Lecco e Presidente Cdo Lecco: il Cardinal Scola “ci ha insegnato che la vita è un dono meraviglioso”

Gianni Micheli
Gianni Micheli, ex assessore Lecco (foto da "La Provincia di Lecco")

È morto domenica scorsa dopo 14 anni di coma l’ex assessore del Comune di Lecco Gianni Micheli: 74 anni, conosciuto in città non solo a livello politico ma anche per essere stato a lungo Presidente della Compagnia delle Opere, membro della giunta della Camera di Commercio e anche responsabile locale del movimento di Comunione e Liberazione. Lascia l’amata moglie Anna Maria, che lo ha assistito per tutti questi lunghi anni di coma profondo, come pure i figli Emmanuel, Barbara, Benedetta e Martino: dal 2007 Micheli viveva in stato di “veglia non responsiva” a seguito di un arresto cardiaco. Ricoverato prima alla clinica Talamoni, poi all’Airoldi e Muzzi sempre di Lecco: si sono tenuti ieri i funerali nella basilica di San Nicolò, gremita per l’occasione visto il profondo affetto che la comunità lecchese ha voluto tributare ad uno dei suoi più lodevoli protagonisti.

Durante la celebrazione è stata letta una lettera scritta dal Cardinal Angelo Scola indirizzata ai famiglia di Gianni e a tutti i presenti in Basilica (e riportata con ampi stralci dal quotidiano online “Leccoonline.com”): «Il passaggio di Gianni all’altra riva ci interroga in modo particolare, dopo quasi 14 anni trascorsi in uno stato di “veglia non responsiva. Che senso hanno avuto per lui e i suoi cari, per noi tutti che lo abbiamo conosciuto e stimato? Lo possiamo imparare dal modo in cui Anna lo ha sempre assistito e soprattutto amato. Gianni ha vissuto una vita carica di mistero. La nostra fede ci assicura che il Padre lo ha tenuto stretto a sè in tutto questo periodo, con un rapporto diretto e speciale. Certamente solo l’amore ci permette di riconoscere questo dato, salvando la dignità, la pienezza della persona, il suo modo di vivere».

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«Gianni per me è stato come un fratello maggiore. Ci siamo conosciuti all’interno di Comunione e Liberazione e abbiamo fatto questo percorso insieme. Lui e la moglie Anna si sono sposati nel 1969 e hanno fatto in tempo a festeggiare i 50 anni, seppure era già ricoverato all’Airoldi e Muzzi. Inoltre è stato il mio testimone di nozze. Abbiamo lavorato insieme sia a livello del movimento di CL, sia quando ho avuto incarichi pubblici. Per me è sempre stata una delle figure di riferimento e di aiuto», spiega così a La Provincia di Lecco l’ex sindaco e amico fraterno di Gianni Micheli, Giulio Boscagli. È lo stesso ex primo cittadino a riportare quanto la moglie di Gianni descriveva il suo rapporto con l’amato marito infermo: «Passo alla Rsa tutti i pomeriggi. È un’esperienza fisica, laica: ti senti “custode” di tuo marito, custode di una vita che è anche la tua vita. L’unica cosa che puoi fare è fare compagnia, e il reparto in cui Gianni vive è diventato la nostra seconda casa, una stanza di casa. Gianni è una presenza più forte di prima. È un richiamo costante che la vita non te la dai da te».

La Compagnia delle Opere di Lecco, nella nota dopo la scomparsa di Gianni Micheli, scrive «Da persone come Gianni abbiamo imparato come la fede cristiana vissuta con fedeltà e intelligenza in quell’ambito sociale che è la comunità della Chiesa, sia capace di generare un popolo, una unità, una compagnia di persone protagoniste della società in cui vivono, consapevoli della loro storia e della loro appartenenza. Questi tempi rendono ancora più necessario il nostro impegno perché l’opera che Gianni e tanti altri con lui hanno costruito possa continuare, ancora più consapevoli che se non ci è possibile cambiare le condizioni, possiamo però impegnare le nostre capacità e le nostre energie, per rendere presente e incontrabile anche ora una società più buona per tutti».

Ancora Scola nella lettera proposta durante i funerali ribadisce «La morte di Gianni – ha proseguito l’ex Cardinale di Milano e Venezia – assume carattere di compimento, il suo stato ci insegna che cos’è la vita: un dono meraviglioso, in qualunque modo si esplichi, della generazione della Trinità. La sua esistenza è stata piena di bellezza, e ora più che mai di insegnamenti per ciascuno di noi: auguro a me e a tutti di impararlo. Guardiamo alla testimonianza di Anna e dei suoi cari, capiremo che cos’è l’amore. “Nessuno può venire a me se non il Padre che lo ha mandato e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”: ecco, questa è la certezza che alberga nel nostro cuore, quella di rivederci tutti nella patria definitiva dove saremo sempre con il Signore».

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