GIANNOLA NONINO, REGINA DELLA GRAPPA/ “Mamma e papà mi hanno detto mira lontano e…”

- Morgan K. Barraco

Giannola Nonino, regina della grappa, ospite Da noia ruota libera. Nella video intervista, il ricordo della sua gioventù, del marito Benito e…

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Giannola Nonino e la grappa
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Giannola Nonino ospite da Da Noi a ruota libera racconta il suo passato, quando i suoi genitori le hanno inculcato quei valori così importanti che hanno influenzato tutto il resto della sua vita: “io sono stata educata da un papà e una mamma meravigliosi”, spiega l’ospite di Francesca Fialdini in un collegamento in diretta. “Mi hanno detto ‘sei un individuo pensante, né femminuccia né maschietto, quindi, mira lontano per arrivare vicino, nel rispetto di chi ti sta accanto, e non mollare mai’”. Nel corso della sua intervista, la regina della grappa ricorda inoltre i primi passi della sua straordinaria carriera, quando trasportava da sola la sua grappa, per venderla nei paesi limitrofi: “partivo, fai conto, alle 7.30 del mattino; prima avevo una seicento. Arrivavo al primo paese alle otto e un alimentarista mi preparava un panino con la mortadella che era la fine del mondo; man mano che andavo qualcuno mi voleva offrire qualcosa, non ho mai avuto delle situazioni sgradevoli”. (Agg. di Fabiola Iuliano)

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Giannola Nonino: “Ho contribuito con la mia determinazione”

Giannola Nonino è conosciuta come la regina della grappa, un’imprenditrice che ha saputo costruire un impero al fianco del marito Benito. I due infatti hanno creato nel ’73 il Monovitigno Nonino, la grappa di singolo vitigno ottenuta distillando le vinacce dell’uva Picolit in modo separato. “Mio marito rappresenta la quarta generazione di una distilleria una volta piccolissima, che ha sempre prodotto grappa di qualità”, ha detto tempo fa Giannola alla Star, “io ho contribuito con la mia determinazione a non mollare mai, ad anticipare le innovazioni, a non fermarci davanti alle difficoltà, ma anzi a farsi spronare da tutte le battaglie che abbiamo dovuto superare per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Non siamo mai abbastanza soddisfatti da quanto abbiamo ottenuto“. L’azienda tra l’altro può contare su un buon 90% di personale al femminile e non solo perchè la coppia ha lasciato la gestione alle tre figlie. “Quando si parla di trasmissione tra generazioni è importante che tutti vivano nel rispetto reciproco, che ciascuno si senta importante, ma nessuno più importante dell’impresa“, ha detto ancora. Forse all’epoca non è stato semplice per Giannola riuscire a far sentire la sua voce in un settore in cui la quota maschile va per la maggioranza, ma ha avuto la fortuna di avere sempre al suo fianco il marito Benito. “Sono sempre stata accolta benissimo da questo mondo guidato da uomini”, ha sottolineato, “Ho trovato alcune eccezioni, gente che mi ha creato enormi problemi… ma che poi, visto il gradimento dei consumatori riscosso da Nonino, è stata costretta a seguirci”.

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Giannola Nonino, regina della grappa: un posto speciale nel mercato

Giannola Nonino non può che essere fiera della sua famosa grappa, che in tanti anni è riuscita a trovare un posto speciale nel mercato. Merito della forte conoscenza della materia prima da parte della donna e del marito Benito, così come delle tre figlie Elisabetta, Antonella e Cristina. L’intera famiglia si sente un po’ come ambasciatrice del Friuli agli occhi del mondo intero, soprattutto perchè la grappa Nonino è radicata nella cultura del territorio. Anche se nel corso degli anni i Nonino hanno dovuto reinventarsi: nel ’73 hanno scoperto che a causa di alcuni problemi burocratici non avrebbero potuto continuare a sfruttare i vitigni autoctoni per la distillazione delle vinacce. “I vitigni che il mio papà mi aveva fatto scoprire ed amare, come il Pignolo, Schioppettino e Tazzelenghe, non esistevano più”, ha raccontato Giannola alla Star, “o meglio, ufficialmente non esistevano più”. La Nonino però non si è data per vita e ha creato il Premio Nonino Risit d’Aur per i vinaioli, per premiare chi avesse messo a dimora una varietà o più e che riuscisse a preservare i vitigni. “Il risultato fu esaltante“, ha aggiunto, “e quei vitigni sono stati recuperati in pochi anni. Ma i premi si mantennero, anche se l’oggetto del premio diventò l’arte”.

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