Ginevra Bompiani/ “Traduzioni Gorman a giovani nere? Si traduce lingua non il colore”

- Davide Giancristofaro Alberti

Ginevra Bompiani storce il naso di fronte alla decisione della Viking Books di affidare le traduzioni della poetessa Gorman a giovani donne attiviste e di colore

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Ginevra Bompiani (Youtube)

Ginevra Bompiani, 81enne scrittrice, editrice e traduttrici, da una vita immersa nei libri, storce il naso di fronte alla decisione della Viking Books, quasi centenaria nonch+ autorevole casa editrice americana, di affidare la traduzione dei versi della poetessa americana Amanda Gorman (già ribattezza la poetessa di Biden), a persone che siano donne, giovani, attiviste e preferibilmente di colore. “Penso quello che pensano tutti – racconta la Bompiani ai microfoni di Repubblica – è una sciocchezza. Però è una tale sciocchezza che viene da chiedersi: perché? Alla Viking non sono mica degli sprovveduti, è una grande casa editrice americana, ha pubblicato grandissimi autori. Perché improvvisamente fa una cosa del genere?”.

Secondo la Bompiani potrebbe trattarsi della più classica delle trovate pubblicitarie: “Sanno anche loro che è difficile replicare in Europa il successo che Amanda Gorman ha avuto in America, ce la siamo già quasi dimenticata. Ecco perché credo si tratti di una trovata pubblicitaria”. Secondo la nota editrice italiana non è da escludere che possa essere stata una trovata della stessa giovane poetessa: “Dopo tutto Amanda Gorman è anche una modella, sa cosa vuol dire stare su una passerella, non è un poeta restìo e nascosto, è una persona che si sa gestire molto bene, basta vedere il colore del suo cappotto”.

GINEVRA BOMPIANI: “QUELLA DELLA VIKING BOOKS UNA TROVATA PUBBLICITARIA”

“Questo la dice lunga – prosegue la Bompiani commentando le direttive della Viking Books, giovane, donna, attivista e preferibilmente di colore – su quale è oggi lo statuto dell’intelligenza, si pensa che per capire una cosa bisogna essere quella cosa. Come se non ci fosse un lavoro, un movimento dell’intelligenza. Dimostra quanto l’intelligenza si sia molto ridotta ultimamente. Ecco, questo piuttosto mi preoccuperebbe”. Il giornalista di Repubblica chiede quindi se non si corre il rischio, con tale ‘identikit’ del traduttore, di creare una sorta di razzismo al contrario: “È talmente assurda come richiesta che non ci vedo una cosa del genere. Allora, al rovescio, per tradurre uno scrittore maschio, antisemita, filonazista io avrei dovuto essere maschio, antisemita, filonazista? Non ha nessun senso, ripeto è una trovata unicamente pubblicitaria, che non andrebbe presa tanto sul serio. Però quello che invece è preoccupante è che per capire qualche cosa non servano qualità intellettuali ma solo identità. Si capisce quello che si è, non posso capire quello che non sono. Questo vorrebbe dire che quell’unione di cui tanto parla Biden è impensabile: è proprio il contrario del messaggio che si voleva dare».



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