Ginevra Nuti, figlia Francesco/ “Mia madre mi ha aiutata ad essere una buona tutrice”

- Silvana Palazzo

Ginevra Nuti, figlia dell’attore e regista Francesco ora ne è anche tutrice:  “Mia madre mi ha aiutata. Sentivo un peso, una responsabilità, oggi l’ho superata”

ginevra nuti rai
Ginevra Nuti (Rai)

Era figlia di un padre lontano, ora è una donna che ne è quasi diventata madre. Ginevra Nuti, figlia dell’attore e regista pratese, da quando è diventata maggiorenne è diventata tutrice del padre, che vive da due anni in una clinica. Il dramma di Francesco Nuti è cominciato nel 2006, quando è stato operato d’urgenza dopo essere caduto a casa. Il secondo incidente dieci anni dopo. Poco dopo la figlia ha deciso di trasferirlo a Roma, dove lei viveva con la madre, l’attrice Annamaria Malipiero. Ma i primi tempi da tutrice sono stati duri per lei. «Sentivo un peso, una responsabilità. Poi però, grazie a mia madre che mi è stata vicina anche nelle piccole cose, è cominciato a filare tutto», racconta al Corriere della Sera. Lo va a trovare ogni settimana, ogni volta che può. E non serve solo a lui: «Sento che ci cerchiamo entrambi, lo vedo contento quando arrivo». Inevitabilmente questa vicenda l’ha fatta crescere: «In un primo momento questa responsabilità mi metteva ansia, ma oggi l’ho superata. Sono giovane e ho i sogni della mia età, confrontarmi con questa situazione mi ha dato molto».

GINEVRA NUTI, FIGLIA DI FRANCESCO: LA SOMIGLIANZA COL PADRE

La figlia di Francesco Nuti ora ha vent’anni ed è una studentessa di Medicina. La somiglia tra loro è strabiliante. «È quello che mi dicono tutti appena mi guardano. Soprattutto gli occhi. Anche suoi i fan cominciano sempre dall’analogia del volto. È un aspetto che vivo con gioia, che mi lega a lui al di là del nostro rapporto, una specie di marchio», dice al Corriere della Sera. Ma Ginevra Nuti sa bene che non è solo il lato fisico a legarli: hanno lo stesso carattere. «Quando vado a trovarlo ci sono dei giorni in cui lui è più partecipativo ed altri in cui lo è meno. Ma non dipende solo da come sta psico-fisicamente, si tratta piuttosto di un nostro lato riservato o burbero, di un tratto distintivo che abbiamo in comune». Per lei era difficile raggiungerlo a Prato, anche perché faceva il liceo e quindi era difficile trovare il tempo. Era tutto più complesso. «Averlo qui a Roma è bello davvero. Quello dove sta è il posto nel quale riesco a trovare una dimensione unica per riflettere sulla vita, un luogo speciale che meritava questo omaggio». Nei film però non riesce a rivederlo: «Li evito. Mi hanno sempre fatto effetto, sin da quando ero piccola. Ma c’è un’eccezione, Caruso Pascoski di padre polacco: è l’unico che riesco a guardare con serenità».



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