“Giorgio Gaber vero uomo libero”/ Il regista Milani: “valorizzava un’idea a prescindere da destra o sinistra”

- Niccolò Magnani

Parla il regista del film-docu su Giorgio Gaber, Riccardo Milani: “era un vero uomo libero, sinistra venne presa a mazzate sui denti dal Signor G. Era oltre l'ideologia”

Gaber Giorgio Gaber in concerto (LaPresse)

IL FILM DOCU SU GIORGIO GABER, PARLA IL REGISTA: “È UN VERO UOMO LIBERO”

Inizialmente sembrava un azzardo assegnare al regista di successo con “Buongiorno Presidente” e “Come un gatto in tangenziale” un film documentario su Giorgio Gaber: Riccardo Milani romano, il Signor G milanese, mondi diversi, culture diverse e origini tutt’altro che simili. Eppure per chi ha visto l’opera “Io, noi e Gaber” non si può non notare la sensibilità con cui Romani è riuscito a raccontare – con l’aiuto fondamentale della figlia del grande autore milanese, Dalia Gaberscik – l’epopea del grande Giorgio Gaber. «È un uomo libero», confessa intervistato da “La Verità” Milani, «credo sia la definizione più giusta».

Il regista del film-docu in questi giorni nei cinema, racconta tutta la sua passione giovanile davanti alle canzoni e i monologhi del “Teatro-canzone” gaberiano: «Con quelle riflessioni e le loro durezze arrivavano tanti segnali che riguardavano la nostra vita, il movimento (studentesco, ndr) , la politica». Il Signor G era un punto di riferimento per la sinistra ma non solo, come forse troppo poco spesso viene ricordato da quegli ambienti progressisti pur contestati a più riprese dagli stessi spettacoli di Gaber-Luporini: Riccardo Milani ha la lucidità di riconoscere l’origine geniale di chi come Gaber sapeva andare ben oltre l’ideologia. «La parola di Gaber aveva un’autenticità diversa perché mescolava ironia e rabbia», sottolinea ancora il regista, rimasto colpito da “Polli d’Allevamento” dove il cantautore prese a “mazzate sui denti” la sinistra imperante a livello culturale dell’epoca, «ci aveva detto che eravamo passati da movimento a moda».

RICCARDO MILANI: “GABER E LA SINISTRA, COSA ABBIAMO DA IMPARARE”

Per il regista Riccardo Milani, Gaber nel pieno degli Anni Settanta seppe cogliere tutta l’ideologia e l’errore che stava compiendo la sinistra: «come sarebbero andate le cose se avessi ascoltato di più Gaber? Avremmo imparato a giudicare un’idea (o a “mangiarla”, avrebbe detto il grande Signor G, ndr) per quello che era a prescindere alla sua provenienza di destra o di sinistra, senza essere ideologici».

Sempre secondo Milani, Gaber era un genio a tutto tondo e un intellettuale al contempo, sapeva essere colto e pop, sempre un passo avanti: nel film vengono incontrate diverse persone anche della sinistra che per tanto tempo seguirono quanto invece Giorgio Gaber andava contestando. In questo apparente “imbarazzo”, spiega il regista, si attua il rimescolamento tra destra e sinistra, con molti vizi dell’una finiti nell’altra: «È un lavoro attraverso il quale la sinistra può confrontarsi con lui e rivedere la propria evoluzione». In ultima analisi, un vero lascito di Gaber, ancora molto attuale oggi, è per il regista Milani la critica al consumismo non legato all’essenziale: «La difficoltà della generazione dei padri di trasmettere a quella successiva questa autenticità».







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