GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE/ Le azioni che valgono più delle task force

- Alessandra Servidori

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Vi sono due azioni che si potrebbero mettere in campo per aiutare le madri fragili

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La giornata è internazionale e ancora una volta stride con la retorica ed è addirittura irritante poiché la violenza sulle donne si è accanita ancora più dolorosamente in questi tempi di pandemia. E siamo sempre al momento degli annunci, ma poi il bollettino si macchia di nero costantemente di più. Certo scarpe e panchine rosse sono simboli della mattanza, ma peggio è quando creiamo delle aspettative poi deluse. Dal codice rosso dei pochi Pronto soccorso, alle case per le donne sempre meno sostenute dalle risorse pubbliche, per non parlare di “buona scuola” dove si pretende di affrontare senza adeguata preparazione delle insegnanti la questione del rispetto di genere, fino ad arrivare ai ddl demagogici e al mettere insanamente all’indice le forze dell’ordine ree di non avere prestato attenzione alle denunce.

Il Governo ha riannunciato, ma non a tutti è dato il privilegio del testo, una task force  multidisciplinare per il raccordo e, in casi specifici,  la gestione delle misure previste dal Pnrr in favore dell’empowerment delle donne vittime di violenza. È una delle promesse del nuovo piano anti-violenza per il 2021-23, passato in conferenza unificata, e che vedrà la luce anche dettagliata proprio oggi. L’obiettivo dell’ennesima task force è integrare e supportare il modello di governance già preesistente nella realizzazione degli interventi previsti dall’iniziativa Next Generation Eu, dall’impiego dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi Sie). Si annuncia un piano operativo agganciato al piano triennale precedente, che, ahi noi!, non ha funzionato.

Dunque si parla ancora di prevenzione, protezione, sostegno e assistenza delle vittime, punizione dei colpevoli. Si promette di combattere la violenza economica con l’alfabetizzazione finanziaria, tirocini retribuiti, norme per favorire l’inserimento lavorativo, e dunque ancora una cabina di regia, un osservatorio, il collegamento con il territorio in nome della Direttiva di Istanbul del 2013: sfide aperte e per nulla risolte. Ma in attesa che il piano funzioni davvero almeno ci sarebbero due azioni positive sulle quali abbiamo lavorato in un gruppo che diventa sempre più ampio e su cui potremmo muoverci. E sono entrambi rivolte alle madri in difficoltà perché la violenza non le offenda ancora di più.

Si tratta di contrastare l’utilizzo da parte dei tribunali civili del concetto di alienazione parentale nell’ambito di procedimenti civili che accompagnano la definizione delle separazioni nei casi di violenza contro le donne madri, utilizzata spesso come forma di condizionamento nei confronti delle donne vittime di violenza. La Corte di Cassazione è stata di nuovo chiamata a esprimersi, con un’ulteriore ordinanza (la n. 13217/21) in tema di Pas e di Sindrome della Madre Malevola. È necessario, che, laddove vi sia una condanna penale per maltrattamenti, il procedimento di affido dei figli applichi il chiaro e inderogabile obbligo del rispetto di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul in materia di protezione della vittima nei processi di affido dei figli e dal Gruppo di esperti europei incaricato di monitorare l’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

L’altra proposta che presentiamo in un appello al Governo è che alle madri in condizioni di difficoltà che non possono allattare i propri figli al seno sia dato gratuitamente il latte in polvere: non possiamo lamentarci che la povertà aumenta tra le donne che la natalità diminuisce drasticamente e non aiutare le madri fragili. Si tratta di una decrescita che, se valutata in termini assoluti, è stata sette volte più grande di quella registrata a gennaio 2020, allorché si ebbero 729 nati in meno rispetto allo stesso mese del 2019, mentre in termini relativi giunge a configurare una variazione negativa a due cifre (-14,3%), superiore di oltre dodici punti percentuali a quella corrispondente nel 2020. E tra le famiglie monogenitorali (uomini e donne), l’incidenza della povertà relativa si attesta al 13,9%. Tale percentuale sale al 15,7% nel caso di madre sola con almeno un figlio minore. Questa nostra riflessione/proposta è lotta alla violenza perpetrata sulle donne. Il latte in polvere poi costa poco, vale tanto e da subito concretamente si può fare.

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