Giovani calciatori all’estero: una regola va contro la Serie A
Il calcio italiano non è in grado di competere con quello di altre Federazioni europee e questo appare chiaro a tutti, a maggior ragione dopo l’Europeo, che ha visto l’Italia uscire con le ossa rotte mentre altre Nazionali, potendo contare su un sistema calcistico più green e soprattutto aperto ai giovani, hanno fatto decisamente meglio. Oltre a non puntare sui giovani calciatori, la Serie A spesso si vede strappare i talenti più importanti e interessanti, che sono in grado di sfruttare il regolamento: questo, infatti, prevede che compiuti 16 anni, se non in possesso di un contratto professionistico, i calciatori possano trasferirsi all’estero. Alla propria società non andrà un vero e proprio pagamento ma solamente un contributo stabilito tecnicamente, di solito compreso tra i 200 e i 300 mila euro, come spiega La Stampa.
Se invece un calciatore vuole essere ceduto ad un altro club italiano, deve esserci una trattativa con valutazioni diverse: dunque, ai grandi club conviene pescare all’estero. Le norme sul vincolo per i giovani di base non hanno neppure titolato le società italiane: questo è ben visibile, ad esempio, nel caso di Della Rovere, talento classe 2007 che ha lasciato la Cremonese per passare al Bayern Monaco. Il club tedesco è riuscito facilmente a strappare il ragazzo al calcio italiano, offrendo un contratto competitivo al giocatore.
Giovani calciatori all’estero: così il calcio italiano si impoverisce
Il prossimo talento italiano che lascerà il nostro Paese è Inacio Pia, promesso sposo del Borussia Dortmund. Il classe 2008 è cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta ma ben presto volerà in Germania con la speranza di percorrere una carriera importante che lo possa portare all’esordio in Bundesliga. Luca Reggiani, invece, nonostante abbia compiuto 16 anni lo scorso 9 gennaio è già in giallazzurro, dopo aver salutato il Sassuolo. Ad aver lasciato l’Italia è anche Cher Ndour, classe 2004 che a 16 anni ha abbandonato l’Atalanta per passare al Benfica, per poi essere strappato nuovamente a parametro zero dal Psg. Gnonto, invece, ha lasciato l’Inter per accasarsi prima allo Zurigo e poi in Premier, al Leeds.
Sono tanti, dunque, i talenti made in Italy che hanno fatto le valigie e salutato il nostro Paese per andare all’estero, attirati da contratti ben più remunerativi rispetto a quelli italiani. Alcuni invece sono andati via perché non riuscivano ad avere uno spazio adeguato nel proprio club, come Simone Pafundi, prima blindato dall’Udinese e poi ceduto per via dello scarso minutaggio. Il classe 2006, che piaceva molto anche a Mancini, ha lasciato i friulani a gennaio per accasarsi al Losanna in prestito con diritto di riscatto fissato a 15 milioni. Così facendo, dunque, la Serie A si lascia sfuggire i suoi talenti mandandoli all’estero e acquistando invece stranieri per sopperire all’assenza di italiani. Un cane che si morde la coda.