GIOVANI & LAVORO/ Servizio civile universale nel Pnrr, un buon antidoto contro i Neet

- Claudio Quintano

L’inserimento nel Pnrr del Servizio civile universale tra le politiche attive aiuterà a responsabilizzare di più i giovani, soprattutto i Neet

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LaPresse

Il fenomeno di quella vera e propria bestia nera dei Neet è stato all’attenzione di molteplici categorie di studiosi non solo negli ultimi tempi; esso ha fatto da forte contrappeso negativo agli sforzi, pur presenti, registrati in Italia, per stimolare la peraltro precaria o non riuscita crescita delle variabili economiche del capitalismo del Pil nostrano, soprattutto in termini comparativi, nel quadro della configurazione europea dei Paesi e nel quadro di quella Ocse. Sono pronto a scommettere che i su citati studiosi sono in attesa che si verifichi l’evento della nascita della nuova evidenza empirica che sicuramente dimostrerà gli effetti positivi, sia diretti che indotti, dello Servizio civile universale sulla riduzione dei Neet.

Ovviamente la giuntura tra vecchio e nuovo lasso di tempo delle medesime variabili, anche se queste ultime fossero incastonate nei medesimi tradizionali modelli interpretativi, avverrebbe, da una parte, in uno scenario modificato dalla crescente diretta vigenza della sostenibilità, a discapito della calante influenza della logica, ereditata dall’ormai vetusta “rivoluzione industriale”, del raggiungimento a tutti i costi dell’obiettivo del Pil (anche se inquinante) e, dall’altra, in presenza dell’affermarsi dei nuovi rinnovati connotati dello Scu di impostazione Pnrr.

Il Dipartimento per le Politiche giovanili è responsabile dell’attuazione di questo intervento, che è riconosciuto dalla legislazione italiana e nell’ambito degli Obiettivi Onu, come strumento di apprendimento non formale dei giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni.

Lo Scu certamente contribuirà a far diventare seri e responsabili i giovani, molti dei quali avranno occasione di ravvedimento, ad esempio, per aver abbandonato gli studi, per essere usciti cioè dal binario scolastico tradizionale dell’apprendimento o per essersi semplicemente attardati.

Le politiche del lavoro tracciate per i Neet riguardano: “l’accrescimento delle proprie conoscenze e competenze orientate allo sviluppo della propria vita professionale; la diffusione del valore e dell’esperienza della cittadinanza attiva dei giovani come strumento di inclusione e coesione sociale; la promozione di interventi, attraverso i progetti in cui operano i volontari, di valenza sociale più efficaci sui territori, anche intercettando la dimensione della transizione al verde e al digitale; la realizzazione dei servizi a favore delle comunità per rendere il paese più resiliente, ma anche per attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi”.

La riduzione della platea dei Neet è importante in quanto i Non-Neet esprimono a 360 gradi un collettivo significativamente migliore. Nel Rapporto Giovani, i dati della grande indagine curata dall’Istituto Giuseppe Toniolo (“La condizione giovanile in Italia: Rapporto giovani 2014”, Il Mulino, Bologna) esplorano la preoccupante condizione di questa fascia di giovani anche in relazione ai loro coetanei. L’indagine (su un campione di 2.350 giovani di età 19-29 anni) è stata condotta nel 2014, tempo in cui il numero dei Neet era addirittura inferiore a quello attuale.

Limitatamente a quattro tipi diversi di quesiti, i Non-Neet hanno un atteggiamento significativamente positivo su cui si possono costruire linee stabili della nuova evoluzione della società.

Grado di fiducia verso le istituzioni. Voto da 1 a 10. La scuola e l’università anche se di poco sono in posizione inferiore, ma chi non studia e non lavora tende ad avere un’opinione meno favorevole del sistema formativo. C’è più fiducia nei confronti dell’Europa e delle amministrazioni locali, e ciò perché la responsabilità maggiore di quanto non funziona forse viene attribuita più alle inadempienze nazionali che a quelle europee o locali.

Percentuale di giovani 19-29 anni che si ritiene abbastanza o molto felice. Sul tema “felicità”, mentre i Non-Neet si dichiarano abbastanza o molto felici in misura di tre su quattro, tra i Neet il valore precipita: oltre uno su tre tra le donne e quasi uno su due tra gli uomini si dichiara per nulla o poco felice.

Percentuale di giovani 19-29 anni che è abbastanza o molto in accordo con l’affermazione “Gran parte delle persone è degna di fiducia”. A conferma di questo dato vengono le risposte sulla “fiducia nelle persone”. In generale è poca per tutti giovani, ma se tra i Non-Neet meno di una su tre afferma che gran parte delle persone è degna di fiducia, tra i Neet si scende a una su quattro. Nelle donne il senso di isolamento è particolarmente avvertito. Meglio la situazione tra i maschi, ma non di molto.

Percentuale di giovani 19-29 anni che è abbastanza o molto soddisfatto del rapporto che ha avuto con le persone che li circondano. Se si chiede di esprimere il grado di fiducia verso le persone più vicine e con le quali più si interagisce nella propria quotidianità l’81,4% dei Non-Neet si dichiara fiducioso, mentre tra i Neet i valori sono di ben 10 punti percentuali più bassi: 70,7% tra i maschi, 67,7% tra le femmine. Questo sta a indicare che nonostante le difficoltà oggettive e un quadro sociale considerato sfavorevole, la realtà meno logorata resta quella della comunità più stretta, le relazioni amicali e familiari. Sono queste l’unico vero sostegno, ma per quanto tempo ancora?

In Italia non solo si sta allargando la condizione di Neet – osserva il professor Alessandro Rosina, tra i curatori dell’indagine -, ma, come conseguenza delle difficoltà del ceto medio, anche le famiglie si trovano sempre più in difficoltà a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani”.

“Nel perdurare della crisi economica – aggiunge Rosina – in combinazione con la cronica carenza di politiche attive (siamo al quart’ultimo posto in Europa come investimenti su tale voce), questo segmento della popolazione rischia non solo di allargarsi sempre di più, ma anche di scivolare sempre più in profondità in una condizione che mescola frustrazione personale e risentimento sociale. Le politiche attive, soprattutto su questa fascia di giovani, devono agire in tempi brevi e in modo incisivo”.

Oggi, a distanza di sette anni da quando è stata redatta questa rilevazione, bisogna tener conto però di un fatto nuovo e forte: ciò che sta per configurare l’azione della politica del lavoro dello Scu nel quadro del Pnrr e fondi collegati – React-Eu (Pacchetto di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa) e Fsc (Fondo per lo sviluppo e la coesione) -, diretti a condizionare l’esecuzione dei progetti all’assunzione di giovani, donne e zone a scarsa occupazione che sicuramente spronerà i Neet a modificare scelte e comportamenti di vita.

“L’obiettivo del progetto è potenziare il Servizio civile universale, stabilizzando il numero di operatori volontari e promuovendo l’acquisizione di competenze chiave per l’apprendimento permanente (soft skills, competenze personali, sociali, competenze di cittadinanza attiva), in linea con la Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 (2018/C/189/01)”.

Il maggior finanziamento consente agli enti di servizio civile di affrontare interventi con angolazioni privilegiate per i Neet, nell’ambito di una programmazione su base triennale con più sicurezza, consapevoli che ci potrà essere continuità per la propria azione, e si potranno così dedicare a curare maggiormente la qualità degli interventi, sia con riferimento all’investimento sui giovani, sia in relazione alle ricadute sui territori e sull’ambiente.

Tale finanziamento, coprendo i costi connessi all’impiego dei giovani, permette di riallocare parte delle risorse nazionali al rafforzamento di attività quali il monitoraggio dei programmi e la valutazione di risultati sui territori e sulle comunità. Ciò garantirà di acquisire buone pratiche per la qualità dei programmi futuri.

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