Giovannini: “Il Recovery Plan ha cambiato il gioco”/ “Nessun politico rema contro”

- Davide Giancristofaro Alberti

Giovannini, ministro delle infrastrutture, parla del Pnrr, fel futuro del Paese, del governo Draghi e delle recenti perplessità sollevate da Bonomi

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Enrico Giovannini (Lapresse)

Dopo le preoccupazioni espresse dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: (“I partiti non capiscono. Assediano il governo dando l’assalto alla diligenza, invece di concentrare risorse sulla produttività e la crescita”), ha risposto il ministro delle infrastrutture, Enrico Giovannini: «Cosa penso delle preoccupazioni di Bonomi? Distinguerei fra Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e legge di bilancio», racconta oggi ai microfoni del Corriere della Sera, «Contrariamente – ha proseguito – a ciò che molti pensano, il Pnrr ormai è scritto e va attuato. La parte degli investimenti è precisata nel dettaglio. Lo dico perché molti pensano di poter imbarcare progetti nel Pnrr all’ultimo momento su temi che non sono stati inseriti nella versione andata a Bruxelles». Il quotidiano di via Solferino ha quindi chiesto a Giovannini se lo stesso ricevesse pressioni, e lui ha replicato: «Vedo tante dichiarazioni in questo senso, ma oggi non è più possibile. Per ciò che concerne invece le riforme del Recovery, è evidente che alcune sono divisive perché altrimenti si sarebbero già fatte in passato. Dunque, è legittimo che i partiti esprimano il loro punto di vista su misure incisive come quelle sulla concorrenza, quella fiscale o sugli appalti. Ma questa è la democrazia».

Secondo il ministro delle infrastrutture Giovannini il governo Draghi ha dimostrato di saper fare: «Non è che siano stati solo distribuiti sostegni. Sono state prese decisioni importanti anche su riforme specifiche, magari settoriali, i cui frutti avranno effetti nel tempo. Per esempio abbiamo tagliato drasticamente i tempi del contratto di programma di Ferrovie dello Stato, perché era la precondizione per assegnare in tempi record i fondi. Nel passato arrivavano due o tre anni dopo. Ora il Parlamento ha accettato di non discutere nel dettaglio la lista delle opere, in gran parte già incorporate nel Pnrr». Ancora sulle parole di Bonomi, circa il fatto che troppe risorse sarebbero assorbite per gestire politiche dei governi precedenti, che non fanno crescere, come ad esempio Quota cento al reddito di cittadinanza: «È una discussione che si può fare una volta che lo schema della legge di bilancio sarà approvato – replica Giovannini – non posso commentare qualcosa che il governo non ha licenziato».

GIOVANNINI: “IL PNRR HA CAMBIATO L’APPROCCIO DEI GIOCATORI”

Quindi il ministro ha specificato, alla luce anche dei recenti accordi con le Regioni: «Questo è frutto del Pnrr che, ponendo delle scadenze certe, cambia il gioco. Cambia il modo in cui i giocatori si atteggiano al tavolo degli accordi. Non va sottovalutato. Chiaramente le regioni competono. Ma nei fatti la collaborazione non è mai stata così fruttuosa. I tempi di attuazione del Pnrr riguardano tutti: governo centrale, regioni, comuni. Non è che se un giorno non trovi l’accordo, la scadenza del Pnrr si sposta di un giorno più in là, non so se mi spiego. Ciò impone una strategia cooperativa, piuttosto che competitiva, che io vedo scendere per i rami territoriali».

A conferma di ciò, le false previsioni disattese delle ultime settimane: «Doveva esserci un dramma sulla scuola, invece niente. Doveva esserci sui trasporti, invece niente. L’Italia si doveva bloccare sul green pass, e non è successo. Certo che ci sono problemi qua e là, ma limitati e ci stiamo lavorando intensamente. Lo scetticismo è giusto. Ma quel che abbiamo fatto in questi otto mesi dovrà pur entrare nelle aspettative su quello che saremo in grado di fare da qui in avanti».

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