Giulio Zeppieri/ “Sono tennista per caso, ma ora posso sfidare i grandi”

- Carmine Massimo Balsamo

Il talento ventenne Giulio Zeppieri reduce dallo scontro a Umago con Alcaraz: “Mi piacciono Federer, Nadal… Ma non ho un idolo”

giulio zeppieri
(RTL 102.5)

E’ tra i giovani più interessanti del panorama italiano e a Umago lo ha dimostrato. Parliamo di Giulio Zeppieri, il ventenne sconfitto in semifinale da Alcaraz al termine di una bellissima battaglia. “E’ stata la prima sfida contro un giocatore di quel livello”, ha spiegato il numero 136 al mondo al Corriere dello Sport: “Carlos, sulla terra, è tra i primi tre del mondo. Io fermato dai crampi: doveva andare così, quasi mi scappava da ridere. Però quel match mi ha fatto capire che a quel livello posso starci e che però devo lavorare ancora tanto”.

Giulio Zeppieri ha ripercorso la sua carriera da tennista, iniziata alle scuole elementari per caso, grazie a due corsi pomeridiani. “Sono iper competitivo. Quando, a dodici anni, ho capito di esserlo ad alto livello, ho pensato di potermi anche divertire”. Per il ventenne lo sport è apertura mentale, ma non solo: la madre gli ha inculcato un pensiero, “mai stare con le mani in mano”.

GIULIO ZEPPIERI TRA CARRIERA E VITA PRIVATA

Nel corso del dialogo con il quotidiano, Giulio Zeppieri ha spiegato che deve migliorare sui lavori a rete, ma sta lavorando su tutto, così da essere un tennista completo. Dopo aver parlato dell’amicizia con Musetti, compagno di allenamento e non solo, il ventenne haparlato dei suoi punti di riferimento e ha spiegato di ammirare big come Federer e Nadal, anche se non ha un vero e proprio idolo: “Ci sono persone a cui puoi ispirarti: Kobe, Cristiano Ronaldo. La loro dedizione ti fa capire tantissimo”. Il sogno di Giulio Zeppieri è quello di diventare un tennista professionista e di essere contento della sua vita: “Guardare indietro e dire: no, non ho rimpianti. Mi piacerebbe vincere Roma o uno tra tutti gli Slam”. L’obiettivo però è migliorare, conscio che questo è un anno interlocutorio per lui: “Se finisco cento al mondo, bene. Ma non è un pensiero fisso. Vivo a Roma da qualche mese con altri cinque ragazzi, tutti tennisti, più piccoli e anche più grandi. E’ stato un passo importante”.







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