GIUSSANI/ Senza senso religioso il potere si impone e le opere non “tengono”

- Luca Farè

Il primo dei tre incontri del percorso formativo su "L'Io, il potere e le opere" di don Giussani organizzato dalla CdO e promosso da 12 associazioni (1)

Don Luigi Giussani Luigi Giussani (1922-2005) (foto dal web)

Si è tenuto a Milano sabato 20 maggio il primo dei tre incontri del percorso formativo sul volume di Luigi Giussani L’Io, il potere e le opere organizzato dalla Compagnia delle Opere e promosso da dodici associazioni italiane. Le più di tremila persone che hanno partecipato all’evento, in presenza o collegate da circa 200 sedi in Italia e all’estero, sono una testimonianza del grande interesse per un testo che rimane ancora oggi di grande attualità.

Come ha detto Stefano Gheno introducendo l’incontro, lo scopo di questa iniziativa è aiutarsi ad approfondire quelli che Giussani identificò come tre fattori umani essenziali per la costruzione del bene comune, appunto l’io, il potere e le opere. A guidare la riflessione sul primo di questi fattori, l’io, sono stati Monica Scholz-Zappa, professoressa di Scienze linguistiche e culturali nell’Università Albert-Ludwig di Friburgo, e Francesco Occhetta, segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti.

“Quello dell’io è un tema fondamentale per Giussani” – esordisce Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e moderatore dell’incontro – “per il quale non c’è separazione tra l’aspetto esistenziale e quello operativo. L’io non è solo la premessa esistenziale e religiosa per affrontare la vita sociale, economica e politica, ma ne è anche fattore operativo”. È questo il punto di attacco del dialogo, che sarà poi sviluppato dalle due ricche relazioni dei relatori.

“La domanda sull’io interrompe l’indifferenza del pensiero che caratterizza la società di oggi e fa sorgere nuove domande”, afferma Scholz-Zappa. Domande che spingono l’uomo a interrogarsi sulla sua natura. Si richiama ad un altro celebre testo del sacerdote di Desio, Il senso religioso, di cui si trovano numerosi riferimenti nel volume oggetto dell’incontro. La relatrice si concentra su due aspetti della natura umana: il potere e la libertà. “L’uomo non solo ha potere, ma è potere, è potenza. Il potere è un fenomeno specificamente umano e l’azione umana non è neutra”.

Potere, potenza, passione: un climax semantico rintracciabile nel testo e che ben descrive “l’energia della coscienza” che nasce dall’impatto con la realtà. Energia che rende capace l’uomo di essere creativo, fino alla costruzione di opere “laboratorio di libertà”.

È proprio la libertà il secondo fattore della natura dell’io che viene approfondito. Essa è continuamente sollecitata dalla realtà, perché “è dall’attrattiva della realtà che l’uomo arriva alla coscienza di sé, del suo io. […] L’uomo riscopre sé stesso nell’incontro con una presenza viva”. Al tema dell’incontro si lega l’intervento di Francesco Occhetta. Il sacerdote gesuita individua “tre movimenti dell’io” descritti nelle pagine del testo: “l’io immerso nel profondo e nell’avvenimento di un incontro; l’io e l’uscita da sé; il ritorno dell’io immerso nel tu eterno”. Fede e giustizia sono le caratteristiche di un “io immerso nel tu”, di un io equilibrato e morale, cioè impegnato con le domande radicali. Il porre l’attenzione su questo “elemento verticale”, vale a dire sulla conoscenza di sé, in mezzo al paradigma di pensiero “orizzontale” del mondo di oggi è un prezioso contributo riconosciuto all’autore. “Una rivoluzione epistemologica” che nasce dalla consapevolezza che “la verità si è fatta carne”.

Occhetta incalza riprendendo il famoso discorso di Assago di Giussani dell’87, riportato nel volume, in cui senso religioso e desiderio sono presentati come fattore unificante dell’io e vero motore della società. Desiderio che ha bisogno di essere sostenuto, perché “l’io da solo non ce la fa”. L’incontro “fa uscire”, valorizza l’ambiente in cui viviamo, aiuta a vivere il lavoro come “co-creazione con Dio”, fino a favorire una edificazione intelligente della società. “Per questo” conclude “la vita personale e politica hanno bisogno della resurrezione, di un rinascimento del senso religioso”.

Entrambi i relatori hanno toccato numerosi temi e lo hanno fatto con grande profondità intellettuale, offrendo una rilettura critica del libro alla luce dell’esperienza personale. Un contributo prezioso, capace di toccare le corde più intime dei partecipanti, come le numerose domande dal pubblico hanno testimoniato: “un grande aiuto” conclude Vittadini “per riscoprire ciò che pensavamo già di sapere”.

Appuntamento a sabato 10 giugno per il secondo incontro dedicato al tema del potere.

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