GLI STACCANO LUCE E GAS/ Angelo custode paga il debito, una canzone di Jannacci?

- Paolo Vites

Un anonimo benefattore paga la bolletta di gas e luce a un uomo senza soldi

poverta_reddito_lavoro_senzatetto_clochard_lapresse_2017
Reddito di Inclusione, lotta alla povertà (LaPresse)

“Non ce l’ho la biro. Non c’ho la biro. Va ben, non c’ho la biro, e allora? No, scusi, eh, lo so anch’io che è duro stare in fila: l’ho fatta anch’io la fila senza la biro. Se ci avevo la biro ce lo dicevo a lei, ce la chiedevo a questo qui? No. E allora? E allora stiamo qui tutta la vita perché io non c’ho la biro, capito? Ah, grazie. Grazie. A rendere, eh?”, scherzava Enzo Jannacci in uno dei suoi brani più commoventi. La fila allo sportello del comune per chiedere un certificato di residenza. Quelle file dove si diventa tutti un po’ animali, che manco ti puoi girare a chiedere per favore una penna che ti guardano male perché fai perdere tempo a tutti. Poi invece succede che i tempi si sono fatti sempre più duri e qualcuno fa la fila per chiedere se gli possono riattaccare la luce e il gas perché è da un po’ che non paga le bollette. Ha quattro figli a casa, spiega, non ha soldi abbastanza, per favore potete riattaccarla che pago a rate. Sembra ancora di essere dentro una canzone di Jannacci, quelle che parlano di sfigati, perdenti, pieni di debiti. Invece no, siamo a Conselve, provincia di Padova, allo sportello della società privata Centro Veneto Energia. E’ una storia vera.

L’ANGELO CUSTODE

Gli dicono di no, il beato accumulato è troppo, addirittura 600 euro (!) e non si può più pagare a rate. L’insolvenza è troppo lunga e questo mondo la fa pagare cara ai poveri diavoli con famiglia e pochi soldi. Mica sono imprenditori, banchieri, politici, personaggi della tv che a loro si va sempre incontro. L’uomo non sa cosa dire, si toglie dalla fila e fa l’unica cosa che gli resta da fare: piange. La persona che era dietro di lui in coda ha visto e sentito tutto, è il suo turno e chiede all’impiegato quanto è il debito. 600 euro. Va bene, dice, li pago io. Come in una canzone di Jannacci, ci sono ancora degli angeli in giro. Ha chiesto di rimanere anonimo, anche la persona a cui ha pagato il debito non deve sapere il suo nome. Acquevenete conferma che è vero, ma precisa che «Per il nostro servizio questo utente, tra l’altro, risulta adempientee in ogni caso abbiamo sempre avuto una particolare attenzione nei confronti degli utenti in difficoltà economiche, tanto che le interruzioni per morosità in tutto il 2019 sono state solo 8. Come società pubblica legata al territorio, a fronte di richieste motivate degli utenti viene concessa la rateizzazione, ben oltre i casi previsti dalla normativa». E allora, perché lo hanno mandato via in lacrime? “Non ce l’ho la biro. Se ce l’avevo non ero mica obbligato a chiedere a questo signore qui, no? Scusi, lo so che è duro stare in fila. Se non c’avevo la biro! No, qui uno che lavora al tornio, senza la biro è un pirla!.



© RIPRODUZIONE RISERVATA