GOVERNO CONTE/ Il giurista: ecco il piano di M5s per eliminare il Parlamento

- int. Alessandro Mangia

La Rete e Rousseau sono mezzi tecnici per mandare in soffitta i sistemi rappresentativi. E Lega e Pd ci sono cascati: vedi alla voce taglio dei parlamentari

concorso pubblico senato
L'aula del Senato (LaPresse)

Il voto sulla piattaforma Rousseau è una cosa seria, dice il costituzionalista Alessandro Mangia (Università Cattolica di Milano). Non tanto perché dal voto di oggi dipendano le sorti del governo Conte bis: forse il risultato è già scritto nei driver di Davide Casaleggio. Il problema più profondo e allarmante è che la Rete, la Connessione, Rousseau “sono mezzi tecnici per mandare in soffitta i sistemi rappresentativi”. È questo il vero “Nuovo Umanesimo” di Conte e dei suoi compagni di viaggio: l’idea – spiega Mangia – che “il Parlamento come luogo della rappresentanza politica sia destinato a scomparire, sostituito dal plebiscito del momento”. E se i parlamenti sono scomodi, si comincia con il ridurli.

Il taglio dei parlamentari accomuna i tre partiti maggiori, M5s Pd e anche Lega. M5s ne ha fatto una condizione per negoziare con il Pd. Lei come spiega questa ossessione?

Eh già, è strano che al primo punto delle 20 ultime condizioni di Di Maio ci sia proprio la questione del taglio dei parlamentari. Il che appare tanto più stupefacente se si riflette sul fatto che non c’è nessuna evidenza scientifica che un taglio dei parlamentari, di per sé, abbia qualche conseguenza positiva sulla qualità della rappresentanza. Il punto è che questo taglio viene proposto al di fuori di ogni schema istituzionale, come fosse un bene in sé.

Gli argomenti sono due: il taglio delle poltrone e il risparmio sui costi della politica. O c’è altro?

Che non ci sia altro emerge dall’ultima discussione in Senato in sede di seconda votazione del progetto, dove il relatore si è industriato di offrire qualcosa. E si tratta di motivazioni posticce, ad uso delle telecamere, fatte apposta per acquisire consenso. Vuole una prova? Il discorso sui tagli dei parlamentari e sui risparmi si svolge in parallelo all’altra riforma in corso, quella del referendum che, in pratica, dovrebbe introdurre una tornata referendaria all’anno su proposte di legge popolare. Ora, io sono sempre cauto sui numeri che trovo in giro, ma da una parte si dice che si risparmiano 100 milioni all’anno – 500 nell’arco di una legislatura, tanto per indorare la pillola – dall’altra si progetta di fare una tornata referendaria all’anno.

Ci lasci indovinare dove vuole arrivare: quanto costa una sola consultazione referendaria?

Appunto. Tra i 170 e i 220 milioni, o almeno così si dice esser costato l’ultimo referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. E sarebbero questi i risparmi sui costi della politica da offrire agli italiani? È chiaro che l’argomento dei risparmi è una presa in giro, come era una presa in giro il risparmio propagandato dalla riforma Renzi-Boschi. Semmai ci sono motivi diversi per cui, in questo momento un taglio dei parlamentari andrebbe bene a tutti.

Insomma, quali sono?

Si faccia una domanda. È più facile controllare da una segreteria di partito un drappello ampio e variegato di parlamentari protetti dal divieto di mandato imperativo, che una volta arrivati in Parlamento sono liberi di muoversi come vogliono, o un numero più basso e compatto? I gruppi parlamentari tanto più sono numerosi tanto più sono difficili da gestire. Tenga conto che tutte – e dico tutte – le riforme elettorali degli ultimi anni sono andate nel senso di un rafforzamento del potere di designazione delle segreterie della posizione in lista dei candidati. Non hanno garantito la governabilità del Paese, ma hanno grandemente favorito la governabilità dei partiti da parte del segretario o, come si dice oggi, del “capo politico”.

E vale davvero per tutti.

Certo. Pensi ai problemi che si trova in casa Zingaretti a gestire due gruppi parlamentari, uno alla camera e uno al Senato, che rispondono a qualcun altro. Questo, che è un dato strutturale, spiega perché, in fondo, questo progetto andasse bene anche alla Lega, tanto da avere Calderoli come relatore di maggioranza.

Forse il Pd merita una considerazione a parte: prima si è opposto, poi ha cambiato idea.

Dopo aver sostenuto fino al 2016 la necessità di ridurre poltrone e costi della politica in nome della “rottamazione”, era diventato, chissà perché, neoparlamentarista. Adesso il Pd fa una nuova giravolta: voterà la riduzione dei parlamentari. E chissà cosa farà la Lega che, sempre attraverso Calderoli, ha annunciato il Vietnam nelle Commissioni. Le sembra una cosa seria?

Secondo lei questa riforma andrà in porto?

Sì, il dramma è proprio questo. E, se va in porto questa, va in porto anche la riforma della legislazione popolare, che è anche peggiore. Così nella prossima legislatura avremo il Parlamento progettato dalla Casaleggio e Associati, che è riuscita a portare sul suo progetto istituzionale prima la Lega e adesso il Pd. Che, essendo vittime del loro occasionalismo politico, non sono più legittimati ad opporsi.

Torniamo a dirlo, per favore: perché il taglio dei parlamentari deve andare di pari passo con il referendum confermativo?

Perché è questa la surreale visione della “nuova democrazia” che sta alla base dell’ideologia più interna dei 5 Stelle: quello che potremmo definire l’esoterismo democratico di M5s.

Vuole arrivare a Gianroberto Casaleggio, vero?

Sì, ma quello che bisogna capire, per quanto estraneo al dibattito italiano, è che Rete, Connessione e Rousseau non sono strumenti fini a se stessi: sono mezzi tecnici per mandare in soffitta i sistemi rappresentativi e realizzare il superamento “dei partiti, delle ideologie e delle religioni” con la prima elezione in rete di “Gaia, il nuovo governo mondiale”. Non sono parole mie. Sono cose che provengono dalla Casaleggio e Associati e che si trovano in rete con estrema facilità. Basta aver voglia di cercare e di perdere un po’ di tempo per capire cosa sono Prometeus (senza h) e Gaia. Prometeus fa molto “Nuovo Umanesimo” alla Conte nuova versione.

E si sbaglia a liquidare queste affermazioni come simpatiche trovate di visionari inoffensivi.

Si sbaglia di grosso. Infatti l’attuale ministro Fraccaro ne offre una versione digeribile nel momento in cui, di fronte a queste visioni tra il videogioco e la futurologia, cerca di raddrizzare il tiro dicendo che “la riflessione di Casaleggio riguarda una sfida che abbiamo di fronte: valorizzare il Parlamento nell’ottica di una funzionalità rinnovata. Vogliamo integrare la rappresentanza con la democrazia diretta per restituire le istituzioni ai cittadini. È questo l’obiettivo del M5s”.

Non a caso pare che la poltrona di Fraccaro non si tocchi.

Chissà perché. Si capisce quale è il non-pensiero istituzionale che sta dietro la “funzionalità rinnovata” del Parlamento di Fraccaro? La riflessione di Casaleggio. E si capisce che riduzione del numero dei parlamentari e tornate referendarie annuali vanno di pari passo? Di queste cose si può avere un’idea meno folcloristica dei filmatini messi in rete dalla Casaleggio e Associati se si legge La piazza e la torre di Niall Ferguson. È un libro che espone le teorie della rete come categoria delle scienze sociali e la applica ai fenomeni storici, partendo dal presupposto che la teoria delle élites di Pareto conti molto più della teoria delle classi di Marx.

Rete come categoria delle scienze sociali, ha detto. Per noi comuni mortali la rete è internet.

Sbagliato. Per questi signori, internet è una metafora delle relazioni sociali. L’idea, vecchia come il mondo, che l’uomo sia un animale sociale si converte nell’idea per cui tutti siamo all’interno di una rete e tutti viviamo di comunicazione. Ma se la rete non è più un fatto tecnico, ma una categoria di analisi delle élites, è chiaro che c’è anche un pensiero politico, costruito su hubs, clusters e networks, che muove dal fatto che chi controlla le reti dall’hub controlla la società.

Cosa dice Ferguson, professore?

Ferguson rilegge tutta la storia europea, dal Medioevo in poi, secondo la teoria delle reti come categoria politica. Non so se sia da prendere tutto sul serio, ma solo il fatto che quel libro sia stato commissionato a un influencer della sua portata – Ferguson è stato il biografo ufficiale di Kissinger e Rothschild, insegna ad Harvard, e nell’anglosfera gode di grande rispetto – dovrebbe far riflettere sul fatto che, fuori d’Italia, circolino di queste idee visionarie. Sia chiaro: Ferguson non è un teorico. È un divulgatore. Ma il suo libro la dice lunga del clima che impera in certe parti del mondo dove si pensa seriamente che la tecnica cibernetica modificherà l’uomo.

Anche i parlamenti?

Anche la rappresentanza parlamentare è stata a suo modo una soluzione tecnica per risolvere il problema di rendere presente chi è assente attraverso il “rappresentante” gli eletti della nazione. Solo che adesso la possibilità di costruzione delle reti è ingigantita a dismisura dalle connessioni palmari. E si capisce che, nella mente di chi ragiona in questi termini, davvero si può pensare che il Parlamento come luogo della rappresentanza politica sia destinato a scomparire, sostituito dal plebiscito del momento eternamente rinnovato. E che la Rete possa prendere il posto del Parlamento come luogo della reale e continua presenza dei governati.

Un ragionamento da ingegneri elettronici che si improvvisano ingegneri sociali per progettare il futuro.

Certo. È la cultura politica della Silicon Valley trapiantata in Italia, fatta di teorie aziendali sulla leadership, progettazione del futuro, e cibernetica che modifica l’uomo. Tant’è vero che queste teorie non possono essere proposte direttamente all’elettorato, e neanche esposte sui giornali, se non si vuole essere confinati nella sfera dell’irrilevanza visionaria. E irrilevanza visionaria è un’espressione cortese.

Vuol dire che intanto ci pensano Di Maio e Fraccaro?

Esattamente. Occorre distinguere una dimensione riservata ai – si fa per dire – iniziati della cerchia interna che gestiscono Rousseau, ed una dimensione pubblica e istituzionale, elettoralmente spendibile, incarnata dai vari Di Maio e Fraccaro, a cui spetta il compito di parlare un altro linguaggio e di provare a tradurre in termini istituzionali un esperimento di ingegneria sociale pensato sulla teoria delle reti.

Prova ne sia che adesso si fa questione di ratificare l’accordo Pd-M5s sulla piattaforma Rousseau.

E allora perché non farlo su SkyTg24 o su Mediaset Premium? Basta farsi questa domanda per far cadere tutto e tornare alla realtà: una realtà, però, di cui fanno parte anche quelli che ragionano davvero in termini di Gaia e Prometeus; quelli che, in loro nome e per loro conto, sono andati in Parlamento, dopo essere stati reclutati sulla rete in base all’uno vale uno; e persino quelli che, in un momento di debolezza, sono arrivati a parlare di “Nuovo Umanesimo”. (1 – continua)

(Federico Ferraù)

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