GRANDI DIMISSIONI/ La sfida per rendere più interessante il lavoro in azienda

- Flavio Zeni

Il fenomeno delle dimissioni volontarie è crescente in molti Paesi e chiama alla sfida di riconoscere il significato del lavoro e delle relazioni industriali

lavoro operaio fabbrica attività (LaPresse)

Un sindacalista e un imprenditore a confronto sul tema delle grandi dimissioni volontarie, quel fenomeno devastante noto in tutto il mondo, diffuso dall’America alla Cina, passando anche per l’Italia, che sta diventando un problema economico, riguardando profili professionali medio alti, stipendi elevati, ma anche tanti giovani.

È avvenuto nei giorni scorsi in Friuli, per iniziativa del Centro culturale Enzo Piccinini. E non si è trattato di un’occasione per fare del bla, bla, perché all’analisi puntuale di Marco Bentivogli, già Segretario della Fim-Cisl e ora coordinatore nazionale di Base Italia, ha risposto Piero Petrucco, amministratore delegato dell’Impresa Cooperativa Pali, I.Co.P. Spa, e Presidente vicario di Confindustria Udine. Ma Petrucco ha risposto descrivendo progetti già realizzati per rendere più soddisfacente e interessante per tutti l’ambiente di lavoro.

In apertura del confronto, Bentivogli ha evidenziato che, “nell’affrontare il fenomeno delle grandi dimissioni, insistere sulle vecchie categorie del lavoro rischia di essere dannoso, anche perché in Italia si verifica in compresenza di tre paradossi: alti tassi di disoccupazione giovanile, basse percentuali di occupazione femminile, tante offerte di lavoro che non s’incrociano con la domanda. Tra l’altro, le tre grandi transizioni, la digitale, quella climatico-ambientale e la demografica, vedono proprio nel lavoro il crocevia più importante. Nel contempo, la transizione alla digitalizzazione riduce i posti di lavoro ripetitivi e incrementa il contributo umano e intellettivo anche nel lavoro operaio. Eppure – secondo Bentivogli – si sta sgretolando nelle persone la soglia di tolleranza, di sopportazione, su tutto, sulla vita, com’è avvenuto per tanti matrimoni, ma anche nel lavoro. Ed è vero che in molti casi la pandemia, il lockdown hanno consentito alle persone di recuperare piccoli spazi di libertà interiore, per fare bilanci sulla propria vita, dando ali al desiderio di trovare un lavoro migliore. In aggiunta, frequentemente si verifica il teorema di Tarzan, perché tanti rassegnano le dimissioni senza avere un’alternativa lavorativa pronta, senza vedere la liana alla quale aggrapparsi. Certo, nel Nord Italia il 50% trova un altro lavoro nel primo anno, ma gli altri? Tutto ciò mette in luce il significato che ognuno di noi assegna al lavoro, che deve consentire la propria realizzazione ed essere occasione di crescita, di scambi umani autentici. E per sottolineare quell’esigenza di realizzazione personale, papa Francesco ha affermato il diritto di tutti al lavoro, non il diritto al reddito, perché lavorare è strumento d’acquisizione di cittadinanza, di dignità, fa fiorire gli esseri umani. Perciò, è importante che la Pubblica amministrazione e le imprese accolgano sempre più i lavoratori come persone, con le loro fragilità. Infine – ha concluso il coordinatore di Base Italia – ci dobbiamo porre la domanda se viviamo all’interno di reti spezzate, cioè se escludiamo a priori le fragilità delle persone”.

E di fronte all’analisi puntuale di Bentivogli, Piero Petrucco non si è fatto trovare impreparato, anche perché I.Co.P. Spa già dal 1977 ha operai e impiegati tra i propri soci, mentre dal 2012 ha realizzato progetti in 25 nazioni con i 350 dipendenti e dal 2020 è società benefit, cioè persegue finalità di beneficio comune.

Del resto, già dal 1993 Petrucco è socio fondatore e vice presidente dell’associazione Vicini di casa, dedicata al reperimento di abitazioni per italiani in difficoltà e immigrati, che oggi gestisce 170 alloggi. In 28 anni Vicini di casa ha dato ospitalità a oltre 3 mila persone, mentre dal 2017 ha avviato 3 case per l’accoglienza di 27 persone colpite da Alzheimer, dotate di orti pensili e giardini progettati specificamente per quella tipologia di ammalati.

Il Presidente vicario di Confindustria Udine ha raccontato, tra l’altro, del centro estivo aziendale, gratuito, nato nel 2014, gestito dai dipendenti I.Co.P. Spa per i 3 mesi estivi, che scelgono autonomamente i progetti da realizzare e le persone da affiancare ai bambini.

“Una delle conseguenze più interessanti del centro estivo – ha evidenziato Petrucco – è stato il rinnovarsi delle relazioni aziendali; infatti, per esemplificare, al momento del pranzo in mensa, che già di per sé è un luogo di socialità, i genitori mangiano insieme ai figli e a decidere le aggregazioni sono proprio i bambini, che desiderano stare con i propri amici, arricchendo così gli ambiti di relazioni dei genitori e favorendo la coesione aziendale”.

L’amministratore delegato di I.Co.P. Spa ha portato anche l’esempio del progetto realizzato in Sudan, dove nel 2006, nella costruzione di un ponte su richiesta di un vescovo sudanese segnalato da Bertolaso, al tempo a capo della Protezione civile italiana, “abbiamo conosciuto un missionario comboniano che ci ha parlato del sogno di costruire una scuola per arti e mestieri. Tornati in Friuli è nata l’associazione d’imprese Sudin, nome che riassume Sudan e Udine, e con nostri operai e dirigenti abbiamo costruito la scuola nel Paese africano, da allora frequentata e abitata ogni anno da un centinaio di studenti, di cui 30 ragazze. In questo ambito, un nostro dirigente ha dedicato per 5 anni le proprie ferie a quella scuola, tanti dipendenti di I.Co.P. si sono recati laggiù per insegnare a costruire pozzi d’acqua, mentre una nostra ragioniera ha lavorato per 2 anni in Sudan. Tutto ciò – ha concluso Petrucco – ha ampliato le dimensioni umane della nostra attività, rendendo più interessante il lavoro in azienda, dando vita a cooperazioni internazionali, favorendo dal 2012 l’avvio delle nostre attività all’estero, ma anche l’integrazione in Friuli di personale proveniente da culture e Paesi diversi”.

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