GREEN PASS & LAVORO/ Dal sindacato: i miglioramenti da fare su sanzioni e tamponi

- Angelo Colombini

Il Governo ha optato per l’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro. Una decisione presa dopo un confronto con i sindacati

referendum Green Pass
Controlli Green Pass (LaPresse, 2021)

Confermandosi la linea del Governo nel percorrere la via del confronto e del dialogo con i diversi interlocutori, l’incontro sul tavolo del Consiglio dei ministri con le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil, alla presenza del presidente Draghi e con la partecipazione dei ministri Giancarlo Giorgetti, Renato Brunetta, Roberto Speranza e Andrea Orlando, sul tema di massima urgenza, come il green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro pubblici e privati, si è svolto all’insegna di un clima di collaborazione.

Posto l’obiettivo necessario del raggiungimento della soglia di garanzia dell’80% dei vaccinati, per il sindacato anche attraverso l’obbligo vaccinale, l’obbligo del green pass per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro ha trovato condivisione da parte dei tre sindacati confederali, decisi a richiedere un intervento chiaro e diretto da parte del Governo verso l’adozione dello strumento del green pass, quale modalità che, superando le ambiguità degli ultimi tempi, favorisce il raggiungimento delle soglie di copertura necessarie, considerando però anche chi, per ragioni diverse, non è vaccinato.

A rimanere sospeso, attendendo la decisione ultima da parte del Governo, con un Premier già espressosi in modo netto sul punto nell’intervento svolto nel corso dell’incontro, il tema della gratuità, o meno, dei tamponi per i non vaccinati. Motivo di articolazioni diverse negli interventi di parte sindacale. Per la Cisl la via da seguire, espressa durante il confronto, è anche quella del prezzo calmierato per i tamponi, non dovendo dimenticare tutti coloro che, per ragioni non di scelta, ma di necessitata astensione dalla vaccinazione, dovranno ricorrere a tale dispositivo di verifica anti-Covid (della validità massima di 48 ore) per ottenere il certificato verde.

Come la bilateralità, nei mesi di lockdown, ha supportato il sistema delle imprese e dei lavoratori, anche in questo caso il modello paritetico permanente, proprio dei principali settori lavorativi, a tutela della salute e sicurezza sul lavoro, potrà rappresentare un sostegno rilevante. Soluzione indicata dalla Cisl, che ha trovato, sulla scia dell’esperienza positiva vissuta nelle aziende all’interno dei Comitati aziendali Covid, condivisione nelle file del Governo.

Decisione, esclusa dal Governo durante l’incontro di ieri, è purtroppo l’intenzione dello stesso di estendere con il decreto le disposizioni sia per il mondo del lavoro pubblico che privato, l’introduzione dei provvedimenti in caso di mancato possesso del green pass, già previsti per il personale della scuola, con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio dopo 5 giorni e con la previsione di sanzioni che dovrebbero essere da 600 euro a 1.500 euro per chi cerca di sottrarsi dai controlli.

Ultimo step necessario, il confronto con le Regioni, dalle quali, attraverso i pronunciamenti di alcuni governatori, non dovrebbero esserci ostacoli di rilievo, superando anche le appartenenze politiche.

Un tempo per potersi organizzare, l’entrata in vigore è prevista per metà ottobre, e un arco di tempo, per adesso, di circa due mesi, per l’applicazione, fino al termine dello stato emergenziale, a oggi fissato per il 31 dicembre. L’impegno di tutti, ciascuno facendo la sua parte ci porterà a sconfiggere il virus, aprendo il nostro Paese a una ripartenza profonda, della quale già i segnali positivi si vedono.

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