GUERRA IN LIBIA/ “Contrattacco Erdogan-Serraj, ora impianti Eni più sicuri”

- int. Marco Bertolini

Si continua a combattere in Libia, dove Serraj, grazie anche al supporto turco, sta ottenendo dei risultati importanti contro Haftar

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Guerra in Libia (LaPresse)

L’emergenza coronavirus accentra tutte le attenzioni su quanto accade nel nostro Paese, ma il resto del mondo va avanti. Continua infatti la guerra in Libia, che anzi negli ultimi giorni ha visto una recrudescenza, con scontri violenti che sembrano favorire Serraj grazie all’aiuto delle milizie turche che continuano ad arrivare a Tripoli. Sono infatti stati segnalati diversi voli militari dalla Turchia alla Libia. Questi scontri hanno portato anche ad alcuni bombardamenti di Tripoli da parte delle forze di Haftar, nel corso dei quali la nostra nave militare Gorgona, che si trova nella base navale di Abu Sitta a Tripoli, è stata sfiorata da un colpo di mortaio caduto a solo 250 metri. Niente danni e vittime fortunatamente. “Si tratta di una nave per uso logistico” ci ha detto il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze e della Brigata Folgore su molti fronti internazionali, dall’Afghanistan al Libano e ai Balcani. “Quella nave si trova a Tripoli da tempo, usata per l’addestramento della guardia costiera libica. Non è stata colpita, ma in caso lo fosse stata l’Italia non è Paese che dà il via a ritorsioni militari, e inoltre è praticamente impossibile distinguere quale delle due parti abbia sparato”.

Negli ultimi giorni si assiste a una serie di scontri molto violenti fra le due fazioni in lotta. Secondo lei uno dei motivi potrebbe essere il prossimo inizio del Ramadan islamico, che porterà a una limitazione delle battaglie?

Questa è una spiegazione, non si vede infatti perché Serraj si stia muovendo con tanto impegno proprio adesso. Con il Ramadan ci sarà un calo operativo anche se non una interruzione di scontri, ma così il capo del GNA si presenta in maniera vantaggiosa sul quadro del conflitto. Serraj negli ultimi giorni ha ripreso il controllo dell’area che da Tripoli arriva al confine con la Tunisia. Lì Haftar era riuscito a incunearsi. È una cosa importante dal punto di vista tattico perché permette a Serraj di collegarsi alla Tunisia.

E poi?

Da lì partono i migranti che vengono verso di noi. Quest’arma di ricatto nei nostri confronti torna in mano sua, il che ci rassicura almeno un po’ rispetto all’uso che ne faceva Haftar.  

Si segnalano continui voli di aerei militari turchi verso Tripoli. Le vittorie di Serraj potrebbero essere dovute ai rinforzi di Ankara?

Certamente. Serraj non ha mai avuto le forze per opporsi da solo ad Haftar, a meno di utilizzare in maniera massiccia i misuratini che però sono occupati sul fronte orientale. L’apporto turco, che poi sono i tagliagole impiegati a Idlib in Siria, è importante. C’è poi un impiego più estensivo di risorse di droni turchi che evidentemente sono molti e gli danno il vantaggio che gli consente di limitare le perdite.

Queste vittorie mettono maggiormente al sicuro gli stabilimenti Eni?

Gli stabilimenti dell’Eni erano ancora sotto controllo di Serraj, ma in un’area insidiata da Haftar. Adesso la regione dove si trovano è maggiormente in mano alle sue forze, il che significa un bene anche per noi. 

La nostra nave militare Gorgona è stata sfiorata da un colpo di mortaio, fortunatamente senza conseguenze. Se fosse stata colpita, se ci fossero state vittime, l’Italia come avrebbe reagito?

Un colpo di mortaio è una cosa abbastanza da poco, però è possibile che in futuro possa venire colpita. L’Italia cosa dovrebbe fare? Entrare in guerra contro Haftar non è il nostro modo di agire. Si risolverebbe tutto con le scuse o con lo scarico di responsabilità, un colpo di mortaio arriva dall’alto e può essere sparato da chiunque. È una nave logistica, serve per aiutare la guardia costiera libica. Sostanzialmente ha uno status diplomatico, è territorio italiano come l’ambasciata e anche quest’ultima potrebbe essere colpita. Ma non basta una cosa del genere per scatenare chissà quali reazioni.



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