Hong Kong, legge estradizione Cina ritirata/ Passo indietro di Carrie Lam: basterà?

- Davide Giancristofaro Alberti

Hong Kong, ritirata la legge sull’estradizione: Carrie Lam, capo esecutivo, annunciato il ritiro della contestatissima norma

Proteste in aeroporto Hong Kong
Hong Kong, la protesta dei giovani all'aeroporto (LaPresse)

Carrie Lam, politica cinese e capo esecutivo di Hong Kong, sarebbe pronta a ritirare la tanto contestata legge sull’estradizione. Dopo diverse settimane di proteste, il governo di Pechino sarebbe quindi pronto ad un passo indietro, come riportato dall’edizione online di Repubblica citando il South China Morning Post, indiscrezione poi confermata anche da fonti governative. Per i manifestanti si tratta di una prima importantissima vittoria, dopo che la stessa legge era stata momentaneamente sospesa. La decisione della Lam è stata comunicata ai parlamentari alle ore 10:00 di stamane (le 16:00 a Hong Kong), con l’obiettivo di calmare gli animi vista l’escalation di proteste degli ultimi tempi. La scelta di ritirare ormai definitivamente la norma sull’estradizione, giunge dopo che numerosi esponenti dell’elite di Hong Kong avevano consigliato alla stessa Lamm di fare appunto un passo indietro, e con grande probabilità sarà stata vagliata anche da Pechino.

HONG KONG, LEGGE SULL’ESTRADIZIONE RITIRATA

Subito dopo il diffondersi della notizia, la borsa di Hong Kong ha fatto un importante balzo in avanti, rialzandosi del 3%, trainata in particolare dai titoli del settore immobiliare. Ora la Lam, e ovviamente anche Pechino, sperano che tale decisione possa bastare per placare gli animi dei protestanti, e che con il passare dei giorni il movimento vada a scemare. Non va infatti dimenticato che se la maggioranza di coloro che sono scesi in piazza era pacifista, vi sono stati anche numerosi violenti, come confermato dai mille e passa arresti (molte volte eccessivi) portati a termine dalla polizia locale. La richiesta del ritiro della legge sull’estradizione è comunque solamente una delle cinque sollevate dai manifestanti. Le altre sono l’amnistia per i cittadini arrestati in queste settimane, una commissione indipendente per valutare l’operato degli agenti, e infine, il suffragio universale, cosa quest’ultima che Pechino difficilmente accetterà.



© RIPRODUZIONE RISERVATA