I NUMERI DEL 2022/ Il doppio pericolo dell’inflazione per l’Italia

- Enrico Quintavalle

Nel 2022 l’Italia dovrebbe recuperare completamente i livelli di Pil pre-Covid. Incombono però dei rischi sull’economia da non sottovalutare

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(LaPresse)

Secondo le ultime previsioni di Banca d’Italia, nel 2022 il Pil salirà del 4%, recuperando completamente i livelli pre Covid-19. Gli investimenti in costruzioni, grazie agli stimoli degli interventi del Pnrr, stanno trainano la ripresa: dopo aver segnato un aumento del 20,6% nel 2021, sono previsti in crescita del 3,2% nel 2022.

La manifattura, stretta nella tenaglia del caro-commodities e della difficoltà di reperimento di manodopera, nei primi dieci mesi del 2021 registra una produzione dell’1,7% inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019, anno precedente allo scoppio della pandemia, facendo meglio del -6,9% della Germania. Nei primi dieci mesi del 2021 le vendite del made in Italy superano del 5,0% il corrispondente livello del 2019, sovraperformando la crescita dell’1,5% dell’export tedesco. 

Passando al terziario, per la prima volta, nel terzo trimestre del 2021 il fatturato dei servizi risulta essere superiore a quello registrato nel quarto trimestre 2019, l’ultimo prima dello scoppio della crisi. Nei primi tre trimestri del 2021 si registra un aumento a doppia cifra per i comparti legati all’e-commerce e alla digital economy: attività di corriere con +21,9% rispetto allo stesso periodo del 2019 e produzione di software e servizi informatici con +10,4%.

Dall’analisi dei dati congiunturali emergono marcate eterogeneità settoriali, con alcuni comparti che registrano un sensibile ritardo nel recupero. Nella manifattura la produzione della moda rimane inferiore del 22,5% rispetto ai livelli del 2019, mentre registra un marcato ritardo (-9,7%) l’automotive, colpito dalla carenza di semiconduttori. Permangono pesanti ritardi nei servizi legati alla mobilità e al turismo, quali ristorazione (-28,2%), alloggio (-35,8%), trasporto marittimo (-39,6%), trasporto aereo (-59,6%), agenzie di viaggio e tour operator (-72,3%). Nei primi nove mesi del 2021 le presenze turistiche sono del 38,4% inferiori a quelle dello stesso periodo del 2019, con quelle straniere più che dimezzate (-56,1%) e a cui si associa una spesa dei turisti stranieri di 19,8 miliardi di euro inferiore a quella dei primi nove mesi del 2019. 

La ombre sulla ripresa – A dicembre si riduce l’indice di fiducia delle imprese, rimanendo comunque su livelli storicamente elevati. Numerosi fattori stanno agendo da freno alla ripresa in corso. In primo luogo l’ondata invernale di contagi, che registra un incremento della pressione sulle terapie intensive, più marcata in Stati Uniti e Francia, mentre si colgono segnali di stabilizzazione nel Regno Unito e di attenuazione in Germania. Le quarantene riducono in modo apprezzabile le ore lavorate, a fronte di un aumento esponenziale dei contagi in Italia, raddoppiati in una settimana (+104,1%), passando dai 500 mila del 25 dicembre 2021 a 1 milione e 22 mila del 1° gennaio 2022. La riduzione del rapporto debito/Pil prevista nel quadriennio 2021-2024 è tutta affidata alla maggiore crescita, rendendo insostenibili nuove restrizioni che, al mese, determinerebbero una perdita di Pil di 3,9 miliardi di euro.

Timori scaturiscono da un rallentamento degli scambi internazionali: l’export extra Ue nel trimestre settembre-novembre 2021 segna una “crescita zero” rispetto al trimestre precedente.

Incombe una maggiore inflazione: le previsioni di dicembre di Banca d’Italia indicano nel 2022 un tasso di inflazione medio del 2,8%, in aumento rispetto al 2,1% delle previsioni di novembre della Commissione europea. A novembre 2021 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo in Italia sale al 3,9%, di cui oltre due terzi (3 punti) derivano dai beni energetici. Sulla base delle tariffe approvate nei giorni scorsi dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, tra il 1° aprile 2021 e il 31 marzo 2022 per la famiglie tipo il prezzo dell’energia elettrica sale del 68% rispetto ai 12 mesi precedenti, mentre quello del gas sale del 64%. Anche il conto alla pompa di carburante sale: nel 2021 il prezzo medio di gasolio e benzina sale del 13,3% rispetto all’anno precedente. Incrociando i dati dell’Istat sulla spesa delle famiglie con le tendenze dei prezzi appena esaminate, si stima (nell’ipotesi di parità di consumi, con una domanda anelastica) un impatto di 22,4 miliardi di euro su base annua (+35,9%) che grava sulle famiglie italiane per la maggiore spesa per elettricità, gas e carburanti, imponendo una riduzione della spesa per altri beni e servizi. Per le imprese l’improvvisa esplosione dei costi energetici, insostenibile in alcuni settori, sta riducendo il valore aggiunto della manifattura.

Sta salendo anche l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che è arrivata all’1,3%, un livello che non si vedeva da maggio 2013, determinando ulteriori effetti recessivi sulla domanda.

L’Italia ha una elevata dipendenza energetica dall’estero. Nei primi 10 mesi del 2021 la bolletta energetica peggiora di 11,6 miliardi di euro su base annua, a seguito dello shock dei prezzi e della maggiore domanda determinata dalla ripresa: l’aumento del 37,8% del valore delle importazioni di energia nel periodo in esame è il risultato della crescita del 31,1% dei prezzi e della salita del 6% dei volumi importati. Sulle bollette di imprese e famiglie pesa il deragliamento del prezzo del gas europeo, mentre, in parallelo, è salita la dipendenza dal gas proveniente dalla Russia. Nei primi nove mesi del 2021 l’Italia importa il 94,7% del gas da quattro paesi: il 44,5% dalla Russia, il 32,0% dall’Algeria, il 10,5% dal Qatar (gas liquido), il 5,3% dalla Libia e il 2,5% dagli Stati Uniti (anche in questo caso GNL). In un anno la quota della Russia è salita di 2,5 punti, quella dell’Algeria di 8,4 punti e quella del Qatar di 1,6 punti, mentre si è ridotta di 1,5 punti quella degli Usa. A seguito di lavori di manutenzione degli impianti, si è ridotto di dieci punti il peso dell’import dalla Norvegia che, nel 2020, era il terzo fornitore di gas dell’Italia, con un quota dell’11%.

Sulla base degli ultimi dati resi disponibili da Eurostat, non si registrano ancora segnali di trasmissione della spinta dei prezzi sui salari, ma un’ondata inflazionistica diffusa – i prezzi salgono del 6,8% negli Stati Uniti e del 6% in Germania, Paese storicamente “avverso all’inflazione” – potrebbe accelerare il ritorno a politiche monetarie restrittive da parte della banche centrali, frenando la ripresa in corso, mentre un rialzo dei tassi penalizzerebbe gli investimenti, il motore della crescita dell’economia italiana dei prossimi anni. La riduzione graduale degli acquisti di titoli di stato da parte della Bce influirà sul costo del finanziamento del debito pubblico italiano.

In parallelo, il recente intervento di Draghi e Macron ha evidenziato la necessità di nuove risposte di politica fiscale europea: nel 2023 il ripristino delle regole europee di bilancio imporrebbe una austerità fiscale che si sincronizzerebbe pericolosamente con la politica monetaria, con insostenibili effetti recessivi. Last but not least, nel 2022 vi sono altri 102 target del Pnrr da raggiungere – due alla settimana – per poter accedere a 45,9 miliardi di euro di finanziamenti europei. Serve una Pubblica amministrazione all’altezza, va pertanto resa più efficiente l’organizzazione del lavoro nella Pa e migliorata la qualità dei servizi pubblici. Secondo la rilevazione di Eurobarometro, nel 2021 l’Italia è l’ultimo Paese dell’Unione europea per fiducia nei confronti della Pa, espressa solamente dal 30% dei cittadini, una quota ampiamente inferiore rispetto al 52% della media Ue e al 59% della Francia, più che dimezzata rispetto al 67% della Germania.

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