I NUMERI DELLA RIPRESA/ Il “cigno nero” che le imprese possono evitare nel 2022

- Alfredo Mariotti

L’industria italiana nel 2022 può crescere ancora. L’importante è evitare il cigno nero relativi a carenza di materie prime e costi energetici

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(LaPresse)

Di fronte a una situazione mondiale che sul proprio cammino ha trovato un ostacolo imprevisto e gravissimo, che ha messo in mostra la fragilità delle basi che sorreggevano le tematiche dello sviluppo economico, credo sia necessario, se non si vuole avanzare con lo stile del gambero, rivedere e ristudiare alcuni paradigmi consolidati.

Il virus ha, sicuramente, messo a nudo i limiti della globalizzazione. Già era un’enormità pensare che le Pmi, mi riferisco particolarmente alle italiane, potessero rispondere in ogni momento alle richieste che potevano arrivare da qualunque parte del mondo, figuriamoci ora che le catene di fornitura sono in grande difficoltà per l’impossibilità di reperimento di parti essenziali. Ci si è poi avventurati a capofitto sulle tematiche della sostenibilità. Giustamente è necessario un rispetto maggiore dell’ambiente, tutti lo vogliamo, ma deve valere per tutti. Non possiamo dimenticare che l’Europa è un continente manifatturiero con nessun prodotto base e tecnologie per cambiamenti rapidi come si vorrebbe intervenissero nella mobilità. Questa concorre in modo infinitesimale al peggioramento dell’ambiente, ma ogni suo movimento determina enormi cambiamenti economici e sociali. Tutto va valutato e posizionato correttamente, mai come oggi la fretta potrebbe essere una pessima consigliera.

Fatte queste premesse, prima di analizzare come potrebbe evolvere l’economia nel 2022, partendo dai dati del Centro studi della macchina utensile, in quanto base per ogni sviluppo industriale, dobbiamo prendere atto che una grossa mano per permettere alle nostre industrie di evitare possibili crolli competitivi lo ha dato il Piano ora denominato Transizione 4.0. La possibilità di interventi pubblici per permettere alle aziende, quasi totalmente familiari, per cui in difficoltà nell’investire, di dotarsi di beni strumentali e immateriali che permettessero loro rapidità di produzione, possibile assistenza a distanza per montaggi, manutenzione predittiva, assistenza post vendita sta permettendo alle nostre Pmi di evitare la caduta durante questo periodo pandemico. Il tutto imporrà l’intervento di una digitalizzazione che diverrà sempre più esasperata e costosa. Ecco perché è inutile pensare che Transizione 4.0 abbia un periodo definito di esistenza, dovrà vivere per sempre. Anzi, alcuni punti andranno alimentati molto più di quanto stia avvenendo: la ricerca tramite hub e centri tecnologici, la formazione in fabbrica e presso le scuole, la nascita di Istituti Tecnici Superiori va favorita. Se ciò avverrà si potrà prevedere una forte ripresa della nostra industria che, dagli ordinativi in portafoglio, potrebbe vedere il 2022 come l’anno di superamento dei dati 2018 oggi ritenuto l’anno migliore del dopoguerra.

I dati elaborati dal Centro studi Ucimu con Fondazione Ucimu parlano chiaro perché collegati a indici ordini dichiarati dalle aziende. Dopo una tremenda botta presa dalla produzione nel 2020 in cui si è lavorato per soli 9/10 mesi, il 2021 segnala un incremento del 22% sull’anno precedente e il 2022 di un ulteriore 11%. Siccome il bene macchina utensile si acquisisce solo di fronte a chiare necessità di incrementare la produzione e velocizzarla, la maggiore richiesta sta a significare che il manifatturiero ha necessità di produrre. In particolar modo in Italia, dove il prossimo anno il consumo di macchine utensili supererà i 4 miliardi di euro, perciò più che  in Giappone.

Se poi volessimo giudicare osservando uno spettro più ampio, dovremmo sottolineare l’importanza dell’intervento governativo nel campo dell’edilizia. Come si sa, edilizia e automotive sono i principali motori dell’economia. L’intervento sulla prima ha concorso a far sì che anche i risparmi privati, per i quali l’Italia è fra i leader mondiali, uscissero dall’anonimato trasformando molti rentier in investitori riversando i risparmi nell’economia reale. Per completare il ciclo bisogna ora intervenire sull’automotive. Ricollegandoci all’Europa manifatturiera, bisogna ricordarsi che in tale settore l’automotive rappresenta una fetta fondamentale, con centinaia di aziende, da filiali di multinazionali a piccole realtà, ai terzisti e ai servizi necessari per svolgere le attività. Non si può passare in tempi rapidissimi, e non sarà giusto farlo nemmeno nel futuro, dal motore endotermico all’esclusivamente elettrico. Fra l’altro siamo certi che, valutata tutta la filiera della produzione, l’elettrico, sicuramente per noi meno economicamente e socialmente sostenibile, lo sia almeno ambientalmente?

Pertanto il 2022 sarà un grande anno se si riuscirà ad assestare e contenere l’incremento dei prezzi delle materie prime, e la loro reperibilità, collegati in parte all’innalzamento improvviso della domanda ma anche alla difficoltà politica nel raggiungere accordi per la loro redistribuzione che, connessa all’aumento dei prezzi dell’energia, rappresenta il cigno nero che rende difficoltoso alle aziende trasformare gli ordini raccolti in fatturato. Però bisogna pensare positivamente al prossimo anno, tutti gli indici economici ci spingono a esserlo unitamente all’impegno, evidente sul piano internazionale, nel vincere la guerra contro il malefico virus.

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