RIPRESA?/ La “rivoluzione liberale” di Boccia e Calenda

- Alfonso Ruffo

Una rivoluzione avanza strisciando in Italia. Vincenzo Boccia e Carlo Calenda, spiega ALFONSO RUFFO, ne stanno presentando le principali caratteristiche nei loro interventi

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Carlo Calenda (Lapresse)

Una rivoluzione avanza strisciando. Non perché chi la propone voglia nasconderla, ma perché è vista e intravista dai destinatari che mentre gettano un occhio all’oggetto misterioso continuano ad agire come se non esistesse. Si tratta della prima e vera rivoluzione liberale che sta attraversando il Paese di convegno in convegno, di assemblea in assemblea, con il risultato che tutti cominciano a parlarne senza però capirne a fondo il significato.

Il manifesto di questa rivoluzione è condensato nella relazione che di fatto ha aperto l’era di Vincenzo Boccia in Confindustria ed è stato completato dall’intervento successivo del ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda. Entrambi, ministro e presidente, hanno anticipato quello che sarebbe diventato il motivo dominante di ogni successiva dichiarazione, riuscendo perfino a raccogliere gli applausi di chi non avrebbe alcun motivo per condividere.

La rivoluzione liberale, dunque, si nasconde dietro il paravento della politica dei fattori che sta piano piano sostituendo quella dei settori che ha dominato in Italia negli anni successivi alla prima Cassa segnando delusioni e sconfitte. La politica dei fattori, per dirla in breve, provvede a creare le migliori condizioni perché gli attori economici possano raggiungere le mete che si prefiggono combinando le possibilità al meglio delle loro capacità. La politica dei settori, al contrario, stabilisce dove sia meglio investire creando incentivi a farlo che incoraggiano alcuni imprenditori a scapito di altri, senza quindi premiare il merito, ma il solo posizionamento in questo o quel settore.

Da qui la distorsione di rivolgere l’attenzione dove maggiori sono gli aiuti anche se non ne vale la pena e si sa già che i soldi investiti, naturalmente pubblici, saranno gettati al vento una volta che l’iniziativa dovesse rivelarsi fallimentare. La politica dei settori, insomma, sceglie i suoi attori e non sempre tra i migliori disponibili. La politica dei fattori eccita invece la partecipazione di chi ha voglia e idee da spendere con attitudine competitiva sul mercato.

Calenda e Boccia sono entrambi presenti al convegno annuale dei Giovani di Confindustria a Capri e sarà bene ascoltare i loro motivi, perché non sarà difficile, una volta avvertiti, riconoscere la musica nuova che suoneranno.

La politica dei fattori ha fiducia nelle capacità individuali da mettere alla prova dei fatti, mentre quella dei settori nasce dalla presunzione che qualcuno in qualche ufficio pubblico possa stabilire dove convenga puntare e dove no. Un atteggiamento che potrebbe forse avere una ragione in caso di decisori illuminati in contesti stabili e prevedibili. L’esatto contrario della realtà che ci circonda e nella quale, ci piaccia o non ci piaccia, siamo immersi.

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