NOZZE GAY/ Il no di Alfano smaschera il flop di chi vuole il “far west”

- Luca Volontè

E’ scontro aperto suilla registrazione dei matrimoni gay contratti all’estero: da una parte il ministro Alfano, dall’altra i sindaci di città come Milano e Napoli. LUCA VOLONTE’

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Immagine di archivio

Una circolare ai prefetti perché rivolgano “un invito formale al ritiro ed alla cancellazione” delle trascrizioni di nozze gay contratte all’estero, avvertendo che “in caso di inerzia si procederà al successivo annullamento d’ufficio degli atti che sono stati illegittimamente adottati”. L’ha annunciato il ministro dell’Interno Angelino Alfano. 

Il punto, ha detto Alfano, è che le direttive dei sindaci che consentono la trascrizione di matrimoni celebrati all’estero di coppie LGBT non sono conformi alle leggi italiane. Perciò, non esiste nessun pugno duro, né pregiudizi di sorta da parte del ministro degli Interni, egli chiede solo di osservare la legge e invita i prefetti, a cui i comuni sono sottoposti, a farla rispettare. Alfano correttamente ha annunciato che dirà ai prefetti “che si dovranno rivolgere ai sindaci rivolgendo loro un invito formale al ritiro di queste disposizioni ed alla cancellazione, ove effettuate, delle trascrizioni, avvertendo anche che in caso di inerzia si procederà al successivo annullamento d’ufficio degli atti che sono stati illegittimamente adottati”.

Questa semplice, corretta e opportuna decisione secondo la legge e per tutelare l’ordinamento italiano da interpretazioni di “comodo” e “politicamente modaiole” di taluni sindaci di sinistra, invece di raccogliere consensi e apprezzamenti, ha trovato ridicole prese di distanza e critiche.

In questo mulinello a vento vogliamo ricordare i più stravaganti commentatori, tra i quali non può mancare il presidente del Pd, Matteo Orfini, che invita il ministro a lasciar perdere l’applicazione della legge, piuttosto ad approvare la modifica delle leggi. Non sappiamo se ridere o piangere: la sola idea che un capo partito di governo inviti il ministro degli Interni a chiudere gli occhi sulla violazione della legge è tanto grave da sfiorare una vera crisi di governo. Ammettiamo che un certo numero di sindaci decidano di regalare armi ai concittadini per difendere la sacralità dei propri confini comunali dagli invasori del comune accanto. Tutti ci metteremo a ridere se il ministro degli Interni, con prefetti e polizia, non intervenisse per sedare la  pericolosa pagliacciata. A nessuno, nemmeno tra i banchi delle opposizioni, verrebbe la tentazione di invitare il ministro a cambiare le leggi e dimostrarsi tollerante… Perché invece si dovrebbe chiedere la sospensione della legge per le violazioni fatte in favore degli LGBT? Non è questo atteggiamento, già e di per sé, segno della volontà di discriminare tutti i cittadini a favore di un supposta categoria di dichiarati diversi?

Tra i più pronti a rincalzare Alfano, i sindaci di Bologna e Napoli, l’uno con dichiarazioni simili ai medievali “capitani” delle città-stato (qui comando io), il De Magistris invece, appena sospeso per condanna tribunalizia, conferma che ha deciso contro la legge a seguito di una sentenza di un Tribunale di Stato. Vi prego, non sorridete, quel tal De Magistris che il Tribunale ha condannato e poi sospeso, lo stesso che ha pubblicamente irriso e insultato la magistratura della Repubblica, si giustifica dicendo di voler ottemperare ad una fantomatica e imprecisata sentenza. 

Il pugno di duro di Alfano, che altro non è che la richiesta e determinazione di applicare la legge, viene fortunatamente criticato senza argomenti ma usando una serie di affermazioni francamente ridicole, contraddittorie, sleali. 

D’altra parte, gli stessi sindaci che hanno compiuto questi atti illegali ben sapevano quello che stavano facendo, cioè forzando la mano per mettere il Parlamento davanti a fatti simbolici ma tuttavia già compiuti in diverse città d’Italia.

Ovviamente, a questi illuminati e perciò pirotecnici amministratori locali, la cui memoria è troppo breve, andrebbe ricordato che proprio nelle loro amministrazioni e in molte altre, da un decennio, è possibile registrare le proprie unioni LGBT su appositi registri. Dunque non si comprende di quali problemi urgenti si stiano occupando… forse di un grave problema che li riguarda, personalmente e politicamente: i registri sono tutti bianchi, la percentuale delle coppie registrate si avvicina allo 0,00002 e dunque al fallimento totale conclamato.

Invece di accusare chi ha il dovere di fare applicare la legge, sarebbe ben utile a tutti, lobbies LGBT incluse, riflettere sul fallimento della battaglia ideologica e sull’inconsistenza della richiesta di “privilegi”.

In Italia c’è posto per tutti, la legge è uguale per tutti e tutti la devono rispettare, sotto il Vesuvio, sotto le Torri degli Asinelli e pure in quel comunello di combattenti… il primo diritto civile infatti è il rispetto della legge e non il far west dei comuni. Qualcuno, invece, sembra volere proprio la voragine, quel “liberi tutti” che distruggerebbe il paese in uno starnuto autunnale.

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