LETTERA/ I morti di Francia e Nigeria sono tutti uguali

- Luca Volontè

I morti di Francia e di Nigeria sono uguali, vittime di una guerra santa contro tutti coloro che non vogliono o non credono alla violenza di Dio, musulmani compresi. LUCA VOLONTÈ

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Foto: InfoPhoto

I morti di Parigi lasciano attoniti, choccati e impietriti. I morti dei villaggi nel nord della Nigeria, circa 2000, vengono però taciuti.
Io sono tra quelli che si ostinano a considerare, piangere e compatire allo stesso modo vittime e famiglie a qualunque latitudine vengano compiuti massacri in nome e in odio alla divinità e alla fede.
Abbiamo dimenticato le origini dell’ISIS, come l’occidente si è compiaciuto di esso come delle brigate di Ali Nursa quando questi tagliagole apparivano a taluni la sola espressione della opposizione ad Assad in Siria. Gli stessi strateghi si erano compiaciuti di Al Queida quando essa combatteva contro i russi decenni orsono.
Errori gravi si pagano, la storia non fa nessuno sconto.
Oggi come ieri, molti commentatori dovrebbero esaltare il vero messaggio appassionato di Benedetto XVI a Ragensburg, eppure le stesse parole e lo stesso significato viene ancora travisato dai commentatori di Papa Francesco.
Abbiamo dimenticato troppo presto i rapimenti delle centinaia di ragazze in Nigeria, ‘bring back our girls’ è stato un bel gesto, ma si è dimostrato molto superficiale, al pari di una ‘lavata di capo’ senza reali conseguenze.
I morti di Francia e di Nigeria sono gli stessi, non è la libertà di espressione e satira, semprechè essa possa implicare l’offesa alla fede, la stessa origine è meglio definita dalle stesse parole del califfo, come da quelle dei capi di Boko Haram o Al Queida: guerra santa. Questa guerra è contro tutti, musulmani compresi, tutti coloro che non vogliono o non credono alla violenza di Dio, alla violenza che strumentalizza Dio. I morti musulmani sgozzati al pari dei cristiani in questa barbarie siro-iraquena è evidènte.
Noi, noi occidentali, dobbiamo entrare in questa riflessione profonda, considerare il fallimento dell’ idea socialista e superficiale di multiculturalismo e rilanciare il dialogo tra culture e religioni che valorizzi i punti comuni e rispetti le diversità dentro regole civili.
Non abbiamo alternative, la via più lunga è quella che porta all’uscita dalle pericolose fobie che possono tornare e aggravare la situazione, perché in questo caso, proseguire sulla via vecchia della superficialità ci condurrà solo alla catastrofe.



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