SCUOLA/ Se Francesca (III elementare) vuol sapere cos’è la crisi

- Augusto Lodolini

Pubblichiamo la lettera di Francesca, terza elementare: “la mamma mi ha detto che l’Italia ha pochi soldi e noi dobbiamo aiutarla tutti con i nostri. Tutti parlano di crisi, ma che cos’è?”

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Immagine d'archivio

Caro Sussidiario, 

sono Francesca e faccio la terza elementare. L’altra sera ho chiesto alla mamma se comperavamo le lucine nuove dell’albero di Natale. Lei mi ha risposto che quest’anno usavamo ancora quelle vecchie perché non spendevamo soldi inutili visto che c’è la crisi. Ho chiesto alla mamma cos’è la crisi: lei mi ha detto che l’Italia ha pochi soldi e noi dobbiamo aiutarla tutti con i nostri. Tutti parlano di crisi, ma che cos’è? 

 

Francesca

Cara Francesca,

bella domanda la tua: cos’è la crisi? La tua mamma ha giustamente parlato della crisi economica, quella che riguarda i soldi, o meglio, la loro mancanza. Però, la parola crisi  possiamo incontrarla anche nella vita quotidiana, a parte i soldi. Per esempio, quando la maestra ti dà un compito troppo difficile, uno che proprio ti sembra di non riuscire a fare, tanto che ti viene quasi da piangere, ecco che si potrebbe dire che davanti a quel compito sei andata in crisi.

Uno dei primi risultati di una crisi, a parte il piangere, è che si deve prendere una decisione, questo è infatti il suo significato originario: un punto di svolta, un momento in cui si deve giudicare e decidere. Nel caso del compito, se è più importante cercare di farlo o arrendersi, ben sapendo che comunque decidere costerà qualcosa: nel primo caso, dovrai impegnarti e rinunciare a un po’ di gioco, nel secondo, dovrai ammettere una sconfitta.

Il superamento di una crisi comporta sempre sacrifici, ma compensati dal risultato ottenuto se non ci si arrende. Per te, come ricompensa, ci sarà senz’altro il sorriso della tua mamma, che ti è stata sempre vicina e che ti ha aiutato, perché è molto più difficile superare le crisi da soli. Come la tua mamma ha detto per le lucine dell’albero: tutti dobbiamo aiutare l’Italia.

E veniamo quindi alla crisi del nostro Paese, dicendo subito che questa crisi è particolarmente grave perché non è solo dell’Italia, ma si è ormai estesa all’economia di gran parte del mondo. Sulle possibili cause e soluzioni gli esperti, quelli che dicono di sapere tutto o quasi, hanno scritto da riempire più e più librerie, ma ciò non sembra averci finora aiutato a uscire dalla crisi. Anche perché spesso non si sono trovati d’accordo tra loro, così come i governanti e i politici non sono riusciti a trovare una soluzione definitiva, a parte invitare, appunto, ai sacrifici.

Non essendo un esperto non mi unirò alla loro schiera, ma vorrei però indicare due motivi che, a mio parere, stanno al fondo della crisi; due parole che senza dubbio anche tu conosci: debito e fiducia.

Pensiamo a una famiglia, in fondo uno Stato è come una grande famiglia, o almeno dovrebbe esserlo, in cui si spende più di quanto si guadagna, comprando le cose a credito, cioè con la promessa di pagare dopo, o chiedendo soldi in prestito. Entro certi limiti la cosa non è di per sé un male, cioè se si è sicuri con i guadagni futuri di poter pagare quanto si è comprato e di restituire i prestiti. I guai arrivano quando, come si usa dire, si fa il passo più lungo della gamba. Se tu fai un passo simile durante una gita in montagna, finisci a gambe all’aria: questo è quanto successo all’economia di molti Stati.

In  molti Paesi, soprattutto negli ultimi anni, la gente normale si è messa sempre più a spendere soldi che non aveva, per comprare prodotti, per andare in vacanza, per cose necessarie o superflue. Una serie di meccanismi, troppo complicati per essere spiegati qui, ha fatto pensare che non vi fossero problemi a indebitarsi, secondo il vecchio detto che a pagare e a morire si fa sempre a tempo. In verità, gli italiani sono stati quelli che meno si sono lasciati prendere la mano e hanno continuato a risparmiare più degli altri.

Nonostante il vecchio detto, a un certo punto il tempo è scaduto ed è stato chiesto di pagare i debiti, e la gente si è resa improvvisamente conto che non poteva pagare. Questa crisi è iniziata negli Stati Uniti, dove le banche avevano dato prestiti per comprare la casa, si chiamano mutui, a persone che si sapeva avrebbero avuto molti problemi a restituirli. Ad un certo punto le banche, non potendo riavere i soldi prestati, si sono prese le case per metterle in vendita e ricuperare i loro soldi. Intanto, però, i prezzi delle case erano scesi e il risultato è stato disastroso per tutti: le famiglie hanno perso le case e le banche i soldi. Hanno quindi iniziato a dare meno prestiti alle famiglie e alle imprese, che hanno cominciato a perdere anche loro soldi, con la conseguenza di licenziare dipendenti che si sono trovati così senza lavoro e senza reddito.

La crisi si è man mano estesa anche agli altri Paesi e gli Stati hanno cercato di ripianare le perdite delle banche per cercare di salvare l’economia, ma così hanno aumentato il loro debito, che è chiamato debito pubblico. Infatti, anche quasi tutti gli Stati spendono più di quanto guadagnano e prendono a prestito i soldi che mancano, vendendo i cosiddetti titoli di Stato. Mentre il debito delle famiglie italiane è minore di quello negli altri Paesi, il debito pubblico dell’Italia è uno dei più grandi, per metà prestato dagli italiani e per metà da stranieri.

Quando una famiglia è indebitata cerca di aumentare i guadagni, facendosi pagare meglio, lavorando tutti e di più. Ma in periodi di crisi questo è più difficile, perché manca il lavoro, e allora non resta che diminuire le spese, per esempio, rinunciando a cambiare la macchina o comprandone una usata. Anche lo Stato deve comportarsi così, solo che per lui è più facile guadagnare, perché può aumentare le tasse che pagano i cittadini, e le famiglie in primo luogo. È quello che il nostro governo ha appena fatto. Più difficile invece ridurre le spese, perché nella grande macchina statale molti non vogliono rinunciare a cambiar macchina o a tenersi quella grande e nuova invece di quella piccola e di seconda mano, e spesso ci riescono. Così però i cittadini perdono fiducia nello Stato e in chi li governa.

Ecco l’altra parola, fiducia. La fiducia è una componente fondamentale per la vita di ciascuno di noi, e lo è anche per l’economia, che è fatta da uomini e donne. Dopo quello che ti ho raccontato, ti sarai chiesta come mai le persone e i governi sono stati tanto spensierati da indebitarsi senza alcun timore. Perché si sono dimenticati, o hanno preferito dimenticare, che l’economia è fatta a cicli, come la vita delle persone. Sarà capitato anche a te di avere periodi in cui sei allegra e altri in cui sei triste, a volte per ragioni precise, altre senza nemmeno sapere perché.

Bene, anche l’economia ha periodi, cicli, di sviluppo ed espansione, in cui tutto sembra andare bene e non poter che andare sempre meglio. L’economia mondiale era da diversi anni in una tale situazione, ma la storia avrebbe dovuto insegnare che più un ciclo positivo è lungo più aumenta la possibilità che si interrompa e inizi un periodo negativo. Ed è quello che sta succedendo. L’eccesso di fiducia ha portato a comportamenti di estrema leggerezza, ora la crisi sta portando a una diffusa perdita di fiducia.

Ma senza fiducia l’economia non può riprendersi. Chi di noi uscirebbe più di casa se fosse convinto che il sole non tornerà a splendere e la pioggia sarà la nostra condizione permanente? E così, le imprese non investono e non creano posti di lavoro, le famiglie consumano di meno, i poveri diventano sempre più poveri: l’economia si avvita su se stessa, come una vite che scava un buco sempre più profondo.

Eppure, tutti sappiamo che il sole tornerà a splendere, così come prima o poi anche l’economia ricomincerà a crescere, anche se non sappiamo quando, e forse non ne sapremo neppure il perché. O così diranno molti esperti. Invece, il perché c’è, già oggi, ed è dato da tutti quegli uomini e donne che continuano ad avere fiducia, a credere nel futuro, che continuano a lavorare, a risparmiare, a impegnarsi perché sanno che il futuro c’è e vale la pena di vivere per esso.

Perché, sia pure confusamente, sentono o intuiscono che il Disegno ultimo è buono. Come la tua mamma che quando ti guarda sa che, pur nella fatica, il futuro è bello e radioso. Come te, perché tu sei il suo futuro.

 

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