LOMBARDIA/ Ambrosoli-Albertini e quella “questione morale” che non vale (mai) per la sinistra

- Augusto Lodolini

AUGUSTO LODOLINI commenta le accuse di mafia del candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli ai candidati del centrodestra alla Regione Lombardia e la risposta di Gabriele Albertini

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L'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini

La campagna elettorale, almeno per la Lombardia, è ufficialmente aperta, anche se ancora non ci sono i candidati ufficiali degli schieramenti, ma si parla e straparla di primarie. Il fatto è che uno dei candidati a quelle del centrosinistra, Umberto Ambrosoli, ha già dato fuoco alle polveri, dichiarando che i candidati del centrodestra “Hanno la responsabilità di aver aperto le porte del consiglio alla mafia.” Non male come inizio.

Dall’altro fronte è arrivata immediata la risposta da Gabriele Albertini, uno dei candidati del centrodestra, probabilmente in una lista civica come peraltro Ambrosoli. Nel suo comunicato, Albertini dichiara di non accettare di “venire accostato alla parola mafia” e ricorda la sua azione da sindaco di Milano contro la criminalità organizzata, in collaborazione con l’allora procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio.

Nel comunicato di Albertini c’è una frase un po’ strana, quando fa ad Ambrosoli gli auguri per le prossime primarie del centrosinistra “che rendono la sua candidatura un patto civico comprensibile solo alla sua persona.” Posso sbagliarmi, ma mi sembra un riferimento a come si stanno svolgendo le primarie nell’altro campo.

Come forse si ricorderà, ad Ambrosoli era già stata offerta la candidatura, ma aveva rifiutato. Come riporta il Corriere della Sera il 21 ottobre: “Ambrosoli ha ringraziato, ma ha scelto di non accettare in virtù del poco tempo a disposizione per costruire un progetto e programma, visti i tempi stretti prima delle prossime elezioni.” Tre settimane dopo ha evidentemente pensato che con le elezioni sa marzo di tempo ne aveva abbastanza e si è candidato.

La macchina per le primarie era però già partita ed è stato necessario, perciò, “revisionarla”, cosa che ha messo un po’ in fibrillazione gli altri candidati già in corsa. In un comitato del Patto civico convocato in fretta e furia, costoro sono stati rassicurati che avranno pari opportunità. Ma non dovrebbe essere questa una caratteristica intrinseca delle primarie? Sarà l’elettorato a decidere se Ambrosoli è un candidato più forte, o gli metteranno un handicap come nelle corse dei cavalli? Oppure, la paura è che sia il candidato del partito, riducendo gli altri a comparse per giustificare le primarie?

Ambrosoli ha anche ringraziato Fabio Pizzul per aver ritirato la sua candidatura e spero che lo abbiano fatto anche gli altri candidati. Tuttavia, Ambrosoli aveva una ragione in più, a giudicare da quanto ha detto Pizzul, cioè che lo ha incontrato e, avendo trovato molte consonanze tra i loro programmi, ha ritirato la sua candidatura. Vale a dire: ubi maior minor cessat?

E’ poi interessante che Pizzul si auguri che gli altri candidati mantengano le proprie candidature. In effetti, le primarie con un solo concorrente sembrerebbero roba da vecchio centralismo democratico. Forse era questo il senso della frase di Albertini.

L’uscita sulla mafia sembra quindi un carico da novanta messo sul tavolo della competizione interna, ma anche il probabile leitmotiv della prossima campagna del centro sinistra alle regionali. Una “questione morale” a carico (solo) degli avversari, in cui le sinistre si sono sempre trovate a loro agio. Fa bene Albertini a reagire, e aspettiamo anche le reazioni di Maroni.

Sarebbe bene, però, che Ambrosoli riflettesse sul fatto che i lombardi si aspettano risposte concrete, che il centrosinistra dica quanto vuole tenere di quello di buono, e ce n’è, che ha fatto la precedente amministrazione, quanto e come vuole cambiare di ciò che c’è di sbagliato. Questa del programma è una necessità cui si sta adattando anche il “rottamatore” per eccellenza, Renzi. Non sia da meno, Avvocato!

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