TIPI STRANI/ Grillo, Di Pietro e il Giulio Cesare di Shakespeare

- Augusto Lodolini

Beppe Grillo vorrebbe un “uomo onesto” al Quirinale, per esempio Antonio Di Pietro. AUGUSTO LODOLINI commenta questa ennesima provocazione del capo del Movimento Cinque Stelle

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Caro direttore, in altri tempi sarei andato in depressione leggendo il pezzo su Repubblica in cui Beppe Grillo lancia la candidatura di Di Pietro per il Quirinale; oggi, lo trovo un divertente pezzo di quella Commedia all’Italiana che è ormai diventata la nostra politica.

Grillo riesamina l’operato di Di Pietro in Parlamento e lo distrugge, salvo per un aspetto: durante questi anni, dice Beppe secondo quanto riporta Repubblica, è stato l’unico a fare opposizione, “l’unico che ha tenuto la schiena dritta in un Parlamento di pigmei…. l’unica flebile luce rimasta accesa“.

Questo recupera tutti i suoi numerosi errori e rende Di Pietro “un uomo onesto”. A questo punto ho capito che non la Commedia o i fratelli De Rege erano i modelli di Grillo, bensì Shakespeare e il suo Giulio Cesare. Vi ricordate l’orazione funebre di Antonio sul corpo di Cesare, quando si riferisce a Bruto con la ripetuta frase: ”e Bruto è uomo d’onore”? Vi ricorderete anche come è finita per Bruto.

Credo sia incredibile che, anche per un solo attimo, Grillo abbia pensato seriamente di proporre Di Pietro al Quirinale; se lo ha fatto, lo ha fatto per dare un altro dei suoi colpi di piccone all’establishment, da cui lui è ancora fuori, sia pure per poco. Né credo che Di Pietro si illuda , sia pure per un attimo, di arrivare al Quirinale, anche se magari non gli dispiacerebbe.

Perciò continuo, anche tenendo conto dei problemi interni all’IdV e dei risultati siciliani, a considerare quello di Grillo un discorso funebre per Di Pietro e il lancio di un’OPA sul suo partito, eliminando così entrambi dal panorama della concorrenza. Anzi, eliminando la concorrenza, almeno per ora.

Di Pietro ci starà a farsi “rottamare”? Guardando alla storia passata, non direi, ma gli spazi di manovra sembrano per lui limitati. Ma sono anche meno ampi di quanto si creda per Grillo. La decisione di comportarsi da “zitelle acide” può anche essere fruttuosa nella situazione di instabilità e confusione che gli altri partiti hanno creato in Sicilia, ma sarà più difficile da prendere a livello nazionale.

E prima delle elezioni politiche, ci sarà a fine gennaio l’importante test delle regionali in Lazio e in Lombardia, dove è prevedibile che i partiti tradizionali arrivino meno allo sbando e dove, comunque, ci sono altri elementi ben radicati sul “territorio”, come la Lega. A gennaio, inoltre, si voterà anche in Molise, la regione di Di Pietro e se Tonino vincerà, allora potrà proporre un’alleanza per essere la sesta stella del Movimento, altrimenti, sarà via libera per Grillo.

Certo, tutti i sondaggi danno prospettive più che incoraggianti per M5S, ma qui si apre forse un grosso problema. A parte che i movimenti di protesta sono normalmente premiati nei sondaggi prima delle elezioni rispetto ai risultati che poi vengono effettivamente conseguiti, il caso siciliano dimostra che Grillo ha un grosso concorrente che è l’astensionismo.

Normalmente si afferma, giustamente, che le astensioni indicano un atteggiamento di sostanziale indifferenza, cioè chi si astiene lo fa perché ritiene l’offerta elettorale sostanzialmente indifferenziata e che quindi non vale la pena di scomodarsi. Questo può accadere in società molto omogenee, ma non è mai stato il caso dell’Italia, che ha sempre avuto, infatti, alte percentuali di votanti.

Se verrà, come è probabile, confermata anche nelle prossime regionali la elevata percentuale di astensioni, penso che tale aumento rispetto al passato non possa essere liquidato come semplice indifferenza, ma come una protesta, sia pure in forma di delusione, disaffezione o rassegnazione.

Questo è un pericolo reale per Grillo e il suo movimento, perché non potrà più limitarsi a un bartaliano “ gli è tutto sbagliato”, espresso peraltro con toni infinitamente più rozzi. Dovrà proporre alternative, e alternative fattibili. Forse converrà tener conto che gli italiani non sembrano più disposti a tirare la cinghia in attesa del “sole dell’avvenire” o del Paese di Bengodi berlusconiano e sono stufi di essere strumentalizzati dalle chiacchiere. Questo vale anche per lui, non solo per gli altri.

Inoltre, Beppe dovrà tener conto che, prossimamente, non avrà altri Stretti da attraversare “maoisticamente” a nuoto. Che farà la prossima volta, “mussoliniani” salti attraverso il cerchio di fuoco?

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