IL CASO/ Monti, tra Obama e il ritorno del linguaggio DC

- Augusto Lodolini

AUGUSTO LODOLINI commenta il discorso tenuto da Monti a Verona, agli Stati Generali del Centro–Nord, in cui ha toccato temi quali la disoccupazione, le corporazioni e la pressione fiscale

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Foto: InfoPhoto

Devo confessare che ieri, nel leggere una frase di Mario Monti, mi si era aperto il cuore: “Credo che siano davvero finiti i tempi degli slogan, delle facili promesse. Oggi è il tempo della responsabilità, del saper fare, della credibilità“. Finalmente, non più chiacchiere, ma interventi concreti, finalmente i tecnici hanno da proporci idee, magari anche soluzioni per uscire dalla crisi.

Sì, domani. Non lo dico io, lo dice il premier: ” Non c’è dubbio che occorrerà ridurre la pressione fiscale”, ma non oggi, domani o più in là. Oggi, solo guerra all’evasione, nella quale forse ci sono stati eccessi da correggere e “non sempre è stato utilizzato un linguaggio per aiutare il cittadino, non basta la sola parola tasse. Dobbiamo guardare a noi stessi e non avere la tendenza ad assolvere le nostre colpe o a gettare biasimo verso gli altri”.

Che diavolo vuol dire? Forse che siamo tutti evasori, compresi lui e il Dottor Befera? Forse che la campagna sul “parassita” era sbagliata? O che basta parlare solo di tasse, parliamo anche di imposte, accise, bolli e via dicendo? Sarà anche finito il tempo degli slogan, ma quello del linguaggio oscuro non sembrerebbe. Ecco altri esempi.

A proposito dell’integrazione europea: “Spero che qualunque governo arrivi non veda un dettaglio architettonico della governance ma un punto assolutamente essenziale del modo di essere dell’Italia”. Scusate, ma non ho capito, spero tuttavia che nessuno dei nostri politici vada a Bruxelles o a Berlino a discutere di “dettagli architettonici”, almeno questo!.

Su un tema drammatico come la disoccupazione: “Io sono molto sensibile al problema disoccupazione, ma non ritengo che il governo potesse fare diversamente da quello che ha fatto”. Apprezzabile la sensibilità del nostro premier, ma cosa significa, che il governo ha creato disoccupazione, ma non poteva far diversamente? Secondo quanto riportano i resoconti, Monti ha proseguito così: “Se l’attuale governo avesse voluto far sì che oggi le cifre sulla disoccupazione e sulla recessione si presentassero un po’ meno negative avrebbe dovuto con equilibrismi insostenibili fare un surfing protratto sulla cresta di un’onda illusoria e questi problemi si sarebbero presentati ancora maggiori”.

Sembra di essere tornati ai tempi di Moro e delle sue “convergenze parallele”, o di Fanfani con il suo “progresso senza avventure”. Anzi, no, perché quelli erano sì slogan, ma sintetizzavano un progetto; il linguaggio tra il criptico e l’esoterico visto prima lascia dietro di sé solo nebbia.

Vediamo, però, quale ricetta propone il premier: “Solo con le riforme, solo trasformando la struttura dell’economia e le istituzioni che la governano si può rimettere sulla carreggiata giusta di una moderna economia di mercato il Paese.” Mi spiace, ma questa non è una ricetta, è solo una petizione di principio, o uno slogan, per di più prolisso. Come quello sulla lotta a ogni forma di corporativismo “un fardello che pesa anche sulla pubblica amministrazione oltre che sull’iniziativa privata” Prego, iniziative prese dal governo? Almeno Bersani si era inventato la “lenzuolata” di liberalizzazioni, ma questo governo?

Imprescindibile poi un pensiero per i giovani: “Il mio desiderio è che il 2013 sia l’anno degli investimenti in capitale umano, con le imprese che fanno lo sforzo particolare per immettere il maggior numero possibile di giovani nel circuito lavorativo, sfruttando la riforma del mercato del lavoro.” Solo un desiderio, niente proposte concrete, magari vincolanti per il prossimo governo? Ed è proprio sicuro che lo strumento adatto sia quello della riforma del lavoro? A sentire imprenditori e sindacati non si direbbe.

Monti poi continua: “Per questo devono concorrere tutte le forze del Paese e soprattutto le imprese anche perché se lo Stato da solo non ce la fa non vuol dire che non ce la facciano gli italiani insieme”. Mi scusi, professor Monti, ma cosa vuol dire “lo Stato da solo”, forse che lo Stato ha risorse che non siano quelle di noi italiani, che, permette, siamo lo Stato? O per lei lo Stato è solo la pubblica amministrazione e gli italiani un’altra cosa? E’ lo Stato “che non ce la fa” o gli italiani oberati da tasse, imposte, etc.?

Leggendo questo discorso di Monti, mi è venuta in mente una frase detta da Obama all’inizio della sua campagna elettorale, che suonava pressappoco così: “So di aver fatto la metà di ciò per cui mi avete eletto, ma dovete rieleggermi, così posso realizzare anche l’altra metà:” E’ questo che ci sta dicendo Professore?



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