IL CASO/ Governo dei tecnici? No, dei (para)politici

- Augusto Lodolini

AUGUSTO LODOLINI ci parla delle accuse lanciate da Monti a Francia e Germania, colpevoli di essere state, con le loro violazioni delle regole, all’origine della presente crisi dell’Eurozona

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Foto: InfoPhoto

Credo che i nostri media, troppo presi dalle dichiarazioni sui partiti e le loro reazioni, non abbiano dato sufficiente attenzione alle accuse di Monti a Germania e Francia di essere state, con le loro violazioni delle regole europee, all’origine della presente crisi dell’Eurozona. Non sono rilievi di poco conto e questa mossa può essere vista come una, seppur relativa, presa di distanza dalla vacillante diarchia franco- tedesca, anche se i governi attuali avranno buon gioco a rovesciare la responsabilità su quelli precedenti, visto che i fatti risalgono al 2003.

Mossa comunque coerente con il riavvicinamento con Obama e i tentativi di apertura a Cameron. Se aggiungiamo il contemporaneo attacco alla Spagna, peraltro mal digerito dagli spagnoli, si potrebbe azzardare l’ipotesi che Monti sia deciso a inaugurare una vera e propria politica estera del governo, dopo la tragica farsa riservata ai marò in India.

Proviamo quindi a uscire da quella “commedia degli equivoci” che domina sulla scena mediatica,  equivoci del tutto voluti e non certo per tener tranquilli i mercati, che poco interessano i nostri politici, ma gli elettori che prima o poi, per parafrasare Bossi, potrebbero definitivamente “incavolarsi”.

Partiamo dalla fola del governo tecnico. Per cominciare, qualsiasi governo è politico per sua natura, essendo insediato per governare il Paese. Il termine ha origine marinara e significa dirigere, pilotare una nave da un porto all’altro. Il che prevede una carta nautica, altrimenti si naviga a vista, un porto di partenza e uno di arrivo, una rotta, strumenti per fare il punto, come il sestante, o magari il radar, etc. Cioè, una visione globale, la coscienza della situazione di partenza e del punto cui si vuole arrivare, una strategia, strumenti di verifica e, appunto, un timoniere e un equipaggio unito ed esperto. Comunque, non necessariamente un “grande timoniere” alla Mao, ma un buon pilota.

Non vorrei essere drastico, ma mi sembra che l’assenza di tutto questo nella nostra politica abbia portato al governo Monti che, sempre non a caso, è appoggiato da una maggioranza estesa e impensabile fino a poco tempo fa, una sorta di Grosse Koalition all’italiana.

Però, si dice, è un governo non eletto, il governo del Presidente. Altra balla. Che Napolitano si sia dato un gran daffare è sotto gli occhi di tutti, muovendosi forse al limite del dettato costituzionale, anche se dentro quella Costituzione “materiale” varata sotto le ultime presidenze. D’altro canto, l’attentato alla Costituzione è uno dei due casi in cui il Presidente può essere messo sotto accusa, ma non mi pare che nessuno si sia mosso in tal senso.

Né poteva muoversi, perché è impensabile che la nomina di Monti sia avvenuta senza l’accordo preventivo, tacito o esplicito, dei partiti che ora lo sostengono in Parlamento. Né mi pare che l’opposizione si sia fatta avanti per chiedere quantomeno un sondaggio sulle possibilità di un’alternativa parlamentare al governo Berlusconi. E non è neppure un caso che gli oppositori di Monti siano partiti che pensavano di aver da guadagnare andando a elezioni anticipate con l’attuale legge elettorale. Il governo Monti, insomma, si presenta come uno dei nostri governi ”più politici”, legittimato da una forte maggioranza parlamentare bipartisan.

Infine, l’ultima equivoca definizione: un governo di “tecnici”, cioè di esperti in qualche specifico settore. Come dire che i governi “politici” erano composti da gente inesperta o da tuttologi concretamente esperti in nulla, che lasciavano agli apparati ministeriali l’incombenza di governare concretamente. A giudicare dai disinvolti cambi di incarichi ministeriali nei passati governi,  l’ipotesi non è del tutto peregrina e forse per questo, almeno inizialmente, il governo Monti è stato accolto bene dagli italiani.

D’altronde, perché Prodi è considerato un politico e Monti un tecnico? Entrambi sono accademici, entrambi hanno fatto parte della Commissione Europea, il primo come presidente e il secondo come Commissario alla concorrenza, entrambi fanno parte dell’Aspen Institute ed entrambi hanno un passato di consulenti della Goldman Sachs. Non è un’altra fola?

Interessante è anche guardare dentro la composizione di questo “governo di tecnici”, perché vi si ritrova un gran numero proprio di alti gradi dell’apparato statale, ministeri, magistratura, in particolare Corte dei Conti, enti di nomina statale, etc. Molti anche i professori universitari, ma è difficile trovare anche tra di loro chi non abbia avuto trascorsi con i precedenti governi, quanto meno di consulenza. Pochi paiono, invece, i rappresentanti “apolitici” della cosiddetta società civile. Se proprio volessimo essere pignoli, potremmo definire questo governo più che di tecnici, di parapolitici.

La conclusione è che i politici, impotenti di fronte alla crisi e sommersi dai loro stessi errori, hanno pensato bene di far togliere le castagne dal fuoco a quei “tecnici” che, non da ieri, mandano avanti la baracca dello Stato, un po’ come degli ufficiali che preferiscono stare al Circolo ufficiali a discutere di arte della guerra, lasciando i marescialli di fureria a gestire la caserma. Ma il rischio, per i politici, è che Monti e molti dei suoi si considerino non marescialli di fureria, ma Marescialli d’Italia. 

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