EVASORI/ Cosa nasconde la caccia all'”untore” di Napolitano?

- Augusto Lodolini

Una lotta giusta quella all’evasione fiscale, ma, afferma AUGUSTO LODOLINI rivolgendosi al presidente Napolitano, per favore guardiamoci intorno. E sopratutto, indietro

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Giorgio Napolitano e Mario Monti (Foto: Infophoto)

La lotta all’evasione fiscale è da sempre il cavallo di battaglia di ogni governo italiano e rimane, da sempre, uno dei problemi italiani, in un sempiterno gioco a guardie e ladri. Ultimamente, però, l’evasione fiscale sembra essere diventata “il” problema italiano, risolto il quale l’Italia potrà diventare il nuovo Eden o, quantomeno, entrare nell’Olimpo dei “virtuosi”.

In quanto cattolico potrei dichiararmi soddisfatto, dato che fino a un po’ di tempo fa, gli stessi maestrini indicavano come problema principale dell’Italia, che ci impediva di entrare nel club degli eletti, il non aver avuto la Riforma protestante; ora pare che si accontentino della riforma fiscale. Che però è anch’essa cosa seria, da non affrontare con grida manzoniane o con scenografici blitz.

L’ultima intemerata è venuta addirittura dal Presidente della Repubblica, la cui ira è “esondata”, come recita l’Ansa, di fronte agli stati generali del volontariato e della Protezione civile, che il Presidente ha giustamente lodato. Mi auguro, quindi, che sia falsa la voce di un aumento dell’accise sulla benzina per finanziare la riforma della Protezione civile, altrimenti si rischia che gli automobilisti, imbufaliti per l’ennesimo rincaro del carburante, se la prendano con i benemeriti volontari invece che con i loschi petrolieri.

Napolitano condanna aspramente, e a ragione, l’Italia “peggiore”, quella dei furbi dai “comportamenti devianti”, degli evasori, degli abusi edilizi, dell’illegalità diffusa. E Monti, come ancora recita l’Ansa, “in prima fila ascolta e lievemente annuisce, quasi improvvisamente consapevole del gigantesco compito che ha di fronte”. Come sarebbe a dire: “quasi improvvisamente consapevole”? Presidente Napolitano, quando gli ha dato l’incarico non ha avvisato il Professore che l’Italia è, da sempre, un Paese di furbi? E lei, Professore, cosa pensava, che governare l’Italia fosse una scampagnata?

Anche a non essere particolarmente maligni, qualche domanda sorge spontanea. Se è vero, come ci state dicendo, che l’evasione fiscale e la corruzione sono il fattore principale della nostra crisi, come mai sono in profonda crisi anche gli altri Paesi, quelli dove si corre con il sorriso sulle labbra a pagare le tasse? E siete convinti che evasione e corruzione non esistevano nel periodo che è stato definito, e ammirato da tutti, come il miracolo economico italiano? Presidente Napolitano, non penso che l’abbia dimenticato quel periodo, anche se Lei e il Suo partito eravate allora tutti presi da un altro “miracolo”, quello sovietico. Forse, quindi, vi sono anche altri elementi di cui tener conto. 

Dice Napolitano: “speculatori ed evasori fiscali portano avanti logiche asociali e di disprezzo del bene comune e non meritano di essere associati alla parola Italia”. Giustissimo, Presidente, ma sarebbe il caso di sentire chi gli italiani considerano disprezzatori del bene comune, perché potrebbe esserci qualche sorpresa, soprattutto in questo periodo di accese discussioni sul finanziamento pubblico dei partiti, sui costi della politica e degli apparati burocratici, e di raffronti con gli altri Paesi del costo delle istituzioni statali, compresa la Sua.

Il bene comune dovrebbe essere lo scopo primario di queste istituzioni, dei politici, dei magistrati, dei funzionari pubblici, non a caso definiti dagli inglesi civil servants. Si è mai chiesto, Presidente, perché tutti costoro sono nella parte bassa delle classifiche di apprezzamento degli italiani? Lei è al Quirinale da ormai sei anni, in politica da quando aveva vent’anni ed è entrato in Parlamento nel 1953, a ventotto anni. Non si sente un po’, almeno un po’, responsabile del caos in cui ci troviamo? Sempre e solo colpa degli altri?

Lo stesso discorso vale per il Mario Monti, che non è stato catapultato sulla poltrona di Presidente del Consiglio da una catena di montaggio in fabbrica, ma che è stato messo lì perché ritenuto in grado di tirarci fuori dal guado, con il suo governo “parapolitico” o “amministrativo”, come altri lo definiscono. Certo, questo governo è in carica solo da qualche mese, ma i suoi componenti sono stati, per un verso o per l’altro, coinvolti nella gestione della cosa pubblica, responsabili per la loro parte della situazione in cui siamo. O solo noi, “persone comuni”, dobbiamo sentirci responsabili e chiamate a pagare?

Non si tratta evidentemente di difendere l’evasione fiscale, che deve essere combattuta, ripeto, con molta serietà e rispetto delle regole, in primo luogo da parte degli organi dello Stato, e su questo c’è molto da discutere. I proclami contro i “sabotatori” e i “nemici del popolo” sono tipici di regimi che vogliono nascondere i propri fallimenti. Presidenti, cosa state cercando di dirci, che non avete nessuna idea di come tirarci fuori dai guai e che usate la caccia all’evasore come exit strategy? Mi spiace, ma se fosse così, lasciate perdere, non funziona più.

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