FINANZA/ Il report di Goldman Sachs mette in allarme l’Italia

- Augusto Lodolini

Un rapporto Goldman Sachs sui problemi derivanti dall’indebitamento nei grandi Paesi dell’Eurozona e la necessità di ulteriore austerità e possibili soluzioni alternative. AUGUSTO LODOLINI

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Su Business Insider, sito americano di informazione finanziaria, è apparso un interessante articolo su un recente rapporto della Goldman Sachs sulla situazione delle finanze statali nell’Eurozona, secondo il quale, come conclude l’articolista di BI, sarà comunque dura per le grandi economie europee. Il rapporto lascia da parte Grecia, Portogallo e Irlanda, già nei piani di salvataggio internazionali, e prende in esame le quattro grandi economie dell’Eurozona, cioè Germania, Francia, Italia e Spagna, indicando come principale problema la sostenibilità futura del debito pubblico.

Gli economisti di Goldman riconoscono che sono state avviate politiche di austerità, ma esprimono il timore che, come già successo in passato, con la ripresa economica si allentino i freni e la spesa pubblica ricominci a lievitare. L’analisi riguarda tutti i paesi, senza riferimento specifico all’Italia, anche se è implicita la particolare rilevanza per noi, date le dimensioni del nostro debito pubblico. L’articolo, intitolato “Goldman: l’Europa ha bisogno di più austerità”, riporta i dati di Goldman, che mettono confronto per i vari paesi le stime di avanzo primario per il 2012, le proiezioni al 2016 e le proiezioni a tale data della stretta finanziaria necessaria.

Dalle stime per il 2012 dell’avanzo primario, cioè la differenza fra la spesa pubblica e le entrate tributarie ed extra-tributarie, esclusi gli interessi da pagare sul debito, risulta che solo Italia e Germania hanno conseguito un avanzo primario, mentre Francia e Spagna hanno segnato un disavanzo, particolarmente pesante per il secondo Paese. Ciò conferma che l’Italia ha fatto “i compiti a casa”, almeno per ora, ma colpisce che la Francia non li abbia fatti e che, ciò nonostante, dalla Germania/Europa le sia stato concesso, insieme alla Spagna, il rinvio del raggiungimento dell’avanzo primario.

Ovviamente, noi siamo danneggiati dall’alto livello del nostro debito pubblico, tuttavia, come più volte scritto anche su queste pagine, il totale del debito pubblico e privato ci pone in condizioni più favorevoli perfino dei paesi cosiddetti virtuosi. Quindi? Colpa della nostra classe politica? Facciamo comodo solo se siamo deboli? Entrambe le possibilità?

Tornando al rapporto Goldman Sachs, le proiezioni al 2016 sono meno favorevoli per l’Italia. Sia Italia che Germania dovrebbero attuare una stretta fiscale, più o meno nella stessa misura di circa l’1% del Pil, ma, considerando l’avanzo primario in percentuale del Pil, la Germania potrebbe mantenerlo ai livelli del 2012, mentre l’Italia dovrebbe più che raddoppiarlo. Le proiezioni per la Francia indicano un avanzo primario più basso di quello tedesco, ma con una stretta fiscale doppia.

Questi dati spiegano perché l’Italia, una volta tanto, non è la sola sul banco degli imputati, nonostante l’autolesionismo di tanti nostri commentatori. Tuttavia, non c’è da stare allegri, né vale il “mal comune, mezzo gaudio”: rispetto a Francia e Germania è molto più elevato l’ammontare degli interessi da pagare, attualmente attorno agli 80 miliardi di euro. Questo significa che l’avanzo primario, per non aumentare il debito pubblico, dovrebbe essere ogni anno almeno il doppio di quello conseguito nel 2012, quindi non solo la continuazione dell’austerità, ma un suo aggravamento. Sempre che non vi siano innalzamenti dello spread con i Bund tedeschi.

Goldman segnala il rischio che la continuazione dell’austerità possa portare a recessione e quindi a diminuzione del Pil, attivando un circolo vizioso, che è quanto abbiamo effettivamente di fronte. Indica, perciò, anche una seconda possibile strada, focalizzata su riforme strutturali e una ristrutturazione dell’economia che portino a un aumento della crescita, attraverso un incremento reale dovuto a un reale aumento della produttività, o con una diminuzione della deflazione mediante il ribilanciamento dei rapporti con l’esterno, leggasi inflazione. 

E’ difficile non ammettere che questa analisi parta dalla situazione attuale. Certo, non si adatterebbe a un’Italia fuori dall’euro, con le tradizionali politiche inflative o di “svalutazione competitiva”, forse i motivi per cui Francia e Germania ci hanno accettato nell’Eurozona, imponendoci condizioni capestro che i nostri politici, Romano Prodi in testa, hanno supinamente accettato.  

Rimane aperta anche un’altra strada ed è la riduzione non solo della spesa pubblica, o una sua ristrutturazione per renderla più efficiente ed efficace, bensì anche del debito accumulato, possibile con una vendita di parte del patrimonio pubblico. Dati i tempi, questa soluzione potrebbe risolversi in una svendita. La situazione potrebbe migliorare con il rientro in mani italiane, private, di parte di quel circa 50% in mano straniera, ma per questo bisogna ristabilire la fiducia dei risparmiatori nello Stato. Cosa non ovvia. 

Si tratta di ipotesi che sono state fatte anche qui da noi, cui i nostri politici non possono rispondere con tecnicismi, promesse mirabolanti o appelli da libro Cuore, né invocando bombardamenti da Al Qaeda, o portando le procure in Parlamento. Occorrono risposte serie e sostenibili.

Monti vuol portare avanti la strategia evidenziata da Goldman, sia pure con maggior accento sulla crescita, Bersani sembra voler rassicurare l’Europa, ma non è chiaro cosa questo significhi in termini di impegni presi. Quanto a Berlusconi, bisognerebbe chiederlo a lui. Come dice Business Insider, sarà comunque dura.



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