SAIPEM/ Le strategie dopo il “divorzio” da Eni

- Augusto Lodolini

Aumento di capitale ed entrata nell’azionariato di Fsi indicano i primi passi di un progressivo disimpegno di Eni da Saipem, per il momento soprattutto finanziario. Di AUGUSTO LODOLINI

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I tre cda di Saipem, Eni e Fsi (Fondo di investimento della Cassa depositi e prestiti) hanno raggiunto un accordo martedì sull’assetto finanziario di Saipem, confermando sostanzialmente le notizie già circolate in precedenza. Verrà lanciato nel 2016 un aumento di capitale di 3,5 miliardi di euro, praticamente un raddoppio dell’attuale capitalizzazione, un ampio consorzio di banche erogherà linee di credito per 4,7 miliardi e, prima dell’aumento, Fsi acquisterà da Eni il 12,5% del capitale. Eni e Fsi stringeranno un patto sociale della durata di tre anni pari al 25% (12,5% ciascuna) e parteciperanno pro quota all’aumento di capitale (12,5% Fsi, 30,4% Eni). La quota di partecipazione di Fsi è inferiore a quella ipotizzata nei giorni scorsi, quando si parlava del 15-20%. 

Ricapitalizzazione e prestiti bancari permetteranno a Saipem di ripagare il debito verso Eni, consentendo a quest’ultima di cancellarne il peso dai suoi bilanci, con un esito molto positivo dal punto di vista finanziario. A giudicare dalle ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato Claudio Descalzi, l’operazione sembra anche in linea con la strategia di Eni, che vede il gruppo concentrato sullo sfruttamento di giacimenti in essere, applicando nuove e più efficienti tecnologie, piuttosto che nell’esplorazione di nuovi luoghi di produzione. 

D’altra parte, Eni era l’unico gruppo petrolifero ad avere il controllo di una società di servizi petroliferi, cosa che in passato non ha causato particolari problemi, ma che ne potrebbe porre nell’attuale situazione di crisi dei prezzi del petrolio. Le società petrolifere hanno drasticamente tagliato gli investimenti, riducendo le commesse alle società di servizio come Saipem, e la competizione è diventata molto aspra. Né Eni può sperare in corposi dividenti da Saipem come è stato in passato. 

Non sembra invece molto cambiata la posizione di Saipem, che si ritrova praticamente con gli stessi debiti, anche se con creditori diversi. L’ottenimento di migliori condizioni per il debito bancario dipenderà dalla valutazione che verrà data alla “nuova” Saipem, che veniva finora valutata sotto l’ombrello Eni, così come l’esito dell’aumento di capitale sarà condizionato dalle prospettive future della società in un mercato, come visto, molto difficile. 

È comunque positivo che si sia usciti dalle voci sul destino di Saipem e si sia quanto meno delineata una possibile strada di sviluppo, come è positiva l’entrata di Fsi a dimostrazione della permanenza dell’interesse pubblico per una società ad alta tecnologia operante in un settore strategico. Malgrado le incertezze che comporta, è positivo anche l’aumento di capitale, che verrà comunque sottoscritto per il 43% dai due soci maggiori, a conferma del loro mantenuto impegno. Tutto dipenderà dal piano strategico e dalle ristrutturazioni per rendere più efficienti i conti della società, come le già annunciate vendite di alcune attività e la riduzione di circa il 18% della forza lavoro, 8.800 dipendenti su 50.000.

Dalle prime reazioni, la Borsa sembrerebbe di diversa opinione, premiando molto meno Eni (chiusa ieri a +2,2%) rispetto a Saipem (+10,6%), le cui quotazioni si sono portate sul prezzo più alto della forchetta prevista per la cessione della quota a Fsi (7,40-8,83 euro). È del tutto possibile che molti operatori ritengano l’entrata di Fsi solo un primo passo, al quale seguiranno a breve nuovi sviluppi. Il settore in cui opera Saipem ha in corso alcune fusioni che porteranno alla nascita di colossi molto più forti di Saipem, come accennato in un precedente articolo. Non ha quindi torto Carlo Festa su Il Sole 24 Ore a riproporre l’ipotesi, già ventilata in passato, di un’alleanza o fusione con la francese Technip, società nella quale è già presente Fonds Stratégique d’Investissement, l’equivalente francese di Fsi con cui ha in comune anche la sigla. 

La separazione di Eni da Saipem è per il momento soprattutto finanziaria, dato che Eni continua a essere il socio di riferimento con il suo 30,4% che, a parte il 12,5% vincolato nel patto con Fsi, può essere utilizzato per altre operazioni, come appunto una fusione con qualche altra società o per la cessione di ulteriori quote a Fsi o ad altri investitori istituzionali. Tutto parrebbe indicare che si è solo all’inizio di un cammino e un passaggio fondamentale sarà il successo del già più volte citato aumento di capitale. 

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