TELECOM ITALIA/ Le possibili strategie di Niel, Vivendi (e Mediaset?)

- Augusto Lodolini

Dopo Vivendi, un altro investitore francese, Xavier Niel, è entrato nel capitale di Telecom Italia. Azione combinata o inizio di una battaglia per il controllo? Di AUGUSTO LODOLINI

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La descrizione che su queste pagine Gianni Credit fa della storia di Telecom Italia è una conferma di quanto la vicenda assomigli sempre di più a una tipica “commedia all’italiana”. Gli ultimi sviluppi, poi, riportano alla memoria un antico e non entusiasmante detto della nostra storia patria: “Francia o Spagna, pur che se magna”. Infatti, alla spagnola Telefonica si è sostituita come socio di riferimento la francese Vivendi, alla quale si è ora aggiunto un altro investitore francese, Xavier Niel.

A chi segue queste vicende sono ormai noti sia Vivendi che il suo patron Vincent Bolloré, azionista forte anche di Mediobanca, tuttora nell’azionariato di Telecom. Molto meno noto in Italia Xavier Niel, ben conosciuto invece in Francia come fondatore e azionista con il 55% di Iliad, gruppo telefonico con più di 7000 addetti, circa 16 milioni di utenti e un fatturato sui 4 miliardi di euro. Inoltre, Niel è uno degli uomini più ricchi della Francia, immediatamente preceduto nella classifica proprio da Bolloré. L’investimento in Telecom è stato effettuato con suoi capitali personali, non attraverso Iliad, e mediante opzioni e derivati, non con l’acquisto diretto di azioni.

Si è così risvegliato perfino l’interesse della Consob, che ieri ha convocato Niel per chiarimenti sull’operazione in derivati, che attuata vale il 15% del capitale della società (Vivendi è al 20%), e su una possibile azione di concerto con Bolloré. Vivendi ha negato qualsiasi accordo e anche la Cassa depositi e prestiti, che con Telecom sta trattando la questione della banda larga e della Metroweb, si è chiamata fuori da ogni coinvolgimento nell’operazione.

I media francesi danno per scontato che il futuro di Telecom Italia sia ormai deciso Oltralpe, sottolineando che la storia di Telecom dimostra come la società sia “abituata” a cambiare frequentemente proprietà. Viene inoltre sottolineata la buona accoglienza dimostrata a Niel dal presidente di Telecom Italia, alla quale viene contrapposta la dichiarazione al Corsera del direttore generale di Vivendi, che riafferma la propria natura di socio di lungo periodo.

Secondo Le Figaro è probabile che Bolloré a questo punto porti la quota Vivendi al 24,9%, immediatamente sotto la soglia che rende obbligatoria l’Opa, e ipotizza un ritorno di interesse dell’egiziano Naguib Sawiris, già attivo in passato in Italia con Wind, anche se non è chiaro con chi, Niel o Bolloré.

In un articolo a firma Marcelle Padovani apparso su L’Obs, si cita l’avallo dato ai due investitori dal ministro francese per l’Economia, Emmanuel Macron, che ne ha lodato lo “spirito di conquista”, dichiarazione che avrebbe provocato giustificati malumori nel governo italiano. Secondo la giornalista, Renzi non avrebbe visto di buon occhio l’entrata di Bolloré in Telecom e potrebbe invece tenere un atteggiamento più favorevole verso Niel e una sua possibile collaborazione con la Cdp, sottolineando che un investimento stimato attorno ai 3 miliardi di euro non può essere considerata una semplice operazione speculativa a breve. Interessante rilevare che L’Obs è il nuovo nome dello storico settimanale di sinistra Le Nouvel Observateur e che il cambio è avvenuto l’anno scorso con l’avvento del nuovo azionariato di comando di cui fa parte anche Xavier Niel.

Nel leggere queste analisi è difficile sottrarsi all’impressione di un’implicita sorpresa che una società sana, pur fortemente indebitata, come Telecom Italia sia stata lasciata così a lungo senza una strategia di sviluppo dai vari governi, solo pronti ad alzare la bandiera dell’italianità, ma senza alcuna conseguente azione concreta. Tutto ciò in un settore che vede quotidianamente cambiamenti e modifiche su un piano non solo europeo ma mondiale. Lo stesso Niel, sempre con capitali personali, opera nel settore telefonico in Svizzera, a Monaco, in Israele, e ha tentato di entrare nel mercato statunitense.

L’ipotesi di una possibile collaborazione tra i due investitori rimane peraltro in discussione, al di là di tutte le attuali smentite, ma ciò non significa necessariamente una conduzione in comune della società, resa difficile anche dalle caratteristiche dei due personaggi. Alla luce delle strategie finora seguite da Bolloré e Niel, ciò potrebbe portare a una divisione dei due su Telecom, lasciando il comando della società a Niel, che potrebbe attuare sinergie con le altre sue società telefoniche. Vivendi potrebbe rimanere con una quota significativa con l’obiettivo di attuare sinergie con le sue attività di contenuti e media, come fatto in altri Paesi, a cominciare dalla stessa Francia. Con o senza le alleanze con Mediaset che continuano a essere argomento di discussione, almeno sui media. 

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